Un anno di sport e pandemia: l’analisi del CSI Arezzo 

Lo sport. Nell’ultimo anno è costretto ad essere il suo esatto contrario. È diventato, suo malgrado, silenzio, abbandono, isolamento, ansia, allontanamento dalle proprie passioni, dall’arte, dall’emozione, perdita della socialità, delle relazioni, fino ad arrivare alle lezioni online degli istruttori tecnici costretti ad arrangiarsi per sostenere la propria attività.

“Un anno di chiusura che ha flagellato lo sport. Lo sport che senza ricevere i giusti strumenti di sostegno si trova ad affrontare lo stesso affitti, mutui, scadenze. Lo sport che aveva trovato nei protocolli una formula idonea e corretta per la ripartenza, che aveva investito nei dispositivi di sicurezza – commenta il presidente del CSI aretino Lorenzo Bernardini. – Lo sport fatto bene insomma, non quello che trova escamotage per ripartire, finti eventi nazionali, finti attestati di qualifica e quanto altro ancora che nulla portano se non dequalificare un settore che supporta intere famiglie”.

Bernardini termina comunque con uno sguardo di ottimismo sul futuro. “Ma grazie a Dio abbiamo lo sport. Quello organizzato con la finalità di pensare ai ragazzi che senza sport, senza obiettivi, si stanno spegnendo in questa pandemia. E allora iniziamo, dopo 365 giorni, a rispettarlo, a farlo crescere quando sarà possibile, nelle scuole, nei parchi e sempre più a dargli i giusti strumenti e i supporti per potersi evolvere e migliorare. Ora però è il momento di iniziare a chiedere”.