“La distanza tra me e il ciliegio” un romanzo di Paola Peretti

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Il romanzo di esordio di Paola Peretti “La distanza tra me e il ciliegio”

di Roberto Fiorini

LIBRI per TUTTE le ORECCHIE Paesaggi letterari Settimanali

In contemporanea in 20 paesi è stato pubblicato da qualche mese in Italia, edito da  Rizzoli, il romanzo di esordio di Paola Peretti dal titolo La distanza tra me e il ciliegio.


Un meraviglioso esordio di una autrice dalla scrittura precisa e delicata, tenera ed incisiva, insomma un esordio indimenticabile.

Con infinita dolcezza infatti Paola la Peretti da voce a Mafalda, una bambina alla quale è stata appena diagnosticata una malattia rara e devastante che la porterà, entro pochi mesi, a perdere completamente la vista.

Tutti i bambini hanno paura del buio. Il buio è come una stanza senza porte e senza finestre, con i mostri che ti prendono e ti mangiano in silenzio. Io ho paura solo del mio buio, quello che ho dentro gli occhi“.

Con semplicità Mafalda entra nel cuore del lettore in punta di piedi e lo conquista fin dalle prime pagine.

Ho iniziato a sfogliarlo appena acquistato e in verità non sono riuscito a metterlo via se non prima di averlo letto interamente, fino all’ultima parola.

La malattia agli occhi di Mafalda colpisce una persona su diecimila. 

Mafalda però non è una bambina speciale perché malata.

E’ speciale per la sua fervida fantasia, la sua sensibilità e intelligenza. 

Paola Peretti regala una storia emozionante che va dritta al cuore del lettore, rendendolo ben presto disarmato di fronte al fluire del racconto.

Purezza, forza, emozione.

Una storia bellissima che ha molto da insegnare.

In un’intervista l’autrice ha dichiarato “sto diventando cieca, voglio scrivere non posso piu’ aspettare”.

Ecco allora che nella piccola Mafalda mette la sua malattia, descrivendola con la forza di chi la conosce bene.

I momenti di buio e quella nebbiolina che le appanna gli occhi non permettendole di vedere il mondo come vorrebbe.

Non si tratta però di un romanzo doloroso o strappalacrime, tutt’altro.

Siamo di fronte ad un romanzo forte, talvolta ironico e divertente scritto nel linguaggio meraviglioso dei bambini, con quella magica visione della vita che tutti i bambini hanno.

Una protagonista che conquista con la sua tenerezza e con il suo coraggio.

Mafalda combatte la paura giorno dopo giorno, affidandosi anche a quelle che sono le sue letture preferite. 

Impara a leggere in braille, accetta di provare gli audiolibri, si impegna con tutto il cuore a non dire addio alla sua passione, la lettura.

Nella sua mente vive una specie di amico immaginario: Cosimo, il protagonista del romanzo Il barone rampante.

È a Cosimo – che ha deciso di trascorrere la sua vita sugli alberi e di non mettere mai più piede sulla terra – che Mafalda si rivolge quando ha bisogno di aiuto, raccontando i propri pensieri, paure, speranze.

Ci sono i bambini buoni e quelli che ridono di lei.

I genitori non perfetti e meravigliosi allo stesso tempo.

Il piccolo Filippo, la scuola e la gita scolastica.

E un meraviglioso albero di ciliegio, dove tutti vorremmo rifugiarci prima di cadere.

Ho amato Mafalda.

Ho amato tutti i personaggi di questa fantastica storia.

Se dovessi descrivere con un solo aggettivo questo romanzo sceglierei di sicuro straordinario.

Una storia tenera, autentica e profonda allo stesso tempo, come il coraggio che nasce dalla paura.

La distanza tra me e il ciliegio ci insegna a vedere oltre a quello che ci mostrano gli occhi e a lottare per i propri sogni.

Trova la tua rosa, Mafalda. Il tuo essenziale. Una cosa che puoi fare anche senza gli occhi“.

Tutti i bambini hanno paura del buio, ma Mafalda di più. 

Perché il suo buio è quello che sta dentro i suoi occhi, che pian piano le logora il poco che può ancora vedere. 

Si chiama sindrome di Stargardt, patologia della retina, che giorno dopo giorno ruba la vista dipingendo di macchioline nere la realtà. 

Un romanzo che indaga su ciò che è dentro a ciascuno di noi, quella strada che non serve vederla se la puoi sentire. 

La strada che imbocca Mafalda. 

In attesa di quel buio che si avvicina di capitolo in capitolo, annota in un diario tutto ciò che non potrà più fare: contare le stelle, giocare a calcio, guardare. 

Ma gli amici e la famiglia riescono a farle capire che può vedere in un altro modo e misurare la distanza che la separa dal suo ciliegio con il metro del profumo dei suoi fiori. 

Mafalda inizia allora a fare un elenco di tutto ciò a cui tiene e che riesce ancora a fare. 

Sono contenta. Sono così contenta che mi dimentico perfino di girarmi a salutare la mamma, contenta anche lei, perché lo sa che il mio essenziale è trovare un vero amico, e quando tua figlia di dieci anni trova un vero amico nel buio, be’, io credo che devi essere contenta per forza”. 

Mafalda colma il suo cuore con un contagioso entusiasmo che la spinge a lottare per i suoi sogni e a vedere ciò che ancora non esiste. 

Un romanzo che commuove, che fa sorridere.

Paolo Coelho scrive che “Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: ad essere contento senza motivo, ad essere sempre occupato con qualche cosa e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera”.

In fondo tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, gli alberi e i bambini.

E in questo romanzo ci sono tutte.

UNA RECENSIONE DI ROBERTO FIORINI