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Cannela, vin Brule’ e dolci natalizi. Attenzione al fegato

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Cannela, vin Brule’ e dolci natalizi. Attenzione al fegato

ROMA – Chi ha cura del proprio fegato dovrebbe astenersi dal bere vin brulè e dall'uso di prodotti alla cannella. Questa spezia aromatizzante, che viene usata per i biscotti e altri dolci di Natale e aggiunta al vin brule', ha perso la sua buona reputazione. L'Istituto di valutazione dei rischi sanitari (BfR, Germania), dopo il primo avvertimento di quest'estate, torna a mettere in guardia dalla cumarine contenute nella cannella: possono nuocere alle cellule epatiche, cioè al fegato. In Svizzera, l'Uffico federale della sanità pubblica ha disposto il ritiro dal mercato di alcuni prodotti alimentari che contenevano un eccesso di cumarine.

Le cumarine sono sostanze che si percepiscono con l'odore del fieno fresco. In naturopatia vengono sfruttate soprattutto come antiartritici sotto forma di impacchi di fieno.

In commercio esistono due varietà di cannella: quella Cassia e la Ceylon. La prima e' usata prevalentemente per la produzione di dolci industriali e contiene un'alta concentrazione di cumarine, la seconda, utilizzata comunemente in cucina, non pone alcun problema a livello sanitario. L'uso di cannella Ceylon per la preparazione di dolci casalinghi o per il classico vin brulè familiare non presenta quindi rischi per la salute a patto che non se ne faccia un uso eccessivo. L'Ufficio federale svizzero raccomanda per i bambini una sola porzione giornaliera. Per porzione si intende, ad esempio, quattro stelle alla cannella o un piccolo pane con spezie (30 g) o due barre di cereali alla cannella o una scodella di muesli alla cannella (75 g).

Sull'argomento la deputata Donatella Poretti, della Rosa nel Pugno, ha presentato una interpellanza al ministro della Salute, Livia Turco: http://www.aduc.it/dyn/parlamento/docu.php?id=162365