La Musica che gira intorno alla scoperta degli AC/DC

Gli AC/DC sono tra i gruppi di maggior successo nella del rock.

I loro album hanno venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo, di cui circa 71 milioni nei soli Stati Uniti.

Sono universalmente considerati fondamentali nel panorama rock.

Suonano sostanzialmente un hard rock-heavy metal fortemente influenzato dal blues rock e dal rock and roll.

Back in Black è il loro settimo album ed è il disco di maggior successo con più di 50 milioni di copie vendute nel mondo di cui circa 22 milioni nei soli Stati Uniti d’America.

E’ il secondo disco più venduto al mondo, secondo in vendite solo a Thriller di Michael Jackson e al numero 77 nella classifica dei 500 migliori album della storia stilata dalla rivista Rolling Stone.

Pubblicato il 25 luglio 1980, Back in Black è il primo album degli AC/DC registrato senza Bon Scott, il vocalist della band morto improvvisamente il 19 febbraio 1980 all’età di 33 anni.

L’album è dedicato alla sua memoria.

Inizia infatti con i rintocchi di una campana a morto, sui quali la band suona il primo pezzo dell’album.

Ascoltiamo nella sua versione originale da oltre 480 milioni di visualizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=pAgnJDJN4VA

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Dopo il successo del precedente album, Highway to Hell, Bon Scott e soci iniziano a sviluppare l’idea per il nuovo disco.

Alcune delle canzoni sono state già completate prima che Scott muoia improvvisamente per intossicazione alcolica.

Quando Brian Johnson diviene il nuovo cantante solista della band, il gruppo decide di portare a termine i brani già iniziati con Scott.

I fratelli Young si occupano di comporre la , mentre Johnson scrive i testi.

Il disco contiene alcune delle canzoni più celebri degli AC/DC, classici del calibro di Hells BellsShoot to ThrillYou Shook Me All Night Long, e la title track Back in Black dal riff granitico.

L’ultimo brano dell’album, Rock and Roll Ain’t Noise Pollution raggiunge la posizione numero 15 nella classifica britannica dei singoli, il miglior piazzamento di qualsiasi altra canzone sul disco pubblicata come singolo.

Campane a morto per una resurrezione.

Perché quando ti muore il cantante, un animale da palcoscenico di quelli che si incontrano una volta sola in una vita, nel migliore dei casi, proprio mentre stai per esplodere sul mercato mondiale dopo anni di gavetta, ecco allora è davvero dura.

E per uscirne fuori dignitosamente, senza perdere l’attimo fuggente, bisogna tirare fuori anima e chitarre proprio come fanno gli AC/DC con Brian Johnson alla voce.

E così che quei colpi di campana a morto posti in apertura, subito prima del riff da pelle d’oca che sostiene Hell’s Bells rappresentano una dichiarazione d’intenti e un epitaffio.

I vecchi AC/DC, quelli di Scott, sono un ricordo.

Benvenuti agli AC/DC più metallici, duri e forse arrabbiati.

Dalla tragedia nasce una band solida e determinata, immortale.
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Con quattro settimane di registrazioni a Compass Point, a ovest di Nassau, sull’isola caraibica di New Providence, e poi 12 giorni  di mixaggio agli Electric Lady Studios di New York, gli AC/DC – aiutati dal produttore Mutt Lange, che diverrà fondamentale per il loro sound – riescono a pubblicare non solo un grande disco, ma alcuni fra i brani migliori di tutta la loro carriera.

Ma che cosa ha di speciale Back In Black?

Semplicemente si tratta di un album che ti travolge come una colata lavica, elettrizzando ed esaltando tutti i sensi.

Back In Black funziona perché è una straordinaria riproduzione di una grande performance e dell’ambiente in cui è avvenuta.

La voce di Johnson è splendidamente bilanciata fra lo spazio ambientale, le due grandissime chitarre elettriche, un bassista e un batterista, tutti che suonano con trasporto genuino.

Un vero momento di godimento paradisiaco per le orecchie.

Una dinamica minore indebolirebbe il messaggio, mentre una più accentuata farebbe venire sonno ai metallari.

Il punto è che in questo caso le parti calme prendono il pubblico esattamente come quelle più potenti.

E questo è esattamente ciò di cui un tecnico parla, quando si riferisce allo spazio, lo spazio dinamico, lo spazio che viene riprodotto con strumenti tecnici e grazie a cui gli ascoltatori, riescono a sentire e percepire il suono.

E’ un miracolo che il gruppo abbia superato indenne la morte di Bon. Devo però anche dire che tutti quanti sono stati molto gentili con noi. Credo, infatti, che la gente ci ammiri molto di più per non aver mollato, quando il destino avverso ci ha colpito. Siamo ripartiti quasi da zero. L’album Back in black è dedicato interamente a Bon, dal titolo alla copertina è un omaggio che gli rendiamo. In un certo senso, la sua morte ha contribuito a serrare le fila del gruppo. Mi ritengo fortunato d’aver continuato” dichiarò al tempo Malcolm Young in un’intervista.

Alla fine ciò che conta è soltanto la musica.
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“Tutto nasce dal ritmo: è la base ed il feeling di ciò che suoniamo. Vogliamo che la gente risenta fisicamente l’ che sprigioniamo: vogliamo che ingerisca ogni singolo watt” ha afferma invece Angus Young spiegando sinteticamente ma efficacemente la pozione magica degli AC/DC.

“Il pubblico è la nostra ragione d’esistere. Se vediamo buttafuori che menano che cercano d’avvicinarsi, li fermiamo. I hanno pagato il biglietto e non sono aggressivi: sono solo eccitati. La colpa è della nostra musica: è sufficiente guardare Angus sul palco, i sono come lui. Questo è il rock ‘n’ roll: la migliore fottuta del mondo” le parole ancora di Brian Johnson.

E’ proprio vero, questo è soltanto rock ‘n’ roll.

O meglio AC/DC ovvero corrente alternata/corrente continua per chiarire da subito l’energia grezza ed esplosiva di una band le cui performance dal vivo continuano ancora oggi a richiamare migliaia di fans.
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RUBRICA A CURA DI ROBERTO FIORINI