8 Marzo col secondo appuntamento del “Mese delle donne” a Monte San Savino

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Alle 17.30 presso la Biblioteca Comunale di Monte San Savino presentazione della raccolta di poesie di Lucrezia Lombardo “Solitudine di esistenze”

Prosegue il percorso del “Mese delle donne”, il Marzo dedicato all’universo femminile, un cartellone ideato dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monte San Savino.

Il secondo appuntamento, che segue la prima conferenza sulla donna nella civiltà etrusca che è stata tenuta la scorsa settimana dal Sindaco Margherita Scarpellini, si svolgerà alla Biblioteca Comunale “Card. Giovanni Colombo” proprio l’8 Marzo, Giornata Internazionale della donna.

Protagonista dell’incontro, con inizio alle ore 17.30, sarà l’autrice Lucrezia Lombardo che presenterà la sua raccolta di poesie “Solitudine di esistenze”, dialogando con il pubblico e con Martina Lachi.

Gli altri appuntamenti del “Mese delle donne” a Monte San Savino:

9-10 Marzo il Cinema Teatro Verdi avrà in programmazione il film “10 giorni senza mamma”. Ingresso al costo del normale biglietto per il cinema

10 Marzo ore 13 (Centro Ciaperoni) – Pranzo della Festa della Donna

15 Marzo ore 21 (Teatro Verdi) – Concerto di Eleonora Betti “Il divieto di sbagliare”

19 Marzo ore 21 (Auditorium Palazzo Galletti) – Conferenza a cura di Gazduna – Chi dice donna dice donna

22 Marzo ore 18.30 (Biblioteca Comunale) – Presentazione libro “Giochiamo anche noi” di Francesca Muzzi. Presenta Erica Rampini

28 Marzo ore 18.30 (Museo del Cassero) – Tavola rotonda “Col sen(n)o di poi: prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno”

29 Marzo ore 17.30 (Biblioteca Comunale) – Presentazione libro “Sii felice” di Valentina Guiducci. Presenta Luca Tosi

Proprio riguardo alla sua opera ecco cosa dice l’autrice Lucrezia Lombardo:
Più il tempo passa e più mi convinco che non si tratti di un’utopia: la poesia come linguaggio di cui il presente necessita; la poesia come via privilegiata per raccontare la nostra epoca e l’uomo contemporaneo.

Può sembrare un’assurdità, ritenere che il fare poetico sia adatto, più di ogni altra modalità espressiva, a cogliere il nostro tempo, un tempo che è stato definito “liquido”, una realtà che appare “complessa” ed impersonale ed in cui si dibatte un soggetto manipolabile, scisso da qualsiasi riferimento e valore. Eppure, in un tempo come il nostro, dominato dalla tecnica e dai suoi risvolti che hanno ormai invaso la quotidianità, si annida la necessità della poesia.

Il progresso tecnologico si configura come inarrestabile e smisurato ma, proprio dinnanzi a questo trionfo della ragione e dei sui artefatti, l’uomo si ritrova solo, barcollante, fragile, incerto, incapace di fronteggiare un mondo che gli sfugge di mano. I rapporti si sgretolano, lasciando spazio ad un cinismo che ci rende tutti sfiduciati, impauriti da chi ci sta accanto prima ancora che dai diversi.

Il benessere ci ha permesso di scordare, per un poco almeno, la fragilità di cui siamo fatti e l’orizzonte della morte, riempiendoci di beni di consumo che cambiamo alla velocità della luce.

Ma qualcosa manca. Qualcosa, lo sa bene l’uomo dei nostri giorni, sfugge. Ed è in questa fenditura, in questa spaccatura e nell’ insoddisfazione latente che dilaga che la poesia fa la sua comparsa, capovolgendo la logica dominante e facendo riaffiorare una possibilità di salvezza; la stessa salvezza che un tempo dimorava nella solidarietà dei più poveri, la stessa salvezza che le nostre società contadine si erano costruite attraverso la tradizione orale, con cui si tramandava il sapere, ed attraverso una fede ancora radicata nel soprannaturale.

Un’esigenza profonda e rimossa nel cuore dell’uomo, è questo è la poesia. Una necessità che coincide con il più forte dei bisogni, poiché immateriale: la ricerca di verità, di una verità che si ponga come insostituibile, in un mondo come questo in cui tutti facciamo invece l’esperienza opposta della sostituibilità, proposta dell’ideologia del consumo. Quel che oggi manca è l’esperienza di un frammento di eternità, di speranza, e la bellezza che ne deriva. Quel che manca è una boccata d’aria che ci faccia riscoprire la parte di noi che si chiama “umanità” e che è fatta di contatto, verità, dialogo, affezione, progettualità e volontà di costruire con responsabilità.

La poesia riporta dinnanzi agli occhi dell’uomo di oggi –che non vuole guardare in faccia la verità su se stesso, anzitutto- l’essenza della vita (la sua fragilità, la limitatezza del tempo che abbiamo a disposizione e che dovrebbe spingerci ad aver cura di ciò che conta, anziché bruciarlo e gettarlo via), rivelando la falsità del delirio di onnipotenza che ci pervade, illudendoci, attraverso il benessere, che l’egoismo sia realizzazione e di poter dimenticare la nostra natura propriamente umana.

La poesia costituisce la risposta al bisogno innato di verità che ciascuno possiede in sé, pur avendolo occultato e, ancor più, in una realtà che spinge ad una costante superficialità.

Il linguaggio poetico infatti spezza la logica delle immagini e costringe a retrocedere, risalendo al momento originario in cui l’uomo si trovò a dare i nomi alle cose del mondo. L’evoluzione tecnologica ha riportato gli individui all’età primitiva, benché le nostre società si evolvano, e lo si vede se analizziamo la condizione emotiva dei soggetti contemporanei e quella politica globale.

Rieducare all’emotività o, meglio, ai sentimenti ed alla capacità di costruirli e sentirli, sapendoli esprimere e comprendere negli altri: ecco il compito che spetta oggi alla poesia. Rieducare a quel sentire che è frutto non di istintivi piacere momentanei, ma di una scelta costruttiva che è definibile “empatia” e che, sola, può liberare l’uomo dalla solitudine in cui è precipitato.

Per i greci, il poeta era “un invasato”: etimologicamente un dio abitava in lui. E -come scriverà Heidegger- il poeta è colui che accoglie in sé l’essere, per lasciarlo parlare attraverso i propri versi, che sanno dire anche non dicendo. La poesia è la strada del risveglio, che non dimora negli orientalismi oggi alla moda, né in una fede fanatica, ma in una riappropriazione del linguaggio come via di conoscenza di se stessi e della verità delle cose, passando attraverso ciò che la parola sa dire e giungendo a quel di più a cui allude e che non sa racchiudere.

La poesia è una scala, come la parola, verso una maggior ed autentica comprensione della vita e di noi stessi. Un compito –quello di comprendere davvero- da cui non possiamo fuggire.