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Pediatria: l’esperto, ‘Sos’ calo alunni al Sud, -150 mila nel 2020

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Roma, 11 ago. (AdnKronos Salute) – Nel 2020 le classi delle scuole dell’obbligo del Sud Italia e delle isole potrebbero rimanere semivuote, colpa anche della diminuzione delle nascite, “con un calo di 149.819 alunni che equivalgono ad una riduzione di 5.250 classi e di 26.750 insegnati”. A lanciare l’allarme in vista della riapertura della scuole è il pediatra di Milano Italo Farnetani, che per l’Adnkronos Salute ha elaborato una serie di proiezioni (in base ai bilanci demografici dell’Istat) che fotografano a livello regionale il fenomeno del calo della natalità e le sue conseguenze: perdita di classi, fabbisogno di insegnanti e squilibrio nei servizi pediatrici.
Secondo lo studio questa emorragia, non uniforme lungo lo stivale, è controbilanciata infatti da una incremento di alunni, sempre nei 5 anni, nel resto d’Italia. Al Centro (+27.053) con 966 classi e 4.830 in più. Al Nord il dato positivo è ancora più accentuato: +61.377 alunni, +2.200 classi e un fabbisogno di 11 mila professori. “A conti fatti nel 2020 in Italia ci sarà un calo di 60mila alunni, con 2.200 classi in fumo e una disponibilità di 11 mila insegnanti – afferma Farnetani – quindi per programmare i servizi pediatrici e l’assistenza, necessari per fare anche la prevenzione sul territorio, serve potenziare la rete al Nord con più risorse. I macro dati infatti mostrano uno spostamento della natalità in base alle opportunità lavorative delle giovani coppie”.
Le regioni dell’Italia meridionale insulare hanno tutte un andamento negativo, risulta dallo studio. Il più massiccio è in Basilicata, dove la diminuzione è pari al 10,12% (6.016 alunni in meno), con minor fabbisogno di 1.074 insegnanti. Al secondo posto il Molise (-8,96%), seguito dalla Puglia (-7,94%), con 35.939 alunni in meno e un minor fabbisogno di 6.417 insegnanti. Al quarto posto la Campania, con una diminuzione di 7,21% di alunni (51.087 in meno con la perdita di 9.122 insegnanti). Anche in Calabria il dato è negativo (- 6,31%), seguita dalla Sicilia (-5,91%) e dalla Sardegna (-3,41%). Gli unici segni negativi al Nord sono le province di Trento e Bolzano (-2,35%) e la Liguria (2,17%). Infine l’Abruzzo dove la diminuzione è più contenuta (-1,83%).
La fotografia dei dati delle regioni indica che il maggior incremento è in Emilia Romagna (+5,62%), pari a 23.566 alunni in più tra cinque anni, che determinerà un fabbisogno di 4.200 insegnanti in più. Al secondo posto si colloca la Lombardia, con un incremento di 34.368 alunni, (+3,41%), con un fabbisogno di 6.450 insegnanti in più. Al terzo posto il Lazio (+2,73%), seguito da Toscana (+2,50%), Umbria (+2,44%), Piemonte e Valle da Aosta (+1,22%). Incremento inferiore per le Marche (+0,78%), Veneto (+0,62%), mentre in Friuli Venezia Giulia ove il numero di alunni resterà stabile.
“Analizzando l’andamento di alcune regioni, iniziando da quella in maggiore espansione, l’Emilia Romagna, dove l’incremento della popolazione scolastica è pressoché uniforme in tutta la regione – osserva Farnetani – la provincia in cui ci sarà maggiore espansione (+7,40%) è quella di Reggio Emilia. Mentre quella in cui, pur avendo un incremento di popolazione, l’aumento è inferiore e a tutte è la provincia di Piacenza con 1,93%. Nelle province della Lombardia la crescita maggiore è prevista a Mantova (+5,1 % con un aumento 2.062 alunni), seguita da Milano (+4,75%), Lodi (+4,5%) e Brescia (+3,83%)”.
“In Lombardia – suggerisce il pediatria – è interessante notare che la provincia di Milano presenterà un incremento di 14.500 alunni con la richiesta di 2.600 insegnati in più e in particolare l’aumento è concentrato nel comune di Milano, dove l’incremento sarà di 9.735 alunni (+8,56%). L’aumento nelle grandi città è presente anche nel Lazio: nel comune di Roma ci sarà un incremento di 9.188 alunni equivalente al 3,59%”.
Per la Toscana la ricerca evidenza un andamento a macchia di Leopardo: “Rispetto a un incremento medio del 2,50% – sottolinea Farnetani – in due province si raggiungono i livelli più alti. A Prato l’aumento è di 1.764 alunni con +7%, mentre a Pisa fra cinque anni ci saranno 2.510 (+6,54%). A Firenze invece l’incremento è dell’1,58% (+1.508 alunni), inferiore alla media regionale. L’unica provincia che non cresce, ma resta stabile, è Grosseto”. Secondo l’esperto i dati evidenziano dove e come a livello regionale “sarà necessario sviluppare i servizi a favore dell’infanzia. Le popolazioni in cui ci sarà un maggior incremento numerico di minori richiederanno – avverte – uno sviluppo di tutti i servizi, da quelli scolastici ai pediatrici, sociologici e di supporto psicopedagogico”.
“Mentre nelle regioni del Centro-Nord in cui è previsto un maggior incremento della popolazione infantile – conclude – si richiederà un maggior numero di personale dedicato all’età evolutiva. Per il sistema dei centri pediatrici al dato dell’incremento di alunni al Nord si contrappone la carenza di pediatri. Un’analisi che deve far riflettere – chiosa Farnetani – per una razionalizzazione dei servizi a favore dell’infanzia”.