Biodiversità del suolo a guardia dell’ambiente

ITALIA – Il 22 maggio è la Giornata Internazionale dedicata alla Biodiversità e, proprio in questi giorni, si riuniscono a Bonn i delegati di 200 Paesi per la 9a Conferenza degli Stati firmatari della Convenzione sulla diversità biologica.
In tale occasione l’Apat promuove un workshop tematico nel corso del quale esperti del settore si confronteranno sul tema della biodiversità dei suoli in Italia. Dopo il successo del convegno organizzato dall’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici lo scorso gennaio, al quale hanno partecipato oltre 300 persone, l’Apat inaugura il primo di una serie di incontri tematici per approfondire le singole matrici ambientali. Partecipano al workshop rappresentanti dell’Apat, del Ministero dell’Ambiente, delle università italiane, del Cnr e del Consiglio per la ricerca in Agricoltura (Cra).
Il suolo è alla base di tutte le forme di vita terrestre ed ospita una parte considerevole della biodiversità biologica presente in natura. Eppure è uno degli elementi meno studiati e più sottoposti alle pressioni delle attività umane. Per porre un freno alla perdita di biodiversità e al crescente degrado dei terreni occorre impostare ex-novo una corretta azione di tutela dell’ecosistema suolo e di tutto il patrimonio biologico in esso contenuto.
Il workshop fornisce un necessario aggiornamento sullo stato delle conoscenze dei diversi gruppi di organismi viventi nel suolo, dei quali l’Italia vanta la maggior diversità in Europa. Buona parte di essi sono utilizzati per il biomonitoraggio ambientale del suolo e nella giornata di studio si discute sul percorso da affrontare per inserirli in una normativa tecnica nazionale. Tanti gli esempi di utilizzo degli organismi del suolo nel monitoraggio dell’ambiente. I funghi, negli ultimi anni, stanno assumendo il ruolo di bioindicatori della qualità di un territorio. Così come l’osservazione delle comunità di formiche, i cosiddetti “ingegneri dell’ecosistema”, aiuta a valutare se i processi di ripristino ambientale e di rinaturalizzazione dei suoli vengano effettuati correttamente. Gli acari oribatei, invece, intervengono nella frammentazione dei detriti vegetali e nella decomposizione del suolo: per questo possono offrire utili indicazioni per la gestione degli ecosistemi. Le specie di nematodi, predatori di batteri e protozoi, possono rivelare situazioni di contaminazione chimica del substrato del suolo.