Centrosinistra per Arezzo: “La Provincia è un ente pubblico e non un feudo della signora Chiassai”

Esposto del gruppo consiliare Centrosinistra per Arezzo: ha considerato già in carica una consigliera per la quale doveva ancora essere votata la surroga. Contro il parere, messo a verbale, della Segreteria generale

“La signora Silvia Chiassai Martini non è la padrona ma la Presidente pro tempore dell’Amministrazione provinciale di Arezzo. La differenza è semplice: la prima fa quello che vuole, la seconda rispetta le regole. La signora Chiassai ha agito nel disprezzo delle regole e per questo abbiamo presentato un esposto alla Prefetta di Arezzo, Maddalena De Luca.

Consideriamo non valida la seduta del Consiglio provinciale del 12 novembre scorso. Lo diciamo noi ma, soprattutto, lo afferma a verbale la Segreteria Generale dell’Ente considerando l’atteggiamento della signora Chiassai in violazione dello Statuto della Provincia. Riportiamo dal verbale:

“Il Segretario indica al Presidente che a norma dell’art. 25 dello Statuto provinciale, proseguire in questa seduta, vorrebbe dire proseguire in una seduta non validamente costituita (…) perché come dice lo Statuto ‘Le sedute sono validamente costituite con la presenza di 7 consiglieri computando a tal fine il Presidente’. In questo momento – ecco l’appello della Segreteria generale alla Presidente Chiassai – la invito a dichiarare non valida la seduta e di riconvocare il Consiglio perché non è validamente costituito”.

La risposta della Signora Chiassai? “Bene. Segretario non concordo con la sua interpretazione”. Quindi avanti tutta.

Non è stato un incidente di percorso, una disattenzione ma una determinata e consapevole violazione delle regole e dello Statuto. Il nostro gruppo consiliare aveva inviato una PEC chiedendo il rinvio della seduta a causa del mancato deposito degli atti nei tempi previsti dall’art. 44 del Regolamento del Consiglio Provinciale. Alla nostra richiesta la Presidente ha risposto semplicemente di no.

Il giorno della seduta e cioè il 12 novembre abbiamo ribadito la nostra richiesta di rinvio: non all’infinito ma al primo giorno utile nel rispetto dei tempi indicati dalla Statuto. Anche in questo caso, la signora Chiassai ha tirato diritto. Con un dettaglio aggiuntivo tutt’altro che insignificante: in assenza del nostro gruppo, i consiglieri presenti erano solo 6 mentre per una seduta valida ne occorrono 7. La sua soluzione: considerare presente e con voto valida la futura consigliera Marcella Luzzi il cui ingresso in Consiglio era una pratica all’ordine del giorno. Pensiamo che chiunque possa comprendere che quest’ultima sarebbe diventata Consigliera dopo il voto e non prima.

Contro ogni logica, la signora Chiassai ha ordinato alla Segreteria generale di considerare già presente la futura consigliera, passando quindi da 6 a 7 consiglieri e rendendo valida la seduta. La Segreteria generale si è rifiutata di avallare un atto illegittimo ma la signora Chiassai ha tirato diritto.

Quello della signora Chiassai è stato un comportamento inaudito ed abbiamo quindi chiesto l’intervento della Prefettura per ripristinare il corretto funzionamento del Consiglio, riservandoci, comunque, di adire a vie legali.