La Giornata Mondiale del Rifugiato

donne rifugiati - immigrazione

Comune di Arezzo, Oxfam Italia e Arci insieme per una “Passeggiata migrante” nel cuore multietnico di Arezzo, assieme ai rifugiati accolti in città. I dati sugli arrivi e l’accoglienza ad Arezzo

C’è chi è scappato dalla Nigeria ferita dalle violenze perpetrate dall’organizzazione jihadista Boko Haram. Chi ha abbandonato un Pakistan insanguinato dalle persecuzioni religiose dei talebani. E chi ha lasciato un Mali ancora infiammato da una brutale e prolungata guerra civile. Volti, sguardi e storie diverse di profughi e rifugiati politici che hanno deciso di abbandonare un passato di persecuzioni e violenza per andare alla ricerca di una nuova serenità. E che ora, dopo lunghi e pericolosi viaggi della speranza, hanno finalmente trovato ad Arezzo un tetto, un pasto caldo e un sorriso grazie ai servizi di accoglienza predisposti assieme dall’amministrazione comunale, Oxfam Italia, Arci e delle diverse associazioni coinvolte nel sistema di accoglienza in coordinamento con la Prefettura di Arezzo. Piccoli ma importanti successi che messi insieme restituiscono un significato diverso alla Giornata Mondiale del Rifugiato che ricorre oggi venerdì 20 giugno. Di fronte, la difficile situazione dell’accoglienza dei migranti sbarcati sulle coste siciliane e poi giunti sul nostro territorio: sono stati oltre 50 mila gli arrivi nel nostro paese dall’inizio dell’anno.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, sono partite anche ad Arezzo le “Passeggiate Migranti” promosse da Oxfam Italia che, grazie alla collaborazione con Arci hanno permesso ai 23 rifugiati accolti in città attraverso il progetto SPRAR, di andare alla scoperta del cuore multiculturale della città. Divisi in due gruppi, i beneficiari del programma di accoglienza insieme a una mediatrice culturale sono partiti intorno alle 9,30 dalla Casa delle Culture per poi proseguire, dall’incrocio tra via Garibaldi e via Madonna del Prato, verso via Petrarca, Campo di Marte e l’area archeologica del Pionta, concludendo quindi la passeggiata con via Guido Monaco e i Portici. Le 5 donne e i 18 uomini del progetto SPRAR, accolti da Arci, provengono da Nigeria, Pakistan, Mali, Iran, Iraq e Somalia e hanno avuto così modo di conoscere meglio la città che li ha accolti. Avendo inoltre l’occasione di condividere le storie dei loro viaggi, della loro vita prima dell’inevitabile fuga, delle speranze che li hanno spinti a lasciare il loro paese alla ricerca di una nuova casa ad Arezzo.

Le “Passeggiate Migranti”,già realizzate da Oxfam Italiacon grande successo di partecipazione in altre città italiane, da Firenze a Roma, sonoun viaggio alla scoperta del cuore multietnico dei luoghi.Un’occasione unica per osservare le città con occhi diversi e scoprire, grazie agli accompagnatori interculturali, appositamente formati per il progetto gli spazidell’incontro interculturale.Dopo questa prima esperienza, il progetto da settembre vedrà un ricco calendario di appuntamenti aperti alla partecipazione di aretini e turisti.

Stefania Magi, assessore all’integrazione del Comune di Arezzo: “In occasione della giornata mondiale del rifugiato indetta dalle Nazioni Unite, anche Arezzo dà un segno tangibile di accoglienza. È qualcosa di simbolico, una Passeggiata Migrante a margine di un importante convegno che ha portato ad Arezzo le voci di tante esperienze europee in tema di accoglienza.

Chiediamoci però chi sono le persone che accogliamo? Sono 45 milioni, nel mondo, gli uomini e le donne costrette alla fuga da situazioni di guerra e persecuzione, da crisi come quelle di Iraq, Siria, Sudan e Repubblica Centrafricana. L’impatto maggiore dei flussi non è sui paesi come il nostro, è sui paesi vicini dell’Africa e dell’Asia. Ad esempio il Libano e la Giordania.

Siamo impegnati politicamente, come amministrazione, come PD e come ANCI, per una gestione migliore della situazione, che preveda la valutazione delle richieste di asilo da parte di una commissione europea, magari anche prima della traversata, che smisti poi gli aventi diritto in Europa. E che a livello nazionale si passi dall’emergenza alla programmazione. A livello locale la maggior parte dell’accoglienza è affidata alla prefettura. L’impegno politico forte delle amministrazioni è evitare grandi concentrazioni di persone, baraccopoli o caserme, che impattano negativamente anche sulle comunità ospitanti. Vogliamo mantenere il modello di accoglienza diffusa del nostro territorio, dove le persone sono controllate sul piano sanitario e avviano percorsi di integrazione e autonomia. D’altronde lo stesso pontefice ha ammonito: ‘non basta dare un panino, ma bisogna accompagnare queste persone. A cosa servono alla Chiesa i conventi chiusi? I conventi dovrebbero servire alla carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo».

Questo sarà possibile grazie all’impegno di un  terzo settore che si conferma particolarmente generoso e capace e grazie alla collaborazione delle diverse istituzioni, la ASL, la diocesi in primis, che stanno collaborando anche mettendo a disposizione strutture adatte”.

I profughi ad Arezzo: dati e numeri

Oltre ai 23 migranti accolti attraverso il progetto SPRAR, nel Comune di Arezzo si contano altri 43 migranti che, nella recente ondata di sbarchi sulle coste siciliane, hanno trovato ospitalità grazie al lavoro delle istituzioni e delle associazioni del territorio coinvolte.Mentre sono 170 quelli accolti nel complesso in Provincia dall’aprile di quest’anno. Oxfam Italia ospita attualmente in quattro diverse strutture 32 rifugiati provenienti da Mali, Nigeria, Sudan, Gambia e Senegal, in coordinamento con la Prefettura di Arezzo e i soggetti del territorio coinvolti nel progetto Emergenza 2014. I beneficiari hanno ricevuto tutti i beni di prima necessità (sistemazione, cibo, pocket money…) e hanno effettuato le visite mediche obbligatorie che hanno rilevato l’assenza di ogni tipo di malattia infettiva. In attesa della risposta della Questura di Firenze per la formalizzazione dello status di rifugiato politico, stanno inoltre svolgendo corsi di italiano e di informatica oltre a essere impegnati in attività socialmente utili come la recente partecipazione alla Giornata del Decoro, promossa dal Comune di Arezzo. Oltre a Oxfam e Arci partecipano ai progetti di accoglienza in coordinamento con la Prefettura di Arezzo i seguenti enti e associazioni: Associazione Culturale del Bangladesh, Albergo Sport (con l’assistenza socio-sanitaria della Confraternita della Misericordia), laFraternita dei Laici, l’associazione Migrantes, la Caritas (associazione Sichem), il comitato provinciale di Arezzo della Croce Rossa Italiana, l’Hotel Helianthus (con l’assistenza socio-sanitaria della Croce Rossa Italiana) e l’albergo Il Canto del Fuoco (con l’assistenza socio-sanitaria di Speranza Futura).

Il lavoro di Oxfam per l’emergenza profughi in Siria

L’esodo di migranti e profughi purtroppo non è solo un fenomeno che colpisce l’Italia e il nostro territorio. Oxfam Italia, associazione umanitaria nata ad Arezzo, è infatti impegnata da oltre tre anni nell’assistenza dei rifugiati scappati dalla guerra civile in Siria e giunti nei campi profughi di Libano e Giordania, e ha già portato assistenza a oltre 900 mila persone tra gli 2,8 milioni di rifugiati che hanno lasciato il paese medio-orientale. Grazie anche alla solidarietà degli aretini che hanno sostenuto nel tempo la raccolta fondi a sostegno dell’intervento umanitario, Oxfam sta distribuendo aiuti in denaro e voucher che permettono ai rifugiati di acquistare beni essenziali, carburante, stufe, coperte e vestiti, così che ne tragga vantaggio anche l’economia dei paesi ospitanti. Nei campi profughi palestinesi del Libano, Oxfam offre inoltre sostegno psicologico a donne e bambini, che più di tutti soffrono il trauma della lontananza da casa e dell’esclusione. Queste sono le loro testimonianze: https://www.youtube.com/watch?v=D_PpW7n2UDI&feature=youtu.be

Il lavoro dello SPRAR sul territorio

Attivo dal 2008, il progetto SPRAR è gestito da Arci Comitato Regionale Toscano insieme ai comitati territoriali Arci di Arezzo e Valdarno, in collaborazione con le amministrazioni comunali di Arezzo, Montevarchi, Bucine e Sansepolcro. Gli ospiti del progetto sono richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, che hanno diritto a un periodo di accoglienza in appartamenti situati ad Arezzo e nei Comuni partner del progetto. I beneficiari hanno diritto all’assistenza medica e legale e vengono coinvolti in varie attività di integrazione sul territorio: corsi di lingua italiana organizzati presso la Casa delle Culture e nei centri di formazione per adulti del territorio provinciale, percorsi individualizzati di formazione professionale in collaborazione con i Centri per l’impiego, ricerca lavoro attiva sul territorio, sostegno all’uscita attraverso borse alloggio o pocket integrazione a seconda del percorso di uscita individuale. In questo percorso, gli ospiti dello SPRAR hanno a disposizione un servizio di mediazione culturale svolto da Oxfam Italia. Vengono inoltre studiati percorsi ricreativi, sportivi e di svago in collaborazione con la UISP, i circoli Arci e i CAS presenti nel territorio. Nel corso degli ultimi 3 anni di progetto c’è stato un turnover di 37 ospiti, tutti usciti con integrazione lavorativa, a eccezione di un caso preso in carico dai servizi sociali del Comune di Arezzo. Attualmente la capienza per l’ospitalità dei migranti giunti ad Arezzo attraverso il progetto SPRAR è stata allargata da 25 a 50 posti disponibili.

Rachele Nucci, responsabile accoglienza profughi per Oxfam Italia Intercultura: “guardare alla città con gli occhi dei migranti. Raccontare le nuove culture e come si sono integrate nel territorio. Tutto questo sono le ‘Passeggiate Migranti’ promosse da Oxfam. Un percorso di integrazione nel quale i migranti sono protagonisti, dove  il primo fattore di integrazione riguarda il sentire come propria la comunità e il territorio nel quale si sono fermati. Durante le passeggiate i migranti arrivati, avranno l’occasione di raccontare ad aretini e turisti la loro cultura, le loro tradizioni culinarie, in quali negozi o ristoranti si possono gustare i prodotti tipici del loro paese. Raccontare se stessi, la propria cultura, come si vive nella città che li ha accolti, è un primo straordinario passo per costruire percorsi duraturi di integrazione”.

Simone Ferretti, responsabile immigrazione Arci regionale: “l’accoglienza non è solo un fatto materiale, si costruisce anche mischiando i volti delle persone, i volti degli abitanti e i volti di questi uomini e donne che hanno visto situazioni dolorose e che adesso chiedono da parte nostra espressioni di speranza e umanità”.