Domenica “giornata del sollievo”. In distribuzione un opuscolo con tutti i servizi attivi per combattere il dolore

Ospedale San Donato

AREZZO – Il 25 maggio è la “giornata del sollievo”. E da domenica prossima in tutti gli ospedali della nostra provincia saranno in distribuzione depliant informativi per illustrare le attività svolte, le normative, i percorsi legati alle cure senza dolore e alle cure palliative. Un diritto che spetta a tutti i cittadini e al quale da anni si lavora con risultati importanti.

In Italia sono circa 15 milioni le persone affette da dolore cronico, di cui un 10% legato a malattia oncologica. Un esercito di persone sofferenti in conseguenza di patologie vertebrali, artrosi, cefalea, neuropatie periferiche.

Il dolore incide notevolmente sulla vita quotidiana: secondo recenti indagini il 23% delle persone con dolore dichiara di aver dovuto cambiare la propria posizione sociale; il 14-17% di aver perso il lavoro; il 20% di aver cambiato il lavoro; il 28% ha avuto modificato il ruolo di responsabilità nella propria mansione.

Elevata anche la proporzione di persone che vivono un senso di abbandono o la perdita di ruolo all’interno della famiglia (18%); il 22% presenta depressione diagnosticata, un 50% manifesta senso di sfiducia e malessere. Ogni anno vengono perse 3 milioni di ore lavorative per problemi riconducibili al dolore cronico. Eppure il dolore è spesso considerato, sia dai pazienti che dai medici, come parte della malattia da accettare e sopportare.

OSPEDALE SENZA DOLORE

Nella Usl 8 è attivo il Comitato per un ospedale senza dolore (COSD), organo consultivo provinciale le cui origini risalgono a 10 anni fa. Il COSD è  attualmente presieduto da Massimo Gialli, Direttore Sanitario Ospedaliero. E’ composto da medici e infermieri esperti nella terapia del dolore in genere o nella terapia di quei dolori che hanno una loro specificità (acuti, cronici, post-operatori, derivati da patologie cancerose, ecc.). E’ inoltre presente personale sanitario specializzato nella cura di malattie fra loro diverse ma che provocano tutte sofferenze di vario grado. Ne fanno parte, a pieno titolo, alcuni rappresentanti del volontariato: Federconsumatori, Coordinamento del Volontariato, L’Associazione dei malati reumatici, Cittadinanza Attiva, Tribunale per i Diritti del Malato.

Questa struttura organizza l’informazione e la formazione del personale sanitario sulle tecniche anti-dolorifiche (e sui modi e sui motivi per praticarle); a superare i pregiudizi correnti sull’uso della morfina; a verificare e monitorare l’impiego degli oppiacei; ad aggiornare i medici di famiglia etc..

Una apposita legge del 2010 impone di annotare sulla cartella clinica il grado di dolore che il paziente prova, così come avviene per la pressione arteriosa o per la temperatura. Invertendo così le procedure tradizionali non è più il malato che, giunto allo stremo della sopportazione, domanda aiuto per le sofferenze che lo opprimono, ma il medico o l’infermiere che gli chiedono se soffre e quanto soffre, a suo giudizio. È l’inizio di una conversazione che avvicina il paziente al medico e il medico al paziente e conduce al centro del consenso informato.

Il medico e l’infermiere informano, il malato decide. Il principio dell’autodeterminazione, dove essa sia possibile, rimane fermo. Si è avviato così, almeno lo si spera, un dialogo tra medico e paziente, nella maniera più distesa e più feconda possibile. Il fine dell’uno e dell’altro è comune: trovare la giusta dose di quel certo medicinale per quella certa malattia di quel certo individuo. È il principio della personalizzazione della cura, valido non solo per la terapia del dolore, ma per qualsiasi terapia, un principio oggi all’attenzione di tutto il mondo sanitario.

Fra le recenti azioni del Cosd, da segnalare la unificazione dei parametri per la valutazione del dolore fra le diverse strutture, e l’avvio di un progetto che andrà regime dopo l’estate, per l’utilizzo del  protossido di azoto nel controllo del dolore, iniziando dalle maternità e dalle pediatrie.

LE CURE PALLIATIVE

La Rete di Cure Palliative della Usl8  è composta da una comunità di professionisti e di volontari che assistono quelle persone in fase avanzata di malattia per le quali la guarigione non è più un obbiettivo realistico.

Le attività della Rete sono focalizzate più sulla persona che sulla malattia e perseguono  il raggiungimento della migliore qualità della vita  possibile, dando sostegno sia al malato che alla sua famiglia.

Il malato viene assistito dove egli desidera e/o dove l’assistenza può essere migliore. Nella gran parte dei casi, il malato e la sua famiglia desiderano essere assistiti al proprio domicilio (ed infatti le Cure Palliative sono essenzialmente domiciliari).

Nelle zone di Arezzo, Valdarno e Valdichiana è da anni in atto una convenzione con i Calcit di tali zone, i quali mettono a disposizione personale (Medici, Infermieri, Psicologhe) e mezzi (auto e cellulari) che vanno ad integrarsi con personale e mezzi della Zona Distretto.

In queste zone le unità di cure palliative vengono denominate SCUDO (Servizio Cure DOmiciliari), mentre nelle altre Zone Distretto è il personale aziendale che assicura il servizio.

Una attività spesso non in vista, ma di grande sostegno che consente a pazienti gravi di vivere con dignità la propria grave malattia.

Nel 2013 sono state assiste a domicilio 357 persone, negli hospice 81; 1397 le visite mediche effettuate, 326 le persone prese in carico, 26.000 le visite infermieristiche, 13.140 le giornate complessive di assistenza.

LA TERAPIA ANTALGICA

Nella Usl 8 è in funzione anche una struttura (Uos di Terapia antalgica) per lo studio ed il trattamento del dolore.  E’ rivolta a chi soffre di malattie di natura ortopedica, neurologica, diabetica, reumatologica, vascolare, tumorale etc… ed è presente con strutture dedicate in tutte e cinque le zone.

L’algologo è interpellato dai pazienti con dolore acuto e cronico diagnosticato e stabilizzato, dolore che risulta comunemente “ribelle” alle comuni terapie farmacologiche e non.

L’algologo può controllare il sintomo, accelerare la guarigione e la riabilitazione, migliorando la qualità della vita. Oppure, in quei pazienti con un “dolore da definire”, può aiutare i colleghi specialisti al raggiungimento di una diagnosi, chiarendo la sorgente anatomica del dolore.

Questo specialista  è in grado di chiarire i meccanismi di produzione e di mantenimento (fisiopatologia) del dolore e le vie anatomiche di conduzione, ed inoltre, svolgendo un ruolo di coordinamento nell’intervento di altri specialisti può evitare una frammentazione e dispersione del lavoro con un prolungamento, quindi, del tempo della sofferenza.