La libera scelta di medici e infermieri: la risposta di chi non si è voluto vaccinare e perché

Turrini: " Finché il vaccino non sarà sperimentato e verrà appurato che non ci siano effetti collaterali a medio e lungo termine, la mia scelta rimane quella di non vaccinarmi".

Maria Tersa Turrini - Raffaella Rossi
Maria Tersa Turrini - Raffaella Rossi

Vaccino sì o vaccino no? Questo è il quesito che, ancora oggi, attanaglia la mente di molti italiani, nonché di medici e infermieri.

Il Medico Maria Teresa Turrini ha esposto la difficile situazione che stanno vivendo i 101 operatori sanitari della provincia di Arezzo che non hanno voluto vaccinarsi e che, però, sono stati sottoposti all’obbligo di vaccinazione. In seguito alla prima pec di circa un mese fa, dalla quale emergeva tale obbligatorietà, la dottoressa dichiara poi di non aver ricevuto più nulla e che tuttora sta continuando a lavorare, spiegando, insieme all’infermiera Raffaella Rossi, le motivazioni che giacciono alla base di tale scelta.

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Quali sono i motivi per cui ha deciso di non vaccinarsi?
“Io, a prescindere, sono sempre stata a favore della vaccinazione libera ma, nel caso specifico del Covid, ho scelto di non sottopormi al vaccino in quanto ritengo, in primis, che si tratti di una malattia che possa essere curata in altro modo (ad esempio tramite terapie domiciliari), e poi perché credo che questo vaccino sia ancora sperimentale, perciò non può diventare obbligatorio.”

Perché la terapia domiciliare è stata così osteggiata, anche se un gruppo di medici, già l’anno scorso, avevano presentato un protocollo al Ministero della Salute, mai però preso in esame?
“Credo fermamente che alla base ci siano dei forti interessi da parte delle case farmaceutiche. Infatti, quando subentra una patologia, che sia nuova o conosciuta, le cure precoci sono l’aspetto fondamentale della terapia. La “novità” del virus impedisce ancora l’esistenza di cure specifiche, ma ne esistono alcune efficaci e già utilizzate in situazioni analoghe (come hanno deciso di fare, ad esempio, i medici di Ippocrate.org). Le suddette cure hanno prodotto ottimi risultati, sia in Italia che all’estero, perciò il motivo che sussiste alla base di tale osteggiamento non è ancora ben chiaro.”

A proposito delle terapie domiciliari preventive per il Covid, quante persone hanno subito tale trattamento in Italia e, soprattutto, quante si sono salvate?
“Per quanto riguarda le terapie domiciliari Covid-19 non so rispondere, ma per quanto riguarda Ippocrate.org posso dire che sono state curate ben 60.000 persone, anche se agli atti ne risultano 15.000 perché queste sono le richieste giunte attraverso varie chat, però ogni paziente ha poi portato con sé parenti ed amici. Come riferisce l’iniziatore del gruppo, il Dottor Rango, i decessi sono stati 4 o 6 e sono da ricondurre a quei casi che sono stati presi in carico dopo quattro o cinque giorni dall’inizio della malattia, mentre quelli presi in carico subito non hanno comportato alcun decesso. Inoltre, coloro che hanno subito un trattamento preventivo hanno riportato una patologia con una gravità senz’altro minore rispetto ai pazienti rimasti a casa in attesa.”

Le terapie domiciliari preventive possono alleggerire l’affollamento degli ospedali e delle terapie intensive?
“L’intervento delle terapie domiciliari precoci è fondamentale in questa direzione. Tante volte si inizia con la terapia anche prima della risposta circa l’esito del tampone, quando in atto ci sono già i primi segni della malattia.”

Come mai è così importante la libera scelta nella vaccinazione?
“Essendo il Covid una malattia recente, il che comporta il fatto che tutto sia ancora in fase di sperimentazione (compreso il vaccino e le cure domiciliari), nessun trattamento sanitario può essere imposto, anche perché questo viola l’integrità psico-fisica della persona e la sua capacità di autodeterminarsi, in rapporto a quanto sancito dalla Costituzione Italiana e da quella Europea.
Aggiungo che ancora non esiste un vaccino che prevenga l’infezione da Sars-Covid 2, ma uno che possa prevenire soltanto le complicanze legate alla malattia; perciò, sia i vaccinati sia i non vaccinati sono in grado di contagiare. In questo momento particolare il mondo della medicina deve avvalersi del pensiero complesso e non di semplificazioni: i pazienti vanno considerati nella loro visione olistica, così come è importante personalizzare l’assistenza e rispettare la loro scelta.
Concludo dicendo che non mi sento di giudicare nessuno che si è vaccinato, ma ognuno di noi gode del diritto inviolabile di decidere o meno di vaccinarsi. Il Garante della Privacy asserisce che non si può nemmeno chiedere se una persona possa essere vaccinata o meno e col tempo spero che verrà rispettata la mia scelta di prediligere un altro approccio terapeutico, quale quello delle terapie domiciliari.

Quanti sono i medici e gli infermieri in provincia di Arezzo a non essere vaccinati?
“Siamo circa 100 e oltre 400 per quanto riguarda tutta la Usl Toscana Sud-Est. Nell’ambito della sperimentazione è purtroppo passato un unico messaggio, quello del vaccino, ma al contempo è importante non lasciar trapelare un atteggiamento di attesa perché ad ogni medico o infermiere viene intimato l’intervento immediato, in base ovviamente alla situazione clinica. Quindi, è importante intervenire sia con le terapie domiciliari che con il vaccino laddove sia necessario.”

Alcuni esponenti politici vorrebbero introdurre l’obbligo generalizzato alla vaccinazione. Quali saranno le prossime mosse, crede che riceverà nuove lettere?
“Anche se ne riceverò altre, la mia decisione rimane questa. La prima regola è quella della libera scelta terapeutica: in qualità di medico non posso costringere un paziente a curarsi in un determinato modo, bensì posso esporgli le varie possibilità, essere umile e ammettere di non essere per forza di cose a conoscenza di tutte le alternative terapeutiche, invitandolo ad informarsi per conto suo qualora lo ritenga necessario. L’obiettivo del medico è quello di dare una risposta al paziente, nonché a me stessa. Ribadisco la mia intenzione di non volermi vaccinare, anche se ciò non toglie che magari, tra qualche anno, quando il vaccino sarà sperimentato e verrà appurato che non ci siano effetti collaterali a medio e lungo termine posso cambiare idea e decidere di farlo.”

In Italia non è molto tempo che abbiamo iniziato a vaccinarci, ma nel mondo, soprattutto in Israele, è emerso come, anche in caso di vaccino, la malattia circola lo stesso. Quale potrebbe essere, quindi, l’approccio giusto per evitare l’aumento dei contagi?
“L’approccio migliore prevede professionalità, accuratezza, attenzione ai dettagli, uso di dispositivi di protezione individuale (anche nelle aree comuni), monitoraggio seriale degli operatori sanitari (tramite tamponi veloci) e ricerca di operatori che possano avere quella sintomatologia assimilabile al Covid, far aver loro una diagnosi veloce, tenerli a casa e sostituirli.
Il Covid non sarà sicuramente l’ultimo virus, per cui, in qualità di medici, è importante adoperarsi con una prevenzione su vari livelli. Ad esempio, vedendo come questa malattia colpisca particolarmente certe categorie (come diabetici o ipertesi), questo dimostra come ci sia un terreno particolare, quello dell’infiammazione cronica silente, su cui lavorare anche in vista dell’autunno/inverno ormai alle porte, stagioni in cui notoriamente si rianimano questo, ma anche altri virus.
E’ fondamentale lavorare su noi stessi, tramite l’assunzione di vitamine e integratori alimentari, una corretta attività fisica, una mente più serena e poco incline alla paura. Insomma è necessaria una buona prevenzione, per poi, qualora ce ne fosse il bisogno, ricorrere alle cure precoci che sono, a seconda dello stadio della malattia, divise in vari tipi di trattamenti: dopo la prevenzione, infatti, è fondamentale l’intervento del medico. Le terapie domiciliari sono importanti, anche incrementando l’attività delle Usca, come lo è sul nostro territorio la medicina di base.”