Poco nella legge di bilancio in ambito previdenziale

Senato - FOTO Agenzia DIRE - www.dire.it
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La legge di bilancio dopo essere stata approvata con “la fiducia” al Senato si appresta con lo stesso istituto ad essere approvata anche alla Camera e diventare finalmente legge dello Stato.

Come negli anni scorsi la legge di bilancio, che lo ricordiamo è la più importante legge economica della nazione perché determina le spese che saranno effettuate nell’anno successivo, viene approvata nuovamente con la fiducia e senza che ci sia praticamente nessun confronto in Parlamento.

Questo sistema di approvazione in extremis il 30 o il 31 dicembre, per evitare l’esercizio provvisorio che l’Italia non si può permettere a causa dell’elevatissimo debito pubblico che innalzerebbe lo spread con conseguente aumento degli interessi da corrispondere, è sicuramente un vulnus perché non permette alcuna discussione nella sede istituzionale per antonomasia: Il Parlamento.

Per quanto riguarda l’ambito previdenziale con la conclusione di “quota 100” e per evitare lo scalone di cinque anni da 62 a 67 anni di età che si sarebbe formato al 1/1/2022 ci si aspettava una riforma, almeno parziale, della odiata legge Fornero. Già i presupposti non erano positivi con il governo che nei mesi scorsi temporeggiava e procrastinava l’argomento pensioni affermando che era prioritaria la riforma degli ammortizzatori sociali ed un impegno concreto verso le politiche attive del lavoro. Relegando la riforma previdenziale in un angolo ed inserendola nella legge di bilancio si poteva immaginare che molto poco sarebbe stato realizzato su questo argomento, che peraltro interessa milioni di lavoratori, e così è stato.

Per superare lo scalone di cinque anni è stato formato uno scalino di tre anni istituendo solo per l’anno 2022 “quota 102” (64 anni di età + 38 di contributi), è stata rinnovata Opzione Donna, sono state aggiunte categorie di lavoratori per accedere all’Ape Sociale e sono stati estesi i contratti di espansione anche ad aziende con 50 unità di personale.

Niente però sulla flessibilità in uscita, niente per alleggerire i pesanti requisiti per il pensionamento della legge Fornero, niente per i giovani, niente sull’aumento dei coefficienti di trasformazione per permettere assegni dignitosi a chi esce dal mondo del lavoro, poco per le donne, niente per chi svolge attività di cura verso i propri familiari, niente sulla previdenza complementare.

Draghi ha solo promesso all’inizio del 2022 alcuni incontri con le OO.SS. sull’argomento pensioni che riguarderanno in particolare la flessibilità in uscita, la previdenza per giovani e donne e la previdenza complementare.  L’intento sarebbe quello di trovare una quadra entro il mese di aprile 2022 così da inserire l’accordo già in sede di approvazione del DEF.

Le incognite però sono parecchie e non solo sul futuro di Draghi che potrebbe salire al Colle lasciando il prossimo inquilino di Palazzo Chigi in balia dei partiti che vorrebbero andare a votare e presumibilmente farebbero cadere l’esecutivo. Ci sono anche i distinguo dell’UE e dei vari organismi internazionali come l’OCSE, la BCE, il FMI nonché organi interni come la Corte dei Conti e la Banca d’Italia che ad ogni occasione ricordano l’elevato costo della materia previdenziale invitando il governo ad adoperarsi per ridurre il divario con gli altri paesi europei.

Se solo di separasse l’assistenza dalla previdenza si noterebbe immediatamente come in realtà il costo della previdenza in Italia è in linea con gli altri Paesi e perfettamente in grado di mantenere i conti in equilibrio. Con il terribile problema della pandemia non ancora risolto e con i partiti che già si agitano sarà difficile portare a casa una riforma equilibrata, strutturale e duratura.

Articolo scritto da Mauro Marino

esperto in economia