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I comunisti che vinsero alla lotteria
"I comunisti che vinsero alla lotteria" un romanzo di Vadimiro Polchi

 

Paesaggi Letterari Settimanali,
I romanzi non si raccontano.

La Agrupaciòn Local del Partido Comunista de Pinos Puente (Granada) ha repartido hoy màs de 56 millones de euros con el segundo premio del Sorteo Extraordinario de la Loteria de Navidad” così scriveva il quotidiano di Barcellona La Vanguardia il 22 dicembre 2016.

Non una trama di un romanzo quindi ma realtà.

A vincere l’incredibile premio della lotteria natalizia nazionale era stato un gruppo di comunisti andalusi.

Dopo aver letto questa notizia

Vladimiro Polchi
Vladimiro Polchi

Vladimiro Polchi racconta di aver scritto tutto d’un fiato alcune pagine, per spedirle alla sua agente.

Obbiettivo?

Verificare la forza di questa incredibile storia, divertente e commovente allo stesso tempo.

In Spagna la lotteria di Natale è un rito che coinvolge paesi e comunità.

Un po’ come in Italia.

Ecco allora l’idea di trasportare la storia vera del pueblo andaluso ambientandola in un borgo immaginario della nostra penisola, Pietra Rosata, a pochi chilometri da un immaginario capoluogo chiamato Caprifoglio, sulla montagna di Santa Marta.

I comunisti che vinsero alla lotteria
“I comunisti che vinsero alla lotteria” un romanzo di Vladimiro Polchi

I comunisti che vinsero alla lotteria edito da Rizzoli è un romanzo attualissimo che ci racconta un’Italia che forse non esiste più.

Ilario Morale, impiegato del Ministero Affari Privati e Finanze Pubbliche, affetto dalla mania di contare le persone con cui entra in contatto, si mette in viaggio per Pietra Rosata.

Un gruppo di giocatori di quel paese ha vinto 56 milioni al SuperBillion.

Chiunque vorrebbe farlo.

Dovrebbe essere un messaggio facile da recapitare.

Ma i comunisti di Pietra Rosata sono vecchie cortecce scavate dalla vita, allergici alle buone notizie e Ilario Morale, impiegato modello, non può immaginare cosa lo aspetta.

Non conosce ancora i vincitori, non conosce quell’orso di Ninito e i suoi amici rivoluzionari.

Il suo capo dipartimento prima di partire lo ha avvertito.

Tanti milioni in mano a quei pazzi, già so come andrà a finire. Festeggeranno per un paio di giorni, prometteranno di condividere il premio con i paesani. Poi tutto cambierà. E ciascuno penserà solo a sé”.

Le cose vanno però diversamente.

Ninito e i suoi compagni coltivano infatti un bislacco progetto, investire parte della vincita in un sogno.

Una campagna elettorale che interrompa l’egemonia del potente sindaco Dellone – una sorta di Cetto Laqualunque che amministra il paese in condizioni di arretratezza, anche la luce elettrica va e viene – portando finalmente la rivoluzione al potere.

“Ninito aveva compiuto ottant’anni un mese prima. Largo, alto e pesante, scuro di capelli e di carnagione, pareva un vecchio orso, ancora forte e imponente a dispetto dell’età… Era un oratore impareggiabile. La sua capacità di parlare in pubblico, affinata in anni di concitate assemblee e manifestazioni, era celebre tra i pietresi. Gestualità teatrale, pause sceniche, improvvisa drammatizzazione dei toni catturavano l’attenzione anche dei più stanchi e cinici tra i lavoratori”.

Così Vladimiro Polchi descrive il vecchio leader comunista Ninito che finisce per sconvolgere la vita del giovane impiegato Ilario Morale.

Il biglietto della lotteria Superbillion, il gioco d’azzardo più ricco al mondo, viene ovviamente perso e a lungo ricercato.

Ma la cosa più sorprendente per Ilario non è tanto essere testimone del ritrovamento del biglietto vincente ma scoprire man mano le storie di Ninito, Raffaella, Teodoro e gli altri abitanti di Pietra Rosata, anziani, matti e rivoluzionari sognatori.

Diventerà questo bizzarro gruppo di compaesani, una volta milionari, vittime di quel capitalismo sfrenato che hanno sempre combattuto, dimenticandosi di valori come solidarietà, comunità, altruismo, che sempre li hanno ispirati?

C’è chi si frega le mani, immaginandoseli già pronti a sfrecciare su auto lussuose, ubriacati dal denaro.

Vladimiro Polchi, da autore e scrittore straordinario qual è, ha redatto alcuni buoni motivi per i quali non si dovrebbe leggere I comunisti che vinsero alla lotteria.

Non leggetelo se pensate che “è facile fare il comunista senza un euro in tasca, ma è coi soldi che esce il vero carattere di una persona”.

Non leggetelo se siete cresciuti guardando Madonna che sbucava fuori dalle torte nuziali cantando Like a Virgin e invecchiati ballando con i dj set di David Guetta.

Non leggetelo se non vi piacciano i camion dei pompieri, i trenini, il meccano.

Non leggetelo se la sera, a letto, non volete addormentarvi con un libro tra le mani, il sorriso sulle labbra e la confezione di sonniferi ancora intatta sul comodino.

Non leggetelo soprattutto se credete che la felicità sia reale anche quando non è condivisa.

I comunisti che vinsero alla lotteria è la cronaca di un’Italia perduta, d’altri tempi e per questo bellissima.
Il piacere di vivere intensamente un racconto ambientato in un mondo che forse non c’è piu’, racchiuso, dove le passioni sono forti ma si stemperano sempre.

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso” scrive Daniel Pennac.

Non so se si tratti di un libro che salva da qualche cosa.
Di certo è scritto in modo straordinario, veloce, fa piangere e ridere, alla fine probabilmente entrambe le cose.

Una favola per adulti” come la definisce lo stesso Polchi, poiché sognare fa sempre bene, a tutte le età.

Del resto per la campagna elettorale Ninetto & co. decidono di acquistare all’asta un camion dei pompieri, con sei posti a sedere, l’autoscala funzionante, un vecchio motore diesel con trecentomila chilometri, che però nel può macinare ancora tanti.

Un mezzo che attira l’attenzione e fa simpatia, non solo ai bambini”.

RECENSIONE DEL LIBRO A CURA DI ROBERTO FIORINI

“Per gentile concessione di Rizzoli Libri