L’unicef condanna il bombardamento dell’ospedale di Mogadiscio

GINEVRA – L’UNICEF condanna il bombardamento a colpi di mortaio dell’ospedale SOS della capitale somala Mogadiscio e chiede il pieno accesso per gli aiuti umanitari alle centinaia di migliaia di civili in fuga dai combattenti nella capitale.
“Deploriamo il bombardamento indiscriminato di strutture mediche”, ha dichiarato il Rappresentante dell’UNICEF in Somalia Christian Balslev-Olesen: “Si tratta di un atto assolutamente inaccettabile, per il quale nessuna giustificazione può essere addotta. Su chi ricade la responsabilità di questo conflitto? Ogni giorno migliaia di persone sfollate – la maggior parte donne e bambini – vivono in un incubo di violenza: privi di cibo e di rifugi, d’acqua e di servizi igienici di base. La distribuzione da parte dell’UNICEF degli aiuti di cui la popolazione ha estremamente bisogno è ostacolata dai combattimenti; non abbiamo accesso al nostro magazzino per gli aiuti a Mogadiscio e siamo impossibilitati a raggiungere materialmente le persone che più hanno bisogno del nostro aiuto”.
Dal mese di febbraio, circa 340.000 civili sono fuggiti da Mogadiscio; durante la fuga i civili sono aggrediti da bande armate a scopo di rapina, mentre quando arrivano nelle comunità locali gravano sui servizi di base esistenti, non in grado di rispondere all’afflusso di sfollati. Con i sistemi sanitari pubblici sotto pressione, la diarrea acuta costituisce una preoccupazione crescente. A Mogadiscio i rischi sanitari sono molteplici, con molte aree della capitale in cui l’insicurezza ha impedito la rimozione dei morti e di corpi in stato di decomposizione.
Da gennaio, le regioni centrali e meridionali della Somalia hanno registrato 16.597 casi di diarrea acuta, inclusi 37 casi di colera con, alla data del 15 aprile, un totale di 593 morti. Solo a Mogadiscio vi sono stati 5.664 casi di diarrea acuta fino al 7 aprile, tra cui 24 casi di colera e 92 decessi.
I bambini sono rimasti vittime di sparatorie e bombardamenti indiscriminati; la condizione di sfollati spinge le donne alla ricerca di cibo, acqua e di possibili rifugi, costringendole a lasciare i bambini incustoditi. L’UNICEF sta attivando e sostenendo organizzazioni partner allo scopo di identificare e riunire alle famiglie le centinaia di bambini che hanno perso i loro genitori durante i combattimenti.
L’aiuto dell’UNICEF ha fin qui compreso la clorazione dei pozzi; l’invio a Mogadiscio di 4 cisterne gonfiabili da 4.000 litri di capienza ciascuna; sali per la reidratazione orale e kit di soluzioni reidratanti via intravenosa per il trattamento della diarrea acuta; farmaci per la cura della malaria e test per la rapida diagnosi della malattia. L’UNICEF ha inoltre preparato campagne di sensibilizzazione comunitaria sull’igiene e l’educazione sanitaria e ha predisposto in località strategiche scorte di aiuti di emergenza, tra cui kit di farmaci contro il colera, taniche e contenitori per l’acqua, coperte e altri generi di pronto soccorso.
Per affrontare l’attuale crisi umanitaria l’UNICEF ha bisogno urgentemente di 11,5 milioni di dollari, necessari a rispondere alle esigenze più impellenti dei bambini in ambito nutrizionale, sanitario, dell’istruzione e della protezione dell’infanzia. Concretamente, l’UNICEF necessita urgentemente di risorse per poter estendere il programma di vaccinazioni di emergenza, allestire scuole temporanee, consentire l’accesso all’acqua potabile a oltre 100.000 persone che hanno recentemente abbandonato Mogadiscio, estendere le attività di monitoraggio e protezione dei bambini a rischio e sostenere i servizi di sensibilizzazione e di prevenzione dell’HIV/AIDS.

Articlolo scritto da: FONTE: UNICEF