Legale sorelle Napoli: “Inquietante stillicidio di veleni, pronte due querele’

Palermo, 21 dic. (AdnKronos) – “Trovo veramente inquietante questo stillicidio di veline, di anonimi con l’obiettivo di delegittimare le mie assistite attraverso documento solo parziali che riguardano il padre, morto nel 2006. Mi sembra di esser tornati negli anni Sessanta. Il clima è esattamente lo stesso. Con veline usate come strumento politico. Tutto questo perché queste signore hanno denunciato e grazie alle loro denunce ci sono indagini in corso. Hanno avuto il riconoscimento di status di vittime della mafia e in questo momento vengono accusate di avere avuto un padre mafiose. Sono solo calunnie, come accertato da una sentenza nel lontano 1974”. A parlare è l’avvocato Giorgio Bisagna, il legale delle sorelle Irene, Gioacchina e Marianna Napoli, le tre imprenditrici agricole di Mezzojuso (Palermo) al centro di polemiche.
Il legale e le tre sorelle, nel corso di un incontro coni i giornalisti, ha annunciato che oggi verrà presentata una querela contro due persone, di cui al momento non vogliono rendere noto l’identità, con l’accusa di diffamazione aggravata nei confronti delle tre sorelle. Si sa solo che uno dei due è un “ex alto ufficiale dei Carabinieri”. “Ho notato che appena il livello si alza un pochino subito parte l’attacco nei confronti del padre – dice l’avvocato Bisagna – e viene chiesto pubblicamente che le sorelle si dissocino dalle presunte condotte mafiose del padre”. Ecco perché oggi verranno presentate due querele per diffamazione aggravata.
“Non ho niente da cui prendere le distanze – dice Ina Napoli – perché Salvatore Napoli era un onesto lavoratore che ci ha inculcato solo onestà. Sono solo accuse infondate, anche perché mio padre dal 1998 era paraplegico e aveva problemi di logopedia e deambulazione. Aveva anche momenti di crisi epilettiche. Queste condizioni sono continuate fino al 2006”. Nei giorni scorsi, il generale dei carabinieri, Nicolò Gebbia ora in pensione, originario di Mezzojuso, testimoniando a un processo a Roma per diffamazione e parlando della latitanza del padrino Bernardo Provenzano, aveva messo a verbale di avere appreso dal metropolita ortodosso di Sarajevo, in un incontro avvenuto nel settembre di 16 anni fa, che “il capomafia di Mezzojuso, Napoli, siccome aveva solo tre figlie femmine ed era anziano, faceva in modo che Provenzano fosse ospitato nel territorio di sua competenza perché si appoggiava all’autorità del boss visto che la sua veniva erosa dall’età anagrafica e dal fatto di non avere figli maschi”.