L’isola degli alberi scomparsi di Elif Shafak

di Roberto Fiorini

È il 1974 sull’isola di Cipro.
Due adolescenti, provenienti dai lati opposti di una terra divisa, si incontrano in una taverna della città, chiamata da entrambi “casa”.
La taverna è l’unico luogo dove Kostas e Defne possono incontrarsi, in segreto, nascosti sotto le travi annerite da cui pendono ghirlande di aglio, peperoncino ed erbe selvatiche.
È qui che si può trovare il miglior cibo in città, la migliore musica e il miglior vino.
Ma c’è qualcos’altro in quel luogo: fa dimenticare, anche se solo per poche ore, il mondo fuori, con le sue miserie e i problemi che si accumulano all’orizzonte.
Qui si condividono storie di trionfi e travagli, risate e lacrime, confessioni e promesse.
Al centro della taverna – cresce attraverso una cavità nel tetto – c’è un albero di fico.
Questo albero sarà testimone dei loro silenziosi e felici incontri, delle loro preoccupazioni e ripartenze.

L’albero sarà lì quando scoppierà la guerra, quando la capitale sarà ridotta in macerie, quando tutto sembrerà finire.
Nei suoi saggi ed interviste ha denunciato l’allarmante ascesa dell’autoritarismo nel suo paese e in cambio sia lei che suo marito, il giornalista Eyup Can, sono stati bersaglio delle intimidazioni di Erdogan.
Lei si chiama Elif Shafak e con il suo ultimo romanzo L’isola degli alberi scomparsi edito da Rizzoli, ci porta a Cipro, una terra di spiagge dorate, acque turchesi, cieli lucidi e conflitti spaventosi.
Nel suo 12 ° romanzo traccia la commovente storia di Kostas e Defne Kazantzakis, giovani amanti in una Cipro postcoloniale dolorosamente divisa – uno greco e cristiano, l’altra turca e musulmana – e il prezzo che continueranno a pagare dopo essersi trasferiti in Inghilterra.
Il romanzo si muove avanti e indietro nel tempo e nei luoghi ed è diviso in tre narrazioni.
Nel 2010 a Londra, incontriamo la 16enne Ada, figlia di Kostas e dalla recentemente scomparsa Defne.

Il lutto di Ada per sua madre sta diventando pubblico, poiché un video sul suo dolore viene girato da un compagno di scuola e diventa virale.
I suoi genitori l’hanno protetta dal loro passato a Cipro, e Ada non conosce la sua famiglia cipriota: “è una bambina britannica ma l’arrivo della zia materna, Meryem, svela la verità“.
Nel 1974 Cipro, Defne e Kostas erano amanti proibiti.
Gli incontri clandestini della coppia si svolgevano appunto al The Happy Fig, una taverna gestita da proprietari comprensivi.
La loro storia è osservata amorevolmente dal pappagallo Chico e dal fico che cresce nel mezzo dell’edificio.
È questo albero che rivendica la terza narrazione, un alberello strappato dal botanico Kostas e ripiantato nel loro nuovo cortile inglese, per crescere insieme ad Ada.
Un fico che assiste allo svolgersi degli eventi, illuminando l’incuria e l’ipocrisia umana.
Bellezza e dolore.

In The Island of Missing Trees, la pluripremiata Elif Shafak ci regala una ricca e magica storia di appartenenza e identità, amore e dolore, tradizioni e infine cambiamento.
Che lettura meravigliosa!
Questo libro mi ha commosso fino alle lacrime.
Potente e struggente, un romanzo incantevole, compassionevole e con una narrazione sublime.
Ian McEwan definisce Elif Shafak “una voce unica e potente nella letteratura mondiale“.
Abbiamo paura della felicità. Fin dalla tenera età ci viene insegnato che per ogni attimo di felicità, seguirà sofferenza” scrive invece Elif Shafak.
Ho letto questo romanzo in due giorni e ho avuto paura delle mie felicità.
Essenzialmente potrei dire che la storia, ambientata tra Cipro e Londra, è una rivisitazione di Romeo e Giulietta.
In fondo Koustas e Defni sono giovani amanti.
Lui è greco e cristiano, lei è turca e musulmana, due opposti agli occhi del mondo.
Amanti in anni in cui la tensione tra le due comunità nella Repubblica di Cipro, instauratasi dopo il ritiro britannico nel 1960, stanno per portare alla guerra e alla spartizione dell’isola.
E quel luogo dove possono trovare riparo, è gestito da una coppia gay, un greco ed un turco, desiderosi di fornire ai giovani amanti un luogo di incontro sicuro in una stanza sul retro del caffè.

In quel caffè Defne e Kostas fanno l’amore per la prima volta, ripulendo il terreno dalle ortiche su una collina dietro la taverna.
Un romanzo commovente, intelligente e ben scritto.
Elif Shafak utilizza il suo albero di fico per impartire le informazioni necessarie sullo sfondo storico della sua storia.
Una bellissima intuizione narrativa che si integra perfettamente nel racconto.
Ogni volta che Elif Shafak fa incontrare ai suoi lettori l’albero, la voce del fico è una delizia, tra il mondo sotterraneo delle radici e la splendida diversità delle api che lo visitano, ma anche il suono costante del vento e la vulnerabilità di un ecosistema perpetuo.
Ed alla fine del romanzo tutte le scelte narrative hanno un senso, commuovendo con una storia imperfetta, feroce nella sua empatia senza compromessi.
Ambizioso, stimolante e commovente.
Non si tratta però di una fiaba moderna.

Certo, narra di amore proibito con un pizzico di fantasia e segreti.
Ma gli eventi che coinvolgono la storia della famiglia di Defne e Kostas sono reali.
La storia della violenza etnica e politica che ha inghiottito Cipro a metà degli anni 1970.
Il lettore che non ha familiarità con la tumultuosa storia di Cipro apprezzerà quindi con quanta grazia Elif Shafak racconti tutta quella violenza che ha spazzato la nazione insulare nella seconda metà del XX° secolo.
Ma questo non è neppure un romanzo sugli eventi tragici che rimodellano le nazioni.
E’ un libro che racconta straordinariamente come quegli eventi tragici abbiano condizionato le vite delle persone.
L’isola degli alberi mancanti è un romanzo magnifico sulla forza della memoria, e sul potere salvifico dei ricordi.