Le chiacchiere del bar diventano un manifesto politico

Ogni giorno in provincia di Arezzo oltre centocinquantamila persone si incontrano in un bar o al ristorante, si scambiano opinioni, parlano. Anche di politica.
Adesso queste “chiacchiere da bar” si sono trasformate in un serio manifesto politico, che i circa 1.400 titolari di pubblici esercizi del territorio, insieme ai loro colleghi di tutta Italia, hanno deciso di sottoporre ai candidati alle prossime elezioni politiche. Dall’occupazione allo sviluppo fino ai nodi critici di tasse, potere d’acquisto e sicurezza, il manifesto contiene un elenco di temi e suggerimenti per indirizzare il lavoro del Governo che verrà.
“È un documento che raccoglie i valori, ma anche i desideri e le speranze della gente che quotidianamente entra nei nostri locali” spiega Lucio Mearini, presidente provinciale di FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio, “abbiamo eliminato le critiche fini a se stesse. Non ci interessavano rabbia o piagnistei, volevamo solo rendere noto ciò che la gente comune pensa e si aspetta veramente dalla politica. Su questo abbiamo costruito alcune proposte concrete di azione”.
Con questa iniziativa i pubblici esercizi sottolineano così la loro funzione sociale. “Da sempre i bar” dice il presidente Mearini “oltre a presidiare il territorio, sono luoghi privilegiati di incontro e di scambio di opinioni, nelle città come nei centri più isolati. Luoghi in cui si esercitano libertà d’opinione e democrazia. È tempo che la politica ci riconosca il ruolo e l’importanza che ci competono”.
“Il nostro” prosegue “è il sistema di imprese più capillare e diffuso in Italia, tanto vicino alla gente quanto invece rischia di esserne lontana certa politica”.
Sei gli aspetti che per gli esercenti come per i consumatori sono fondamentali per far funzionare meglio il sistema Italia. Per esempio: dare maggiore potere d’acquisto ai cittadini restituendo loro i soldi sottratti con l’aumento delle tasse; continuare nelle liberalizzazioni iniziando dai servizi pubblici locali; proteggere meglio i locali pubblici da vandalismo, violenze e usura, affinché possano contribuire ancora di più alla sicurezza delle città; stanare i 200 miliardi di ricchezza guadagnati illegittimamente dagli evasori totali e da chi lavora abusivamente; puntare sullo sviluppo del turismo.
“In un clima di amicizia e di confronto, inviteremo i nostri clienti ad andare a votare” dice il presidente provinciale di Fipe Confocmmercio “per far valere queste richieste sulla classe politica. Non è astenendosi dalle urne che possiamo cambiare l’Italia. In questo momento c’è bisogno di dare fiato alle voci di protesta”.