Lo ‘Sbirro invisibile’ Gianni Palagonia intervistato per Zoom

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AREZZO – Il suo volto non si vede mai. Il suo vero nome lo conoscono in pochi. Fa il poliziotto. Ha scritto due libri-verità, “Il silenzio” e “nelle mani di nessuno”. Sulla mafia, che combatte da 25 anni, e su grandi misteri del nostro Paese ai quali ha lavorato in squadre speciali della polizia. Dall’immigrazione clandestina ai delitti di Marco Biagi e Emanuele Petri. E non è un caso che la presentazione dei suoi libri avvenga sempre ad opera di personaggi di primo piano delle istituzioni e del giornalismo. Ad Arezzo è stato il Pm Roberto Rossi a metà dicembre. A Tuoro sul Trasimeno, città in cui viveva Emanuele Petri, il 15 gennaio saranno Carlo Lucarelli, scrittore, autore e conduttore della trasmissione "Blu Notte" e Massimo Mannucci, scrittore, Sostituto Procuratore Presso la Procura di Livorno.
“Nelle Mani di nessuno” narra molti aspetti poco conosciuti delle indagini legate all’omicidio di Emanuele Petri e alla morte del terrorista Mario Galesi, che rappresentarono una svolta nella lotta contro le Brigate rosse.
Ma nel libro, leggendo attentamente, si trovano spunti e notizie utili a capire che la mafia non abita più in Sicilia e che proprio in territori come quello aretino, toscano e umbro, hanno trovato spazi di azione, soprattutto con grandi risorse economiche. Una infiltrazione pesante, continua, pericolosa, verso la quale ci sono sguardi distratti ed altri noncuranti.
Ivo Brocchi, per Teletruria, ha fatto una lunga intervista con Gianni Palagonia. Un faccia a faccia che andrà in onda nel programma Zoom, in onda mercoledì 30 dicembre alle ore 22,30. Palagonia racconta fatti noti e meno noti della mafia e non solo, spiegando che la mafia è piu vicina a noi di quanto si pensa. Qui non spara, ma compra, ma fa affari e si insedia nella nostra società. E, non senza commozione, ricorda il sacrificio di Emanuele Petri, un delitto che ha portato a smantellare le nuove cellule delle brigate rosse.
"In Sicilia non si ammazza più, e questo è il termometro per capire che le cose per la mafia vanno bene. Tutti pensano che dopo qualche arresto eccellente la mafia sia stata sconfitta. Ma lo sanno anche i bambini – spiega Gianni Palagonia – che quando c'è troppo silenzio è perché gli affari tirano. Le bande hanno imparato la lezione: lavorano a compartimenti stagni e se uno si pente può fare arrestare cinque persone, non più cento come prima. Negli ultimi dieci anni noi inquirenti non abbiamo fatto che quello che ci dicevano i pentiti, perdendo il contatto con il territorio, con i confidenti, con la strada, e adesso è di nuovo il buio. Ci vorranno anni prima di capire che sta accadendo, cosa fa la nuova mafia. Le loro parole d'ordine oggi sono riciclaggio, investimenti, alberghi. E poi la borsa, la ripresa dell'edilizia, i grandi appalti, e soprattutto la politica. La mafia può essere il ragazzo che ti pianta la pistola in faccia, ma più spesso è un tizio con la cravatta, e nella giacca solo la penna per firmare assegni e atti notarili. Io su questo avrei una storia da raccontare. Ho quasi quarant'anni – sottolinea il poliziotto/scrittore – sono un poliziotto, ma questa non è una biografia. Solo un pezzo di Sicilia, e di me, e di tutti noi. Sono un poliziotto. Non proprio uno dei tanti: uno scomodo, così dicono".
La sua è una voce che racconta di grandi appalti e di affari sporchi, di stragi e di morti ammazzati. Una storia di rabbia e ostinazione, che mostra il volto della mafia di ieri e di oggi.