Blue Monday, oggi è il giorno più triste dell’anno: l’importanza di onorare anche questa emozione

La tristezza, quell’emozione che spesso cerchiamo di reprimere, serve realmente a qualcosa? La risposta è affermativa.

di Eleonora Francini

Era il 2005 quando il dottor Cliff Arnall, uno psicologo dell’Università di Cardiff, lo identificò attraverso una formula matematica che incrociava alcune variabili come il meteo, i sensi di colpa per i soldi spesi a Natale, il calo di motivazione dopo le Feste e la crescente necessità di darsi da fare. Oggi, lunedì 17 gennaio, cade il cosiddetto Blue Monday, il giorno più triste dell’anno, che coincide sempre con il terzo lunedì di questo mese.

Questo giorno, ovviamente, non poteva che cadere proprio in inverno, una stagione associata ad un’aura di depressione, talvolta perfino immotivata, che sembra abbattersi su gran parte della popolazione. Una recente ricerca, dal titolo “Vita ed Energia: i bioritmi degli italiani“, condotta da Astra Ricerche e promossa da Almond Board of California, ha confermato che l’inverno è la stagione in cui gli Italiani si sentono più scarichi, con meno di uno su cinque che dichiara di sentirsi al top delle energie in questo periodo dell’anno e un 44% che viaggia con le batterie cariche per metà o anche meno.

Al di là dei consueti rimedi che si possono consigliare per aumentare i livelli di serotonina, come ad esempio mangiare un po’ più di cioccolato rispetto al solito, urge suggerire una riflessione importante che trascende questa ricorrenza. La tristezza, quell’emozione che spesso cerchiamo di nascondere o reprimere, serve realmente a qualcosa?

In pochi si soffermano sull’importanza di essere tristi. Tutti vogliamo essere felici e, quando lo siamo, cerchiamo di tenerci stretta questa sensazione sforzandoci di allontanare ogni sensazione che possa minacciare questo stato paradisiaco. In realtà, sono proprio questi sforzi ad impedirci di essere felici: se riuscissimo ad accettare tutto ciò che ci capita nella vita, compreso il dolore, riusciremo a vivere più sereni. Infatti, non può esistere gioia senza tristezza: se riusciamo a riconoscerla ed accettarla questa si può trasformare in una spinta all’adattamento o al cambiamento. Stare in contatto con la tristezza, o comunque accettarla, ci consente di farle svolgere la funzione di segnalarci che qualcosa non va, rifletterci e trovare un senso, ma anche di sollecitarci ad un mutamento teso a raggiungere un equilibrio e un assetto che siano migliori per noi, mostrandoci nuove prospettive prima magari non visibili.

Teniamolo sempre a mente: le emozioni non vanno mai classificate, ma semplicemente ‘vissute’.