Lav: ‘Meglio nudi che in pelliccia’

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La LAV ha promosso oggi in piazza san Michele a Arezzo una manifestazione per informare e sensibilizzare i consumatori sulla crudeltà a cui sono sottoposti milioni di animali, tra cui anche cani e gatti, allevati e uccisi in maniera violenta per la loro pelliccia. Si è trattato di un flash mob, un’azione improvvisa che ha visto coinvolti molti volontari della maggiore associazione italiana per la difesa dei diritti degli animali. La performance doveva catturare l’attenzione su questo tema delle tante persone presenti in città, e ci è riuscita: i partecipanti si sono praticamente "spogliati", rimanendo solo con la biancheria intima, ma sempre coperti dai manifesti di protesta che riportavano lo slogan “Meglio nudi che in pelliccia!”.

«Se le pellicce intere sembrano quasi passate di moda», hanno spiegato Ilaria Isacchi e Benedetta Papi del direttivo della LAV di Arezzo, «la pelliccia è riapparsa purtroppo in maniera diffusa negli inserti, cioè nei cappucci e nei colletti di giubbotti e cappotti, nei guanti e nelle finiture di altri accessori, che molte persone credono essere di materiale sintetico, ma che in alcuni casi potrebbero essere anche in pelliccia di cane e di gatto, nonostante sia vietato dalla normativa italiana ed europea».

Ogni anno per la nostra vanità l'industria della pelliccia uccide oltre 50 milioni di animali, esclusi i conigli che sono oltre 900 milioni. Per ricavare un "normale" cappotto di pelliccia sono necessari 12-15 linci, 10-15 lupi o coyote, 15-20 volpi, 60-80 visoni, 27-30 procioni, 10-12 castori o 60-100 scoiattoli (dati: Fur Free Alliance). L'elenco delle specie sfruttate per l'allevamento è lunghissimo, le più diffuse includono visoni e lontre, castori e conigli, ermellini e volpi, zibellini e scoiattoli.
«Questi animali vivono e muoiono in condizioni atroci», ha detto Marco Gallorini, responsabile della sede aretina della Lega anti vivisezione. «I sistemi di uccisione sono volti al minor danneggiamento possibile del manto. I visoni vengono soppressi tramite soffocamento, in speciali camere a gas, con il monossido o il biossido di carbonio. La morte è lenta e provoca fitte lancinanti alle vie respiratorie. Per gli altri animali sono previste varie alternative, la rottura delle ossa cervicali, l’ asfissia, le scariche di corrente elettrica, il colpo alla nuca, le iniezioni letali». Per quanto riguarda in particolare il lapin, cioè la pelliccia di coniglio, la LAV ha tenuto a precisare che non è come si crede un semplice sottoprodotto dell'industria della carne, ma milioni di conigli vengono allevati solo per la loro pelliccia.


La LAV lancia pertanto un appello ai consumatori, invitandoli a non comprare accessori o indumenti in pelliccia di qualunque animale, o vestiti con ornamenti in pelliccia, e invita contemporaneamente i commercianti a non immagazzinare in vista del periodo invernale capi di questo tipo.
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