Economia: adesso bisogna correre

Sono appena stati pubblicati dall’ISTAT i dai definitivi relativi all’anno 2020 e adesso lo possiamo affermare con certezza: è stato l’anno peggiore per l’Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Da qualsiasi angolazione si veda la situazione e qualsiasi indicatore si analizzi tutti i dati che emergono sono assolutamente negativi. Prendiamo in esame il dato più devastante in assoluto quello dei decessi. Abbiamo superato nel 2020 il numero di 747.000, il peggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Al tempo stesso le nascite sono state appena 404.000 ed in questo caso il dato è addirittura il peggiore dall’unità d’Italia, 150 anni fa. Già questo indicatore con una differenza tra nascite e decessi di oltre 300.000 unità, anche al netto degli 80.000 morti per Covid-19 nell’anno 2020, fa capire che l’Italia se non correrà immediatamente ai ripari passerà in pochi anni da una posizione importante in ambito europeo ad una realtà dove nello scacchiere internazionale conterà pochissimo.

Ma anche gli altri dati sono assolutamente negativi. L’aspettativa di vita in un solo anno ha visto una diminuzione di 1 anno e 5 mesi (da 83 anni e 6 mesi a 82 anni e 1 mese) ed ha vanificato tutto il miglioramento che c’era stato nei precedenti quindici anni. In ambito previdenziale si è assistito ad un arretramento dell’importo medio nelle pensioni di quasi 50 € al mese.

Abbiamo avuto negli anni 2019-2020 molti pensionamenti ma quasi tutti anticipati, anche a causa della famosa quota 100, ma con importi medi delle pensioni molto bassi. Continuando di questo passo si rischierà di avere nei prossimi anni un esercito di pensionati che però a causa del sistema di calcolo retributivo saranno i nuovi poveri del futuro.

Medesima situazione in ambito economico. Un PIL sceso in un anno del 9%, un debito pubblico di 2.600 miliardi di €, un rapporto deficit/PIL schizzato al 160%. E poi quando terminerà il blocco dei licenziamenti imposto dal governo molto probabilmente i posti di lavoro persi supereranno il numero di 1.000.000 di unità.

Adesso siamo in piena pandemia e ovviamente quando questa terminerà i valori economici miglioreranno, ma non basteranno un paio di anni per ritornare alla situazione preesistente, serviranno molti anni perché l’Italia era già in recessione ben prima dell’inizio della pandemia.

Se anche il 2021 si dimostrerà come l’anno precedente, e i dati del primo trimestre lo confermano, arretreremo ulteriormente e i dati economici non potranno che confermare una situazione molto compromessa. Il Covid-19 non ci abbandonerà prima della fine dell’anno 2021 e la campagna vaccinale temo si protrarrà anch’essa fino all’autunno inoltrato.

Speriamo molto nel turismo estivo ma realisticamente anche il 2021 sarà un anno economicamente molto negativo. Dopodiché dall’anno prossimo bisognerà correre. Sfruttando i denari che incominceranno ad arrivare dal recovery plan bisognerà finalmente cantierare quelle grandi opere pubbliche che sono ferme da anni, digitalizzare il paese, mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idrogeologico, operare nel campo dell’ecologia e fare finalmente le riforme della giustizia, del fisco, della sburocratizzazione della P.A., della scuola e della previdenza che gli italiani aspettano da almeno vent’anni.

Ci riusciremo? Saremo in grado di affrontare gli enormi problemi che ci saranno da affrontare nei prossimi dieci anni per uscire da questa situazione? Sono abbastanza pessimista anche perché la classe dirigente oltre che essere molto divisa e interessata solamente al proprio orticello mi sembra anche arretrata e non sempre all’altezza della situazione. Ci vorrà uno sforzo comune ed eccezionale altrimenti saremo destinati ad essere dei comprimari nello scacchiere internazionale e perderemo il nostro potere di sovranità.

Articolo scritto da Mauro Marino

nato a Peschiera del Garda

esperto in economia