Aida o Lidia, Perché il paziente non è solo un nome

AREZZO – Confondere l'identità degli assistiti? È uno degli sbagli più frequenti che accadono in corsia, anche se, contrariamente a quanto accaduto proprio di recente a Bologna, non sempre producono danni per il paziente. Sta di fatto che il problema dell'identificazione del paziente in sanità richiede un'attenzione costante, ed è per questo che da alcuni mesi la Asl 8 sta sperimentando un semplice rimedio promosso da una campagna di sicurezza del paziente organizzata dal Centro Regionale per la Gestione del Rischio Clinico. Da gennaio, ai pazienti delle Unità Operativa Chirurgia della Gruccia e della Fratta, viene applicato un braccialetto riportante tutti i dati identificativi della persona nonché le informazioni su eventuali allergie a farmaci, uso di insulina e anticoagulanti orali.

L'uso del braccialetto identificativo si è dimostrata particolarmente efficace, specialmente in determinate situazioni, come ad esempio, nel trattamento dei casi di emergenza o quando la gestione di un paziente richieda il coinvolgimento di più di un operatore o ancora, nella gestione di pazienti che si trovano in particolari condizioni cliniche, come la perdita di coscienza o lo stato confusionale.

La procedura adottata dalla Ausl prevede che la verifica verbale dell'identità del paziente – quando possibile – sia affiancata dalla lettura del braccialetto al polso, prima di ogni attività assistenziale e terapeutica. Ad esempio: al momento della visita e all'atto della prescrizione terapeutica da parte dei medici, prima della somministrazione della terapia farmacologia da parte degli infermieri, prima della preparazione del paziente per un'indagine diagnostica e prima di una trasfusione di sangue, in entrata ed in uscita dalla sala operatoria, prima del trasporto del paziente in altro servizio.
In questi reparti, dove si sta sperimentando un percorso che diverrà una regola comune per tutti, l’iniziativa è stata accompagnata da una campagna annunciata da poster e altro materiale informativo. Chiaro lo slogan della campagna: “Aida o Lidia? Perché il paziente non è solo un nome.”
Dopo alcuni mesi di sperimentazione, sia alla Gruccia che alla Fratta, il giudizio è estremamente positivo. “Il problema non si poneva tanto all’interno del reparto – sostengono gli infermieri – ma quando il paziente si reca presso le strutture radiologiche, o per altri esami, o ancora al momento dell’ingresso in qualche ambulatorio. In quel caso è importante che il medico o l’infermiere o il tecnico che non conosce personalmente il malato, lo possa identificare immediatamente”.