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I ristoratori aretini: “basta con lo stop forzato. Siamo pronti a ripartire il 18 maggio”

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I ristoratori aretini: “basta con lo stop forzato. Siamo pronti a ripartire il 18 maggio”

Dalla riunione on line coordinata dalla Confcommercio è emersa la volontà chiara di tutti gli operatori del settore di accelerare i tempi della riapertura dei locali al pubblico. Il presidente provinciale Federico Vestri: “è importante riprendere l’attività, anche perché dovremo tutti abituarci a nuove regole per convivere con il Covid-19. Fermare tutto non basterà a farlo scomparire, mentre imparare a gestire responsabilmente la vita di tutti i giorni servirà ad arginarlo”. Tra le richieste inviate alle autorità anche quella di aree pubbliche a costo zero per ampliare all’esterno lo spazio dei locali, poi un sostegno all’occupazione attraverso a contributi a fondo perduto, moratoria sui pagamenti e rinegoziazione dei canoni di locazione; infine l’abbassamento dell’Iva sui cibi preparati e la deducibilità delle spese per la ristorazione. Intanto Fipe-Confcommercio nazionale lancia una petizione (https://bit.ly/2yLYWuS) per la riapertura al 18 maggio

“Siamo pronti a riaprire al pubblico i nostri locali il 18 maggio. Basta con lo stop forzato. È un lusso che non possiamo permetterci e un sacrificio che, da solo, non basta certo a fermare l’epidemia da Covid –19”. Hanno le idee molto chiare, i ristoratori della Confcommercio aretina, che si sono riuniti on line per decidere sul da farsi. Obiettivo comune: spingere le autorità locali ad accelerare i tempi della ripartenza, spostata dal Governo Conte a giugno ma ancora legata a molte variabili.
“Purtroppo è poco probabile che il Coronavirus possa essere debellato in tempi rapidi e chiuderci in casa non serve a farlo scomparire. Riteniamo che sia più utile imparare a conviverci, gestendo responsabilmente la vita di tutti i giorni”, sottolinea il presidente provinciale dei ristoratori aretini Federico Vestri. “In questi due mesi di lockdown abbiamo dimostrato grande senso di responsabilità e siamo perfettamente in grado di seguire quanto necessario al contenimento del contagio, per la massima sicurezza nostra, dei nostri collaboratori e dei clienti”.
I ristoratori della Confcommercio fanno quindi precise richieste alle autorità locali e nazionali. “Intanto, chiediamo alle Amministrazioni Comunali piazze e spazi pubblici gratuiti per ampliare la disponibilità di tavoli anche fuori dai nostri locali”, dice Vestri, “questo ci aiuterebbe ad offrire un servizio all’altezza e a rianimare le nostre città, ma senza rischi per nessuno. Ovviamente in questa fase dovremmo essere esonerati dal pagamento di Cosap e Tari per almeno un anno, per contenere al massimo i costi”.
Necessarie anche misure di ristoro per la categoria. “Non abbiamo chiesto aiuto allo Stato per indebitarci ulteriormente, ma per sostenere l’occupazione in questo periodo difficile. Così, chiediamo contributi a fondo perduto, oltre ad una moratoria su tariffe, tasse e tributi. E ci vorrebbe anche un taglio sui costi del lavoro”.
Altro punto dolente, la rinegoziazione dei canoni di affitto. “Non può essere lasciata al buon cuore dei proprietari dei fondi, ci vogliono sostegno concreto e garanzie per tutti. La contrattazione privata potrebbe quindi affiancarsi ad una rimodulazione collettiva dei canoni, con il tramite delle associazioni di categoria e le autorità come garanti”.
Su tutto, la richiesta di fissare la riapertura dei locali il 18 maggio. “Consegne a domicilio e vendita da asporto ci consentono di recuperare fino al 30 o 40% massimo del nostro fatturato e non basta a mantenere le nostre imprese e i posti di lavoro”, ribadisce il presidente dei Ristoratori Aretini Federico Vestri, “riaprire al pubblico è una necessità. La nostra associazione di categoria Fipe-Confcommercio ha lanciato a livello nazionale una petizione (https://bit.ly/2yLYWuS) per chiederlo a gran voce e insieme, operatori e consumatori”.
Per incentivare i consumi, poi “sarebbe opportuno che il Governo abbassasse al 4% l’Iva su tutti gli alimenti, anche quelli preparati che si consumano al ristorante, e che rendesse detraibili le spese per la ristorazione. Il consumo dei pasti fuori casa non è solo né sempre un lusso: per molti lavoratori, ad esempio, è una necessità. Per tutti è un servizio che ci aiuta a vivere nella socialità”. Federico Vestri, infine, auspica una campagna di comunicazione adeguata che rassicuri la clientela: “i pubblici esercizi sono luoghi sicuri, dove si rispettano le regole e si tutela la salute”.