“In esilio” un romanzo di Simone Lenzi

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"In esilio" un romanzo di Simone Lenzi

RECENSIONE A CURA DI ROBERTO FIORINI

LIBRI per TUTTE le ORECCHIE
Paesaggi Settimanali Letterari

Difficilmente una persona decide di andare in esilio da solo.
E se proprio lo fa è per scappare da qualche cosa.

Simone Lenzi invece ci è andato perché lo ha deciso, consapevolmente.
Leggendo il suo ultimo romanzo In esilio edito da Rizzoli si percepisce che la scelta di ritirarsi a vita appartata tra le colline pisane sia stata ben ponderata e condivisa con la moglie.

Simone e la moglie abitavano a Livorno.
Appartengono a quella tradizione toscana fatta di buona politica, buon cibo e passeggiate nelle sere d’estate.
Quella Toscana che tutto il mondo ci invidia, insomma.
Simone tiene una rubrica sul giornale locale.
E’ molto conosciuto sia nella musica sia come scrittore.

Ha persino rischiato di diventare Assessore alla Cultura, se solo il Partito avesse vinto e se lui avesse accettato di starci, nel Partito.
Simone è uno di quelli a cui i giornalisti di altre città telefonano per capire cosa diavolo sta succedendo.
Solo che Simone non ha niente da dire.
Perché la sua città non è più la stessa.

E non parla perché quando non c’è più niente da dire, l’unica possibilità è trovare nuove cose da dire da un’altra parte.
Una sorta di resa al non riconoscere più il volto di chi da sempre faceva parte del proprio quotidiano.

Frontman e paroliere dei Virginiana Miller, con cui ha vinto la Targa Tenco nel 2014, autore e attore per il cinema (dal suo romanzo La Generazione è stato tratto il film Tutti i santi giorni di Paolo Virzì), Simone Lenzi alla soglia dei cinquant’anni scrive un libro bellissimo sulla riappacificazione con le velleità della passione politica ma anche dell’inevitabile scoramento che ne consegue.

La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore, e il nuovo non può rinascere”.

“In esilio” un romanzo di Simone Lenzi

Il romanzo si apre con questa frase tratta da “Quaderni del carcere” di Antonio Gramsci.

Il libro però non è semplicemente una storia bensì un invito a guardare il cielo di notte, in estate, come facevamo da ragazzi, quando cercavamo di riconoscere i segni delle costellazioni.

Non una storia quindi, perché le storie le abbiamo già viste tutte in televisione.

In tutte quelle sere in cui abbiamo smesso di uscire a guardare il cielo e siamo rimasti seduti sul divano ad ascoltare, meglio ad osservare milioni di storie inutili che scorrevano davanti ai nostri occhi.
In esilio è invece un romanzo drammaticamente ironico.

Tra tragedia e commedia, Simone sceglie sempre la seconda, quindi anche nelle riflessioni più amare, si finisce per riderci sopra.
O almeno sorriderci.
Un racconto tenero e poetico.
Una sorta di meraviglioso monito.
Tutti abbiamo la possibilità di cambiare vita, città e compagni di strada.

E possiamo scegliere di tenere viva la coscienza di essere le persone che siamo e la memoria di chi lo ha reso possibile.
Abbiamo il dovere di farlo.
Viviamo uno spaesamento devastante, un senso di non appartenenza.

Tutto è diventato insostenibile.

Simone Lenzi
Simone Lenzi

Lenzi ha deciso di disintossicarsi da tutto ciò, da quella sorta di opinionismo a tutti i costi che porta a non considerare il valore grande del silenzio.

Il valore grande di cominciare a dire di no.

No a Facebook dove si lavora inconsciamente gratis dieci ore al giorno creando contenuti per Zuckerberg, restando in attesa che qualcuno metta mi piace al tuo piccolo sforzo narrativo, illudendoci che tutto il mondo ci somigli ovvero che non ci sia altro mondo che il mondo di Facebook.

No alle mode alimentari.
E no alla politica.
Proprio così, no alla politica.

Non dirò più a nessuno quello che penso, ovvero che se questa è la sinistra, a me della vera sinistra non me ne frega più nulla” scrive Simone Lenzi.

In Esilio è un romanzo e un manifesto sulla crisi politica, civile e morale del nostro paese.

In Esilio è una cronaca familiare che va avanti e indietro per generazioni, il pretesto letterario per prendere le distanze dalla miseria della politica di oggi.

Pochi libri riescono a fotografare la realtà dei nostri giorni in poche pagine che corrono via veloci come se la storia che vi si racconta fosse più una canzone che un romanzo.

In esilio è certamente uno di questi.

Una lettura profonda, un disincantato arrendersi al passare degli anni e all’aumento esponenziale del tasso di stupidità della popolazione mondiale.

La parola crisi in giapponese si scrive con due ideogrammi: uno significa pericolo, l’altro opportunità.

Se non è una verità assoluta è sicuramente una verità poetica.

E la poesia ha molto a che fare con questo libro.

Simone Lenzi ha il senso del ritmo anche nelle dita con cui scrive.

Ci racconta che è difficile vedere e osservare la nostra vita.

Guardarla può voler dire rimanere risucchiati nell’abisso o in una risata sconfinata.

Allora non resta che ragionare, riflettere, fare un po’ di silenzio.

Tocca a noi custodire tra le mani una parola che sembra piccola e accessoria e che invece è essenziale.

Quel “forse” che può diventare una parola magica, che ci fa pensare che in realtà gli episodi apparentemente insignificanti della nostra vita non sono insignificanti per nulla.

Quello che ci racconta Lenzi non è una barzelletta, almeno che non si voglia considerare una barzelletta la propria vita.

Ad ogni pagina con voce nitida e senza urlare, sembra volerci confermare che il desiderio di fuggire, di scappare in esilio è vero e sincero e che in fondo tutti vogliamo scappare da qualche cosa.

Scappare con una buona quantità di forse, anzi tantissimi forse e nessuna certezza, e magari un buon libro come questo.

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