Amnesty: i dati sulla pena di morte nel 2006

AMNESTY INTERNATIONAL PRESENTA I DATI SULLA PENA DI MORTE NEL 2006: CALANO
LE ESECUZIONI, CRESCE LA SPINTA PER UNA MORATORIA UNIVERSALE

Un mondo senza pena di morte e’ possibile, se i governi influenti
intenderanno dare un segnale di leadership politica. Lo ha dichiarato oggi
Irene Khan, presentando a Roma i dati di Amnesty International sulla pena
di morte nel 2006.

‘Chiediamo una moratoria universale sulle esecuzioni. L’anno scorso, il
91% delle esecuzioni e’ stato registrato in soli sei paesi: Cina, Iran,
Iraq, Pakistan, Sudan e Usa. Questi sostenitori a oltranza delle
esecuzioni sono isolati e ormai non piu’ in sintonia con la tendenza
mondiale’ – ha affermato Irene Khan.

Nel 1977, solo 16 paesi avevano abolito la pena di morte per tutti i
reati. Trent’anni dopo, il numero degli abolizionisti continua a crescere,
creando le condizioni per porre fine alla pena capitale. Nel 2006, le
Filippine sono diventate il 99° paese ad averla abolita per reati
ordinari. Molti altri, tra cui la Corea del Sud, sono vicini
all’abolizione.

L’anno scorso in Africa, solo sei paesi hanno compiuto esecuzioni. In
Europa, la Bielorussia e’ l’unico Stato che continua a ricorrere alla pena
capitale, mentre gli Usa restano il solo paese delle Americhe ad aver
eseguito condanne a morte dal 2003.

Secondo i dati di Amnesty International, il numero delle esecuzioni nel
mondo e’ sceso da 2148 nel 2005 a 1591 nel 2006.

L’Iraq si e’ aggiunto alla lista dei leader mondiali delle esecuzioni.
L’uso della pena di morte in questo paese e’ cresciuto rapidamente dopo la
reintroduzione, avvenuta a meta’ del 2004. Da allora, vi sono state oltre
270 condanne a morte e almeno 100 esecuzioni: nessuna nel 2004, tre nel
2005. Quanto al 2006, le immagini dell’impiccagione di Saddam Hussein a
dicembre hanno sviato l’attenzione dalla drammatica escalation delle
esecuzioni, con oltre 65 persone messe a morte nel corso dell’anno, tra
cui due donne.

Le esecuzioni in Iran, almeno 177, sono quasi raddoppiate rispetto al
2005. Il Pakistan ha fatto un salto in avanti nella classifica dei paesi
che piu’ usano la pena di morte, con almeno 82 esecuzioni. In Sudan sono
state almeno 65, ma si teme che il dato effettivo possa essere piu’ alto.
Negli Usa, 53 persone sono state messe a morte in 12 Stati. L’Iran e il
Pakistan sono stati gli unici due paesi in cui, in violazione del diritto
internazionale, sono stati messi a morte minorenni all’epoca del reato,
rispettivamente quattro e uno.

La Cina continua a essere il paese leader delle esecuzioni. Amnesty
International ha registrato almeno 1000 esecuzioni. I dati sulla pena di
morte sono considerati un segreto di Stato e si ritiene che il numero
effettivo delle persone messe a morte possa arrivare a 8000.

‘I dati sulla pena di morte nel 2006 sono inaccettabili, tuttavia persino
in Iraq e in Cina rappresentanti dello Stato hanno espresso il desiderio
di vedere la fine dell’uso della pena capitale’ – ha aggiunto Irene Khan.

Amnesty International mette in luce una serie di casi che testimoniano la
natura crudele, arbitraria e iniqua della pena di morte e la devastante
sofferenza causata da ogni esecuzione:

* Kuwait: Sanjaya Rowan Kumara, originario dello Sri Lanka, e’ stato messo
a morte a novembre. Dichiarato morto subito dopo l’impiccagione, e’ stato
portato all’obitorio, dove i medici si sono accorti che si muoveva ancora.
Ulteriori esami medici hanno riscontrato un debole battito cardiaco. E’
stato dichiarato morto cinque ore dopo l’inizio dell’esecuzione.
* Florida, Usa: a dicembre, il governatore Jeb Bush ha sospeso tutte le
esecuzioni nello Stato e ha istituito una commissione ‘per valutare
l’umanita’ e la costituzionalita’ dell’iniezione letale’. La decisione e’
stata presa a seguito dell’esecuzione di Angel Diaz, che ha sofferto 34
minuti prima che ne fosse dichiarata la morte. In seguito e’ emerso che
l’ago con cui gli veniva somministrata l’iniezione di veleno gli aveva
trapassato la vena, col risultato che le sostanze letali erano state
iniettate nei tessuti.
* In Iran, nonostante nel 2002 il presidente dell’autorita’ giudiziaria
abbia dichiarato una moratoria sulla lapidazione, un uomo e una donna sono
stati uccisi a colpi di pietre nel maggio 2006. Le pietre sono scelte di
dimensioni tali da provocare una morte lenta e dolorosa piuttosto che
istantanea.

Il rischio di mettere a morte innocenti esiste sempre e comunque. Nel
2006, tre persone sono state dichiarate innocenti dopo aver trascorso anni
e anni nei bracci della morte di Giamaica, Tanzania e Usa.

Si ritiene che siano circa 20.000 i prigionieri detenuti nei bracci della
morte, in attesa di essere uccisi dallo Stato.

‘La pena di morte e’ la forma estrema di punizione crudele, inumana e
degradante. E’ arbitraria, ha dimostrato di essere inefficace a ridurre la
criminalita’ e perpetua un clima di violenza in cui una giustizia
autentica non puo’ mai essere conseguita. La pena di morte dev’essere
abolita e una moratoria universale sara’, da questo punto di vista, un
importante passo avanti’ – ha concluso Irene Khan.

Articlolo scritto da: FONTE: Amnesty International