Nasce ad Arezzo la prima Prostate & Genitourinary Cancer Unit della Toscana. Accompagnerà i pazienti (oltre mille all’anno) in un percorso assistito, dalla diagnosi alla cura, alla riabilitazione

Prostate Cancer Unit
Prostate Cancer Unit

Amunni (ITT): “Qui è stata anticipata la delibera della Regione. Professionisti preparati, numeri adeguati e tanta ricerca”.

AREZZO – La Asl di Arezzo sarà la prima in Toscana ed una delle prime in Italia ad attivare una “Prostate Cancer Unit”. Anzi, la Unit Aretina estenderà l’attività multidisciplinare e la sua mission a tutta la patologia oncologica genitourinaria creando quindi di fatto una “Prostate & Genitourinary Cancer Unit (PGCU). Come avviene per ogni percorso assistenziale che interessa i cittadini in presenza di un tumore, anche in questa occasione non mancherà il contributo diretto del Calcite e della Fondazione Cesalpino che cofinanziereranno i contratti per i medici oncologi aggiuntivi necessari all’attivazione di questo servizio.

“Le neoplasie dell’apparato genitourinario nei maschi – ha spiegato il direttore del dipartimento oncologico della Asl8 di Arezzo Sergio Bracarda – sono tra le più frequenti in assoluto fra i tumori solidi. Nel corso degli ultimi anni si sono resi disponibili per il trattamento di queste patologie, e in particolare di quelle prostatiche e renali, un numero crescente di nuovi approcci terapeutici chirurgici, radioterapici e farmacologici, rendendo non solo auspicabile ma doveroso un approccio multidisciplinare al trattamento di queste patologie.

La creazione di “Prostate (& Genitourinary) Cancer Unit” sul modello delle Breast Cancer Units, viene considerata al momento attuale, come detto anche nel corso della Conferenza Stampa Regionale, la miglior ottimizzazione possibile dell’attività multidiscipinare già presente in Toscana, aggiungendo livelli organizzativi adeguati ad una elevata complessità e qualità decisionale.”

NUMERI DA CAPOGIRO.

Nell’ambito delle neoplasie solide dell’adulto, il tumore della prostata è al primo posto per incidenza, rappresentando il 12% di tutti i tumori nel sesso maschile (il tumore del polmone è al secondo posto). L’81% circa dei pazienti con carcinoma della prostata (raro sotto i 45 anni) ha più di 65 anni con un’incidenza di 270 casi per 100.000/anno. In provincia di Arezzo si arriva a oltre 700 pazienti all’anno.

La corretta gestione del paziente con sospetto o diagnosi di neoplasia della prostata, dalla diagnosi precoce al corretto planning terapeutico e al follow-up, presuppone un approccio multidisciplinare condiviso fra Urologi, Radioterapisti e Oncologi, oltre ad uno stretto rapporto con molte altre figure mediche indispensabili al raggiungimento degli obiettivi di qualità di una Unit, ivi compreso lo psico-oncologo. Tale approccio caratterizza e caratterizzerà un Centro di Eccellenza per la gestione di tali patologie.

“La professionalità, la casististica, la capacità di fare ricerca a livello nazionale ed internazionale che qui abbiamo riscontrato – ha detto Gianni Amunni direttore dell’ITT – fanno di Arezzo un centro di eccellenza a livello italiano ed europeo. Naturale che proprio da qui si iniziasse questo percorso che garantisce il meglio ai cittadini. Loro non lo dicono, ma voglio sottolineare che qui i medici che fanno ricerca, invece di tenere per se i proventi, li destinano interamente a migliorare i percorsi terapeutici e di sperimentazione, confinanziando in questo caso il personale della Unit”.

Lo scopo della Prostate & Genitourinary Cancer Unit, è quello di facilitare e sistematizzare per il paziente tutti i passaggi richiesti da una gestione completa, dal sospetto iniziale alla successiva valutazione multidisciplinare, dalla programmazione all’effettuazione del trattamento terapeutico più appropriato, secondo standard internazionali o anche sperimentali, al monitoraggio (follow up) e alla verifica di efficacia del lavoro svolto (Audits interni periodici).

Tra gli obiettivi di ogni Breast o Prostate Unit ci sono anche la messa a punto o la proposta di Protocolli Terapeutici sia routinari che sperimentali. La ricerca clinica in Oncologia ha portato infatti nel corso degli ultimi dieci anni, in particolare nell’ambito delle neoplasie genito-urinarie, ad un drastico cambiamento degli standard terapeutici. Per neoplasie come il carcinoma renale ed il carcinoma della prostata, ci sono attualmente a disposizione farmaci biologici a bersaglio molecolare, efficaci sia in prima linea che in linee successive di trattamento. Sono inoltre in corso studi che uniscono tali approcci ad approcci convenzionali quali chirurgia e radioterapia.

In questa nuova organizzazione, che coinvolge strutture e figure disseminate nell’intero territorio provinciale con i suoi cinque ospedali, entrano nel protocollo di diagnosi e cura altre 4 forme tumorali.

“Il carcinoma renale – spiega il direttore della urologia della Asl8 Michele De Angelis “ che rappresenta il 2-3% delle neoplasie dell’adulto con un picco di incidenza tra i 60-70 anni ed un rapporto uomo-donna di 2:1. In Italia l’incidenza del tumore del rene e delle vie urinarie mostra un incremento tra gli uomini (+1.5%/anno dal 1996 al 2010) e una sostanziale stabilità tra le donne.

Sono 120 in media i casi diagnosticati ogni anno nella provincia di Arezzo, molti di più quelli trattati nell’ambito dei vari protocolli clinici anche sperimentali.

Il tumore della vescica (250 casi annui), i tumori del testicolo (la neoplasia maligna più frequente nella fascia di età dei 15-40 anni, con un incidenza dell’11 %, ed una media di 25 casi annui nella provincia di Arezzo) e il carcinoma del pene (neoplasia rara in Europa, con un picco d’incidenza nella popolazione di età superiore ai 70 anni.”

Il direttore generale Desideri ha ricordato che ad Arezzo c’è una lunga tradizione di cura dei tumori prostatici e genitourinari e che la ricerca e la sperimentazione qui autorizzata ha consentito negli ultimi anni di elevare la qualità del servizio con una forte capacità attrattiva anche da altre regioni.

Il presidente del Calcit Giancarlo Sassoli, richiamando lo spirito con cui la sua associazione è sempre propositiva nei confronti del servizio sanitario, ha voluto richiamare tutti gli operatori e l’azienda ad una particolare attenzione: “non si devono solo curare al meglio, ma vanno anche accompagnati nel percorso per evitare che abbiano la sensazione di un mancato coordinamento e affiancamento in un momento della vita particolarmente difficile come la scoperta di un tumore”.