Salute: Oms classifica dipendenza da videogame come malattia

Milano, 18 giu. (AdnKronos Salute) – E’ fra le novità introdotte dalla nuova Classificazione internazionale delle malattie (Icd-11) che l’Organizzazione mondiale della sanità ha in pubblicazione: il ‘gaming disorder’, la dipendenza da videogame e giochi digitali, è a tutti gli effetti considerato una malattia, e viene aggiunto in quella che può essere definita ‘l’enciclopedia’ mondiale delle patologie nella sezione sui disturbi da dipendenza, capitolo salute mentale (Disturbi mentali, comportamentali e dello sviluppo neurologico). Qualcosa che forse molti genitori avevano pensato, vedendo i loro figli rapiti dagli schermi di pc e smartphone, in preda a una vera ossessione.
L’Icd (International Classification of Disease) è un punto di riferimento globale in sanità, è la base – spiega l’Oms – per identificare trend e statistiche di salute in tutto il mondo e con le sue circa 55 mila voci fornisce un linguaggio comune che consente agli operatori sanitari, a qualunque latitudine, di condividere informazioni mediche. “Ci consente – sottolinea il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus – di capire molto su cosa fa ammalare e morire le persone e di agire per prevenire la sofferenza e salvare vite”. La nuova versione (Icd-11) sarà presentata all’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2019, per essere adottata dagli Stati membri, ed entrerà in vigore dal gennaio 2022. Ma l’agenzia Onu per la salute ha messo a disposizione già adesso un’anteprima per consentire ai Paesi di pianificare come usare il nuovo manuale, preparare traduzioni e formare su questa base i professionisti del settore.
Il disturbo di gioco è una delle new entry, segnalate dalla stessa Oms nella nota in cui presenta l’Icd-11: la voce ‘gaming disorder’ si riferisce a “un modello di comportamento di gioco persistente o ricorrente (gioco digitale o videogame), che può essere online su Internet, o offline. E’ un disturbo che si manifesta con 3 particolari condizioni: la perdita di controllo sul gioco (inizio, frequenza, intensità, durata, risoluzione, contesto); la crescente priorità che viene data a questa attività e che porta a una situazione in cui il gioco ha la precedenza su altri interessi della vita e delle attività quotidiane; e la continuazione o escalation della condotta di gioco nonostante il verificarsi di conseguenze negative”.
Secondo la nuova classificazione internazionale delle malattie il modello comportamentale del ‘gaming disorder’ è di “gravità sufficiente a causare una compromissione significativa nelle aree di funzionamento personali, familiari, sociali, educative, professionali o di altro tipo. Lo schema del comportamento di gioco può essere continuo o episodico e ricorrente e deve essere evidente nell’arco di un periodo di almeno 12 mesi per poter assegnare una diagnosi, sebbene la durata possa essere abbreviata se tutti i requisiti diagnostici sono soddisfatti e i sintomi risultano severi.
Fra le novità dell’Icd-11, l’Oms elenca anche alcuni miglioramenti rispetto alle versioni precedenti: per la prima volta il manuale è completamente elettronico e ha un formato molto più ‘user-friendly’. E c’è stato un “coinvolgimento senza precedenti” degli operatori sanitari, sottolinea l’ente. Il team che si è occupato della nuova stesura nel quartier generale dell’Oms ha ricevuto oltre 10 mila proposte di revisione.