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Unicef: Rania di Giordania in Marocco contro il lavoro minorile

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Unicef: Rania di Giordania in Marocco contro il lavoro minorile

FEZ (Marocco) – Il Marocco è un paese impegnato a garantire ai suoi bambini un'istruzione di qualità, la tutela dei diritti e condizioni di vita migliori.
Durante la sua visita ufficiale nel regno marocchino, la regina Rania di Giordania – recentemente nominata dall'UNICEF "Difensore emerito dei diritti dell'infanzia" – è stata testimone di progetti innovativi che si stanno realizzando nello Stato maghrebino.
Accompagnato dalla principessa del Marocco Lalla Salma Meryem (moglie del re Mohammed VI), Rania ha visitato la scuola "Fkih Mohamed Tahiri" di Fez, dove gli ex bambini lavoratori ricevono un ciclo di istruzione che li integra nelle classi dei loro pari età.
La scuola fa parte di un progetto pilota avviato dalla principessa Lalla Meryem, presidente dell'Osservatorio Nazionale sui Diritti dell'Infanzia (ONDE). Il progetto è finanziato dall'UNICEF e dall'IPEC, il Programma per l'Eliminazione del Lavoro Minorile dell'ILO.

La storia di Khadija, tessitrice a 5 anni
Khadija, la bambina citata in questa storia, insieme a Rania di Giordania –
©UNICEF/HQ07-0705/G.Pirozzi
Khadija, 10 anni, è stata per anni tessitrice di tappeti. Da tre anni frequenta la scuola per ex bambini lavoratori di Fez.
«Quando avevo 5 anni, ho iniziato a tessere tappeti per aiutare la mia famiglia» racconta la bambina alle due illustri ospiti, che siedono accanto a lei. Khadija spiega come altri tre suoi fratelli continuino a lavorare nelle botteghe artigiane, così come anche suo padre e la matrigna.
«Mi piace andare a scuola, e sono davvero felice di avere abbandonato la fabbrica dove lavoravo 11 ore al giorno. La nostra maalma [padrona] mi dava colpi con il bastone ogni volta che si accorgeva che rallentavo il ritmo» aggiunge la piccola.
Come la maggior parte delle bambine della sua età impiegate nella manifattura dei tappeti, Khadija era pagata l'equivalente di 8 dollari al mese per realizzare, in squadra con altre sette bambine, un tappeto di grandi dimensione.

Un percorso in salita per 600.000 lavoratori precoci
Rania di Giordania con i bambini della scuola di Fez
©UNICEF/HQ07-0708/G.Pirozzi

Il progetto di lotta al lavoro minorile ha trasformato la vita di Khadija e quella di altri 700 bambini di età inferiore a 12 anni, nella città di Fez.
Ma non tutti i bambini lavoratori del Marocco hanno avuto la medesima opportunità. Ancora a centinaia di migliaia continuano a essere sfruttati nel settore informale dell'economia.
Secondo le stime dell'indagine nazionale sull'impiego del 2000, l'11% dei bambini marocchini di età compresa tra 7 e 14 anni lavora. Questa percentuale si traduce in circa 600.000 bambini lavoratori, oltre la metà dei quali non frequenta la scuola neppure per un giorno nella propria vita.
Dopo la visita nella scuola "Fkih Mohamed Tahiri", Rania di Giordania e la principessa Lalla Salma del Marocco si sono recate presso una sede della Mezzaluna Rossa [la Croce Rossa dei paesi islamici] per visionare un altro progetto sostenuto da UNICEF e IPEC: il centro per l'istruzione non formale per ragazze lavoratrici di età superiore a 12 anni.
Fadila, 15 anni, ne fa parte da tre anni. «Ho iniziato a tessere tappeti quando avevo 7 anni» racconta. «Ho altri sette fratelli e sorelle che ancora lavorano.» Il datore di lavoro di Fadila le permette di recarsi due volte a settimana nel centro della Mezzaluna Rossa.
Agitando le mani incallite dal lavoro, Fadila dichiara orgogliosamente che adesso lei sa scrivere e leggere l'arabo e il francese.

Marocco, passi concreti contro lo sfruttamento dei minori
©UNICEF/HQ07-0707/G.Pirozzi

Negli ultimi anni il Governo e la società civile del Marocco hanno intrapreso varie altre misure concrete per debellare il lavoro minorile, a partire dall'armonizzazione della legislazione nazionale con le norme e gli standard del diritto internazionale.
Il nuovo Codice del Lavoro proibisce l'impiego di minori sotto i 15 anni e rafforza le sanzioni contro i datori di lavoro che impiegano bambini, mentre il Codice penale introduce nuove sanzioni contro lo sfruttamento economico dei minori.
Il silenzio che circonda il problema delle bambine impiegate come domestiche è stato rotto nel 2001 grazie a una campagna di sensibilizzazione lanciata sotto il patrocinio della principessa Lalla Meryem.
Oggi è all'esame un progetto di legge che vieta l'impiego di bambine-serve di età inferiore a 15 anni. Diversi accordi tra l'Osservatorio nazionale ONDE e i partner pubblici e privati offrono la possibilità di avviare attività generatrici di reddito per compensare le famiglie che ritirano le figlie dai luoghi di lavoro.
Nella parte finale della sua missione, la regina Rania ha potuto visitare un altro progetto per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale ed economica: la Fondazione per la Solidarietà "Mohammed V". Creata nel 1999 da re Mohammed VI e intitolata al nonno paterno, la Fondazione possiede un centro modello per l'istruzione delle giovani più svantaggiate, Dar Al Fatat, dove Rania si è recata ed è venuta a conoscenza della missione dell'organizzazione.
La giornata si è conclusa con la visita all'ostello studentesco Dar Taliba, che pure beneficia dei finanziamenti della Fondazione Mohammed V. L'ostello offre un tetto alle studentesse liceali e universitarie provenienti da aree rurali, senza il quale esse non avrebbero la possibilità di portare a termine la propria istruzione superiore.

«Per molti versi l'istruzione è un vaccino sociale che immunizza le bambine e le ragazze da povertà, disoccupazione e malattie e le aiuta a costruire un futuro di salute e speranza» ha dichiarato Rania al termine della visita.

In Marocco il tasso di iscrizione alla scuola primaria è salito dal 72% del 1999 all'86% del 2004. Il paese sta anche sforzandosi di conseguire la parità tra i sessi nell'accesso all'istruzione: il divario tra maschi e femmine è diminuito del 6% nel periodo considerato. Il Marocco è considerato uno degli Stati in grado di raggiungere il traguardo dell'istruzione primaria per tutti i suoi bambini, come previsto dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per il 2015.

L'UNICEF Marocco ha curato la formazione sui diritti dell'infanzia per i membri delle Organizzazioni non governative (ONG), gli operatori sociali e i funzionari statali.

Grazie all'UNICEF sono stati equipaggiati centri per l'istruzione non formale, stabiliti contatti con i centri sanitari per favorire la vaccinazione contro il tetano, finanziate attività sportive e ricreative per i minori lavoratori e per quelli reintegrati nel sistema scolastico.

L'UNICEF e il programma IPEC dell'ILO sono partner in Marocco dal 2003.