La città delle ragazze di Elisabeth Gilbert

LIBRI per TUTTE le ORECCHIE

Paesaggi Letterali Settimanali a cura di Roberto Fiorini

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Per i quindici milioni di lettori del suo diario di viaggio Mangia, prega, ama Elizabeth Gilbert è diventata una specie di guru.
Condivide ogni nuova scelta della sua storia familiare con i suoi milioni di follower sui social media e le agenzie di stampa su entrambe le sponde dell’Atlantico ne parlano quotidianamente.
Ma Elizabeth è soprattutto una bravissima scrittrice.
Il suo precedente libro parlava di una giovane donna indipendente ed affrontava l’articolato e complesso mondo femminile con grazia e sincerità.
Adesso con il suo nuovo romanzo City of Girls pubblicato in Italia da Rizzoli editore con il titolo La Città delle ragazze pone l’universo femminile al centro della narrazione.

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Feste strepitose, attori seducenti, dive egocentriche e poi musica, risate, luci che si accendono. Vivian Morris ha novantacinque anni, ma se chiude gli occhi torna a essere la diciannovenne che dopo un fallimentare tentativo al college si è ritrovata a sbirciare dietro le quinte del vivace e sgangherato tea-tro gestito da sua zia Peg.
L’anno è il 1940, la città New York, gli ambienti sono quelli del Lily Playhouse, un odeon pazzo dove le ragazze in cerca di fortuna si offrono al mondo, all’arte, agli uomini.
Vivian inciampa in questo fiume in piena e ne è trascinata via, complice il fascino di Celia, soubrette dal corpo meraviglioso e con la voce cupa da gatta randagia.
Mentre la ragazza scopre di avere un talento come costumista, zia Peg la accoglie nel suo regno esploso, al centro della città più sognata e ai margini della sua ricchezza.
Dove bisogna scrollarsi di dosso la provincia impressa nel passo e negli occhi.
La città delle ragazze è la storia di un’educazione sentimentale gioiosa, la rappresentazione di un universo che non teme di mostrarsi famelico, rumoroso, fragile e mosso da un’inquietudine costante.
Amato dalla migliore critica americana, che ha trovato in questa scrittura uno sguardo illuminante e onesto sulla natura e il carattere del desiderio femminile, ecco il nuovo romanzo di Elizabeth Gilbert.

L’attenzione ai dettagli del periodo storico e al linguaggio sono straordinari come nei suoi precedenti romanzi ed i dialoghi sembrano una sceneggiatura cinematografica.
Una narrazione brillante, piena di verve, una meditazione saggia sull’amicizia, sulle scelte che le donne debbono compiere, sulle relazioni.
Ci sono alcuni scrittori che sono destinati a essere giudicati in base a un successo più o meno inaspettato o stravagante.
Ma quando il tuo nome è Elizabeth Gilbert ed il libro con il quale ti sei fatta conoscere nel mondo è Eat, Pray, Love, le reazioni sono sempre estreme; totale adorazione o odio viscerale.
Ma la Gilbert non lascia mai niente al caso e la sua narrazione è sempre irta di intenti morali
Probabilmente non sarebbe la donna e la scrittrice che è se non avesse lasciato suo marito per intraprendere una relazione con la sua migliore amica, anche se l’amica stava morendo di cancro al pancreas.

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La vergogna e lo scandalo hanno assunto un significato nuovo per la Gilbert nell’era di Internet.
Stanno quasi diventando un cliché.
Viviamo un momento incredibilmente esplosivo di rabbia, anche e soprattutto in termini di abusi contro le donne.
Sarebbe facile definire City of Girls un romanzo di evasione, tra l’altro ce ne sarebbe anche tanto bisogno.
Ma entrando dentro la storia, osservando più da vicino i personaggi, seguendo con attenzione i particolari è eloquente come le pagine rivendichino innanzitutto il libero arbitrio femminile.
Il desiderio di una donna di essere libera e diventare chiunque voglia veramente.
La prosa della Gilbert ha un’immediatezza che cattura l’attenzione del lettore.
Il ritmo di ogni frase è così preciso da rendere la lettura davvero piacevole.
E Vivian – la protagonista – è una narratrice fantastica, consapevole di sé, divertente e abbastanza cinica.
Se sembra che sto per raccontarti la storia di un brutto anatroccolo che va in città e scopre che è carina, non preoccuparti, questa non è la mia storia – ci racconta presto Vivian – sono sempre stata carina e l’ho sempre saputo ”.
Forse il tratto più accattivante di Vivian è quanto rispetta le donne che la circondano.
Descrive tutti con ammirazione, quasi ad occhi spalancati: la zia Peg, Celia la showgirl affascinante, Olive la segretaria che fa funzionare il teatro.
Un romanzo sulla fanciullezza, sulle relazioni tra donne, sulla forma dell’arte della moda femminile.
Una lettera d’amore nostalgica per la New York City degli anni ’40, che nella narrazione di Vivian è parimenti sfarzosa e cupa.
Non ci sarà mai un’altra New York come quella – ci dice Vivian – una città che nasceva di nuovo negli occhi di ogni giovane che arrivava qui per la prima volta ”.
La nostalgia di Vivian è ciò che le dona energia gioiosa.