“Imu, ci sono i margini per diminuire l’aliquota”

Tavolo Imu
Tavolo Imu

No all’aumento dell’aliquota Imu sugli alberghi, già penalizzati da una rivalutazione catastale che li costringe a pagare la tassa sugli immobili più alta d’Italia e che anzi potrebbe essere attutita da una diminuzione dell’aliquota – oggi allo 0,87 – fino allo 0,76 consentito per legge. No all’introduzione della tassa di soggiorno, soprattutto a stagione ormai avviata, visto poi che solo 3 Comuni su 10 la applicano in Toscana. No all’introduzione della tariffa sui servizi indivisibili Tasi, un duplicato inaccettabile di tante altre imposte e tariffe. No all’applicazione della Tari sulle superfici degli alberghi che non producono rifiuti in maniera significativa, come hall, corridoi ai piani e sale convegni. Infine un sì: sì all’apertura di un tavolo di concertazione con gli operatori e le associazioni di categoria per varare finalmente un organismo di governance che dia al turismo aretino un indirizzo preciso e strategie di marketing in grado di attuarlo.

Sono queste le proposte che gli albergatori aretini, riuniti oggi (mercoledì 2 aprile 2014) presso la Confcommercio di Arezzo, hanno raccolto in un documento unitario da presentare all’Amministrazione Comunale. Quattro no ed un sì che, in prospettiva, potrebbero decidere delle sorti del turismo aretino e delle 19 strutture alberghiere ubicate sul territorio comunale, oltre che dei lavoratori che vi gravitano intorno, sia dipendenti diretti che delle aziende dell’indotto.

Su alcuni punti, come l’esenzione dalla Tasi o il blocco dell’aliquota Imu, hanno già avuto nei giorni scorsi alcune rassicurazioni dallo stesso Sindaco Fanfani, ma ora vogliono il nero su bianco su ogni punto per fermare quell’aumento dell’imposizione fiscale che – a parere unanime – in questo momento sarebbe una vera catastrofe.

“è apprezzabile che il Comune di Arezzo proponga di non applicare la Tasi e di non aumentare l’Imu agli alberghi. Nel primo caso, si tratta di un risultato importante, nel secondo caso, invece, c’è bisogno che si faccia di più”, fanno sapere gli albergatori spiegando le loro ragioni: “ad Arezzo, a differenza degli altri Comuni italiani, gli immobili alberghieri hanno subito una rivalutazione catastale nel 2001, per questo l’aliquota Imu incide in maniera non solo disastrosa ma addirittura spropositata rispetto a quanto fa altrove: lo stesso albergo che ad Arezzo paga 50mila euro di Imu l’anno, a Rimini ne pagherebbe 15mila! Ogni minima variazione della percentuale, al rialzo o al ribasso, ha potere di vita e di morte sulle nostre imprese. Per questo è importante, e noi lo chiediamo a gran voce da tempo, che l’Amministrazione di Arezzo per darci respiro non si limiti a non aumentare l’aliquota, ma vada oltre decidendo di diminuirla, come consente di fare la legge nazionale”.  In effetti, il Governo, all’art 6 del Decreto Legge 6 dicembre 2011 n 201, ha fissato l’aliquota per il calcolo dell’Imu allo 0,76%, con la possibilità per i Comuni di aumentarla o diminuirla al massimo di 0,3 punti percentuali. Il Comune di Arezzo l’ha fissata allo 0.87% quando, è pur vero, avrebbe potuto spingersi molto più in là. Ma potrebbe diminuirla, considerando la questione delle rivalutazioni catastali. Il Comune di Sansepolcro, per esempio, si “accontenta” dello 0,82%. Di fatto, tutti i Comuni potrebbero tornare più in basso verso quello 0,76.

La questione di fondo, per gli albergatori, è che “il turismo nel Comune di Arezzo è ancora allo stato embrionale e soffre, da sempre, della mancanza di politiche strategiche coordinate ed incisive. Arezzo come destinazione è penalizzata da molti fattori, comprese le infrastrutture inadeguate, e questo la porta ad avere poco appeal sul mercato turistico. Quando andiamo a fare le contrattazioni con i tour operator, non possiamo sfruttare minimamente l’immagine della città, come fanno invece i nostri colleghi di destinazioni più celebri, ma contiamo solo su noi stessi, sulle dotazioni delle nostre strutture e, purtroppo sempre di più, sulla leva del prezzo”.

Tradotto in parole povere, non importa che ad Arezzo siano nati grandi personaggi Mecenate o il Vasari o che ci siano capolavori assoluti come la Croce dipinta da Cimabue: il mercato lo sa a malapena e comunque non basta questo a vincere la sfida con altre località.

“Il 70% dei turisti che restano nel Comune dorme nei nostri alberghi, per la maggior parte si tratta di persone che vengono per motivi di lavoro o di gruppi organizzati da tour operator che si fermano da noi solo per dormire e solo perché non c’è tassa di soggiorno, non perché vogliono visitare la città. Se mettiamo la tassa di soggiorno,  perdiamo pure loro”, denunciano gli albergatori, che sottolineano: “solo il 36% dei Comuni toscani applica questa tassa, il 64% no. Ora, visto che il nostro Comune è uno di quelli a più bassa incidenza turistica, perché dovrebbe rientrare nella minoranza, insieme a città ben più posizionate sul mercato come Firenze, Siena o Lucca?”.

Il cahier de doléances‎ degli albergatori aretini non si ferma qui. Nel documento che presenteranno al Comune ricordano infatti come, negli ultimi tre anni, la tariffa media di vendita di ogni camera si sia ridotta addirittura di ben 6,67 euro. La leva del prezzo è l’unica che abbiamo a disposizione in questo frangente, ma vendere a prezzi più bassi vuol dire anche avere meno ricavi e meno soldi per investire. “Inutile che negli ultimi tre anni sia aumentato anche il tasso di occupazione del +5% e che dunque si vendano più camere. Se le vendiamo a meno, l’effetto positivo è annullato”. E annullato è pure l’effetto dell’aumento di turisti nel Comune, visto che sono aumentati pure, e in maniera anche più significativa, i posti letto per accoglierli. Così, se è vero che  si è passati dai 199.874 arrivi del 2010 ai 265.443 del 2012 (ultima rilevazione disponibile Istat-Provincia di Arezzo), è pur vero che sono aumentate considerevolmente anche le strutture ricettive, alberghiere e non.

A questo punto, gli albergatori hanno espresso con dovizia di particolari il loro parere. La parola passa ora al Sindaco Fanfani e alla sua Giunta, che dovranno valutare con attenzione le istanze della categoria. Con un occhio attento al futuro del turismo sul territorio e dei tanti occupati del settore.