Farmaci: residui in acque reflue sotto accusa, creano batteri resistenti

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Roma, 9 gen. (AdnKronos Salute) – C’è una fonte di inquinamento molto subdola e pericolosa, perché agisce alimentando la resistenza ai batteri, fenomeno già molto preoccupante in tutto il mondo. Si tratta di quella delle acque reflue, in cui sono presenti sempre più residui di medicinali. E nei flussi urbani, l’inquinamento farmaceutico persistente può far sì che le comunità microbiche acquatiche diventino, appunto, resistenti ai farmaci. In questo modo si rischiano conseguenze per la salute umana, riferisce un nuovo studio pubblicato oggi sulla rivista ‘Ecosphere’.
Emma Rosi, ecologista acquatica del Cary Institute of Ecosystem Studies (Usa) e autrice principale dello studio, spiega: “Le strutture di trattamento delle acque reflue non sono attrezzate per rimuovere molti composti farmaceutici. Eravamo interessati a come i microrganismi reagiscono all’inquinamento farmaceutico”. Per questo, i ricercatori hanno valutato la presenza di farmaci – inclusi antidolorifici, antistaminici e antibiotici – in quattro flussi acquatici a Baltimora, nel Maryland (Usa). Quindi hanno misurato la loro risposta microbica all’esposizione al farmaco.
I risultati sono apparsi chiari: le acque urbane presentavano inquinamento farmaceutico superiore rispetto alle zone suburbane, sia come varietà di farmaci presenti, sia come concentrazione. “Sospettiamo – evidenzia l’esperto – che in questi flussi si siano sviluppate sacche di microbi resistenti ai farmaci”. Per questo, “una gestione efficace delle nostre acque dolci richiederà una maggiore comprensione del modo in cui i contaminanti, compresi i prodotti farmaceutici, influiscono sulle comunità microbiche”.