Strage di San Polo: il Comune presente alla lettura della sentenza

AREZZO – Il Comune di Arezzo sarà mercoledì prossimo al Tribunale militare di La Spezia per la lettura della sentenza sulla strage di San Polo. Verrà rappresentato dall’assessore alla cultura Camillo Brezzi e dal Presidente del Consiglio comunale Giuseppe Caroti.
La strage, costata la vita a 65 civili il 14 luglio 1944, era stata pianificata la sera prima, dal comando di stato maggiore del 274esimo reggimento granatieri dell'esercito tedesco, che stabilì di bruciare i corpi. Questo è quanto già emerso nel processo a carico dell' ex ufficiale Herbert Hantschk, 87 anni, accusato di concorso in violenza con omicidio contro privati nemici, pluriaggravata e continuata. Hantschk aveva preso parte alla riunione operativa precedente la strage di San Polo: testimoni lo avevano indicato come "un giovane sottotenente austriaco”. Fu un disertore tedesco, catturato dai nazisti, a rivelare che poco distante da San Polo d'Arezzo, in località Pietramala, c'erano dei soldati tedeschi catturati dai partigiani. In seguito alle sue rivelazioni, i prigionieri vennero liberati e contestualmente furono rastrellati i civili che vennero poi uccisi il 14 luglio del 1944. Nel corso delle udienze a La Spezia, è emerso che solo 17 persone tra quelle massacrate erano presumibilmente partigiani. Gli altri erano civili, perfino bambini, vecchi e donne in avanzato stato di gravidanza. Non furono sottoposti ad alcun processo, non fu letta loro alcuna sentenza, furono assassinati alla presenza degli ufficiali dello stato maggiore".
Ricordiamo che le prime indagini scattarono il 16 luglio, due soli giorni dopo le uccisioni: da parte degli investigatori alleati, che volevano arrivare a celebrare processi. Fu un parroco a dare i primi ragguagli, consentendo l'avvio del fascicolo dal quale ha attinto – 62 anni dopo – il tribunale militare della Spezia.
“Arriviamo alla sentenza con un ritardo che non ha bisogno di commenti – afferma l’assessore Camillo Brezzi. In ogni caso, la storia ha già dato il suo giudizio. Rimane l’importanza e la validità di questi processi che non sono certamente “vendette” contro chi si è macchiato di delitti infami contro la popolazione inerme. Ci sono responsabilità collettive ma anche responsabilità individuali ed il lavoro dei magistrati militari di La Spezia ha consentito alla seconde di non nascondersi dietro le prime. Ascolteremo la sentenza nella convinzione che i bambini, le donne e gli uomini uccisi nel luglio 1944 avranno finalmente giustizia”.