Quando la danza va in streaming

Come molti sanno, l’associazione Sosta Palmizi promuove la danza già da molti anni, tramite le due bellissime rassegne Invito di Sosta e Altre danze- portiamo i ragazzi a teatro! Quest’anno, entrambe le progettualità diventano un’unica cosa con un titolo che è una promessa e una piccola speranza: “Nutrire di bellezza lo sguardo” inteso come occasione per fruire del teatro danza in tutt’altro modo, nell’attesa di poterci incontrare di nuovo dal vivo.

Una cosa è certa: chi ama il teatro non ama lo spettacolo teatrale visto in streaming. I motivi sono molti: intanto perché non siamo fisicamente laddove dovremmo essere, poi perché la visione mediata da una telecamera che non va mai là dove avresti voluto è snervante e infine perché mancano tutte quelle ritualità tipiche del teatro, compreso il saluto al vicino di poltrona.

In questa visione in solitaria quindi, nel chiuso del nostro salotto, la qualità di ciò che si recepisce dello spettacolo è perfino inferiore al peggior Netflix, infatti immagino che se in una piattaforma del genere capitasse anche di avere qualche problemuccio tecnico tutto potrebbe diventare inaccettabile!

Non faccio che pensare a queste cose mentre siamo lì ad attendere l’orario scandito dal countdown nella finestra iniziale e registriamo quanto il gioco dell’andare a vedere uno spettacolo sia proprio scomparso.

Fatichiamo ad accettare che il teatro sia realtà perché ogni cosa nel reale è troppo in vista mentre di quella finzione mancano gli odori, la vicinanza con un estraneo che condivide con te momenti di gioia o di attenzione o le parole dei presentatori. Mancano perfino quei disturbatori che accendono lo smartphone a metà spettacolo per controllare l’ultimo post su facebook!

No, qui a casa, ho con me ogni genere di bene di conforto eppure manca tutto. Ormai sono collegata e siamo quasi arrivati alle ore 21.00. Lo schermo è occupato dalla locandina dello spettacolo “Un po’ di più”, da vedere in streaming, domenica 11 aprile. Secondo di una serie di appuntamenti che avranno luogo sia in questa seconda parte del mese di aprile che nella prima parte di maggio.

La piattaforma mi dice di attendere l’inizio di uno spettacolo che però non avrà un vero e proprio inizio. Non quello classico con Giorgio Rossi o Raffaella Giordano che in piedi e con affetto, sono lì a introdurci cosa stiamo per vedere; chi sono gli artisti e perché hanno deciso di presentare questa loro versione della danza.

Non c’è lo spegnersi delle luci in sala e quel senso di attesa che dura proprio un attimo prima che tutto abbia davvero inizio.  Qui perfino il buio di casa non è sufficiente e comunque direi che è imparagonabile a quello del teatro.

Poi finalmente inizia e ciò che vediamo è una coppia di danzatori molto sui generis. Lo spettacolo, con la regia e drammaturgia di Zoè Bernabéu e Lorenzo Covello, vede in scena due danzatori in un interno domestico. C’è recitazione, circo, danza e una storia da raccontare e non quadri fine a se stessi, lasciati alla sensibilità interpretativa del pubblico.

No, qui c’è una fluidità e una leggerezza che non vedevo da tempo e che ora trovo particolarmente gradevole. I due danzatori in realtà appartengono a discipline molto diverse e dunque è proprio questo loro stare insieme a rendere questo spettacolo particolarmente intrigante. Peraltro non è un inedito.

Anzi: ha gambe lunghe e arriva da lontano. Dura da molto e – ciò che è più importante – questo spettacolo ha ancora molto da dire. Sono quindi molto contenta di averli visti anche se nella condizione descritta sopra, perché il teatro-danza che loro propongono è poco frequentato in Italia, la qual cosa mi fa sentire una privilegiata.

Anche lo spettacolo di teatro-danza in genere a dire il vero è ben poco frequentato, ma ad Arezzo Sosta Palmizi sta riuscendo nell’impresa di accompagnare e creare un pubblico di affezionati molto entusiasti a cui appartengo!

Capisco allora che tramite questa progettualità Sosta Palmizi mi sta dicendo che non solo si possono scoprire modi diversi di fruire ma anche che esistono modi molto diversi di fare teatro.

Non solo la posizione dell’artista rispetto allo spettatore ma anche il ruolo dell’artista fuori dal palcoscenico. Tutto è rimesso in discussione, dunque anch’io dovrò rivedere le mie idiosincrasie di poc’anzi e cominciare a chiedermi fino a che punto il teatro sia l’unico edificio nel quale fare teatro.

Lo spettacolo teatrale dovrà sempre misurarsi col digitale e questo è proprio un argomento nel quale bisognerebbe entrare.

Già la formazione di questo duo, mi conferma di questo cambiamento in atto. Non solo non provengono dallo stesso ambito, ma in qualche modo hanno avuto a che fare con discipline diversissime: lei danza contemporanea intimistica e concettuale; lui circo e teatro di parola, estroverso e ridanciano.

Da un lato la danza e dall’altro il circo con tutto quel che di magico questa parola si porta dietro. Si sono incontrati senza sapere quale forma avrebbero dato al lavoro perché non sono facili le previsioni negli incontri di questo tipo e dunque tirano fuori uno spettacolo che è un continuo gioco di montaggio tra forme e contenuti molto distanti, ma molto premiati (è stato infatti Miglior spettacolo Minimo Teatro Festival 2017, Premio Giuria under 25 Twain_DirezioniAltre 2017, Menzione speciale a Presente e Futuro 2017;

Miglior spettacolo di Direction Under30 2019; Premio Speciale OFF, della Critica e Spirito Fringe al Roma Fringe Festival 2019 ; Finalisti Intrasito 2020). Lo spettacolo è così aperto alla contaminazione e all’incontro che non si preclude alcuna possibilità espressiva. Compreso il canto a cappella!

Lo spettacolo è fatto da una serie di quadri e un momento di recitazione con un monologo centrale che arriva ad essere molto commovente. La linea narrativa che narra la storia di questa coppia è immersa nei vari quadri costruiti con grande abilità e questa loro difficoltà iniziale di capire la chiave centrale dello spettacolo è proprio parte del suo fascino.

Spettacolo che non è di danza e non è di circo, così come non è di narrazione perché è tutte queste cose insieme e anche di più. Dopo poco ci si accorge che ogni quadro non ha un tempo. Ogni momento può essere il montaggio di passato, presente o futuro e questo montaggio lascia molte libertà interpretative anche allo spettatore.

La storia di questa coppia che costruisce l’amore, cercando di mantenere l’equilibrio si potrebbe dire che non è ancora scritta. È un po’ come la fluidità della vita. Anche qui ci si incontra, ci si lascia, ci si ama e ci si lascia di nuovo in un equilibrio che è acrobatico e circense e che alla fine dà l’idea della nostra necessaria ricerca di bilanciamento sia all’interno di una coppia o all’interno di relazioni.

Forse è questo quel che fa il teatro, anche quello in streaming!

 

https://www.sostapalmizi.it/appuntamento/un-po-di-piu-invito-di-sosta/
Altri crediti: di e con Zoé Bernabéu, Lorenzo Covello
musiche Stefano Grasso
luci Paride Donatelli
produzione Muxarte/PinDoc

 

Matilde Puleo