Legambiente: potenziamento degli impianti sciistici in Valfurva

LOMBARDIA – “Una scelleratezza che, se non verrà fermata da un ripensamento della Regione, è destinata ad aprire un duro conflitto ambientale e una nuova, gravissima ferita nel Parco, di dimensioni maggiori perfino dei danni inflitti dalla pessima gestione dei Mondiali di Sci del 2005”. Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, interviene così sul progetto di potenziamento degli impianti sciistici in Valfurva, nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Il consiglio direttivo della più grande aree protetta alpina è infatti chiamato a esprimersi, mercoledì prossimo, sulle richieste degli enti locali dell'Alta Valtellina, che rivendicano la fattibilità di un nuovo, enorme collegamento sciistico lungo tutto il crinale della Valfurva, dal Gavia a Bormio. E a sostenere gli enti locali c'è la Regione Lombardia, che negli ultimi mesi ha esercitato forti pressioni anche sulle province di Trento e Bolzano (che fanno parte del direttivo del Parco) affinché sostenessero la realizzazione di questo ecomostro.

Il potenziamento sciistico proposto, oltre a prevedere il raddoppio della superficie sciabile a Santa Caterina Valfurva e il sacrificio di estese foreste, include un collegamento da sviluppare ad altissima quota (superiore ai 3000 metri) tra i massicci del monte Sobretta e del Vallecetta, il tutto nel cuore del Parco, per trasformare le due stazioni sciistiche in un unico gigantesco carosello per gli sport invernali.

“Per effetto del cambiamento climatico in corso, – commenta Di Simine – le specie alpine sono costrette a cercare ambienti adatti a quote sempre più alte: l'alta quota è diventata una insostituibile area di rifugio per animali e piante che rischiano l'estinzione a causa del caldo, compromettere questi ambienti è del tutto incompatibile con le finalità per cui è stato istituito il parco dello Stelvio”.

Inoltre, il progetto di collegamento sciistico d'alta quota si inserisce in un contesto già gravemente provato dall'impatto delle opere connesse ai Mondiali di Sci del 2005, la cui pessima gestione ambientale, affiancata da ritardi e inefficienze, è balzata agli occhi del mondo intero: a due anni di distanza, i liquami di Santa Caterina continuano a riversarsi nel torrente Frodolfo, i parcheggi multipiano che hanno sventrato l'ingresso al paese sono ancora un enorme cantiere aperto, l'elenco delle incompiute è lunghissimo, a partire dal 'rifugio' in Valle dell'Alpe, autorizzato come piccolo punto di ristoro per sciatori e inspiegabilmente trasformatosi in un grande albergo di lusso.

“I danni dei Mondiali sono stati riconosciuti dalla Regione – conclude il presidente di Legambiente Lombardia – tanto che sono state stanziate significative risorse per la mitigazione ambientale ed è stato anche avviato un piano d'area che avrebbe dovuto servire a ripristinare una condizione ambientale compatibile con l'esistenza del parco, ma che a questo punto rischia di diventare la foglia di fico dietro cui passeranno lauti finanziamenti per realizzare nuove opere destinate ad accrescere, anziché ridurre, l'invasività ambientale del turismo in Alta Valtellina”.