La Musica che gira intorno, alla scoperta dei Pink Floyd

Ci sono grandi album, e poi c’è The Dark Side of the Moon.

Un disco che ha venduto più di 15 milioni di copie negli Stati Uniti e altre 45 milioni nel resto del mondo.

Un vero classico del rock che ha reso i suoi compositori – Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright – incredibilmente ricchi e famosi.

Ma oltre al successo commerciale The Dark Side of the Moon rappresenta il picco artistico della carriera del quartetto inglese, la trasformazione da band da sperimentale a pilastri della della .

Una scrittura incredibilmente ricca con testi influenzati dalla visione del mondo di Roger Waters.

Ottavo appuntamento con La Musica che gira intorno dedicato allo straordinario album dei Pink Floyd registrato negli Abbey Road Studios in diverse session, tra maggio 1972 e gennaio 1973.
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L’album racconta, attraverso suoni spaziali e testi tanto lucidi quanto affascinanti, la condizione umana.

Tutti lo abbiamo ascoltato almeno una volta.

Personalmente ricordo infinite notti in cuffia a luci spente.

Ascoltiamo allora un brano tratto dal at Earl’s Court London del 1994.

Decido di proporre Us and them, con musica scritta dal tastierista Richard Wright e testo dal bassista e cantante Roger Waters.

https://www.youtube.com/watch?v=deU_uwlNpOo

Roger Waters scriveva i testi per i Pink Floyd già dai tempi di A Saucerful of Secrets, ma è con The Dark Side of the Moon che prende le redini dell’universo concettuale della band.

Testi lucidi e diretti.

È stata la mia prima vera battaglia con la band – ha dichiarato Waters in un’intervista – volevo lasciar perdere lo spazio, tutte le cose che piacevano a Syd, per parlare delle mie preoccupazioni sul mondo, pensieri più politici e filosofici”.

La band ha sempre voluto chiamare il suo album The Dark Side of the Moon, un riferimento più umano rispetto al solito spazio profondo, ma quando i Medicine Head pubblicarono nel 1972 un disco dallo stesso nome, si convinsero a cambiare tutto in Eclipse.

Non eravamo arrabbiati – ha dichiarato Gilmour in un’intervista  – ma infastiditi, avevamo già pensato al titolo prima di sapere del loro album”.
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Nonostante gli arrangiamenti facciano pensare  un disco da di registrazione, la band lo suonò per intero più di un anno prima dell’uscita ufficiale.

Il debutto fu al Brighton Dome il 20 gennaio 1972.

Un disastro, rovinato da errori e problemi elettrici.

I concerti comunque servirono per perfezionare le transizioni tra un brano e l’altro, un aspetto fondamentale.

Era davvero importante per restituire le giuste sensazioni –  ha spiegato Alan Parsons, il fonico – le transizioni facevano parte del processo di registrazione, e non solo una questione di missaggio”.

Money fu il primo singolo estratto dall’album.

La prima vera hit dei Pink Floyd con quel ritmo in 7/4 e il giro di basso perfetto.

Con il fantastico solo di chitarra e di sassofono.

Un brano così potente e iconico che pochi ricordano le sue origini r&b.

Non è facile spiegare come Booker T ci ha ispirato – ha dichiarato Gilmour – ma ero un grande fan, e da ragazzino suonavo Green Onions con un’altra band. Pensavo che sarebbe stato bello incorporare alcuni elementi di quel sound nel nostro album. È divertente pensare a un gruppo di inglesi di architettura che suonano il funky, ma è andata così”.

Roger Waters voleva inserire delle interviste, registrate con tutti i presenti negli studi di Abbey Road, per arricchire l’album.

L’idea era di fare sia domande banali che più impegnative così da utilizzare le risposte nel mix.

Paul McCartney era tra gli intervistati.

Le sue risposte non andarono però a genio a Waters.

Si era convinto che fosse necessario recitare – ha dichiarato – il contrario di quello di cui avevamo bisogno”.

Il secondo singolo estratto dall’album, Us and Them, prese vita nel 1969, un brano strumentale per pianoforte e basso scritto per la colonna sonora di Zabriskie Point, il di Michelangelo Antonioni.

Nel montaggio finale si possono ascoltare tre brani dei Pink Floyd ovvero Heart Beat, Pig Meat, Crumbling Land e Come in Number 51, Your Time is Up, ma non The Violent Sequence, antenato di Us and Them.

Waters ha ricordato le parole di Antonioni in un’intervista.

Era un brano bellissimo ma così triste”.
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I temi dei testi delle canzoni di The Dark Side of the Moon includono l’avidità, l’invecchiamento, la morte e l’infermità mentale.

Quest’ultimo tema prese come ispirazione il deterioramento mentale di Sid Barrett, che era stato il principale compositore e paroliere del gruppo nei suoi primi anni.

Ogni lato del disco costituisce un’opera musicale continua.

Le cinque tracce di ognuno dei due lati rappresentano vari stadi della vita umana.

L’album comincia e termina con un suono di battiti cardiaci, esplorando la natura dell’esperienza dell’essere umano e, secondo Waters, l’empatia.
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Speak to Me e Breathe insieme pongono un accento sugli elementi mondani e futili della vita, che accompagnano la sempre presente minaccia della pazzia, e l’importanza per ognuno di vivere la propria esistenza.

La strumentale On the Run evoca lo stress e l’ansia provocati dalla paura di volare.

Time tratta del modo in cui il passaggio del tempo può controllare la vita di un individuo e ammonisce con veemenza coloro che sprecano tempo prezioso focalizzandosi sugli aspetti più mondani della vita.

A questa traccia segue il tema del ritiro in solitudine ed il rifugio propri della vecchiaia, nella canzone Breathe reprise.

La prima parte termina con The Great Gig in the Sky, metafora della morte.

La prima traccia del lato B, Money, si prende gioco dell’avidità e del consumismo, con un testo ironico ed effetti sonori allusivi al denaro, come il suono di un registratore di cassa e il rumore di monete sonanti.

Us and Them parla dell’etnocentrismo, del confronto con l’altro e dell’uso di semplici dicotomie per descrivere le relazioni interpersonali.

Brain Damage tratta del disturbo mentale come risultato del porre la fama e il successo in cima alla lista delle necessità di un individuo, e contemporaneamente del diritto a rimanere diversi anziché subire passivamente l’omologazione sociale che la cura sottende.

The Dark Side of the Moon termina con Eclipse, che espone i concetti di alterità e unità, invitando l’ascoltatore a riconoscere le caratteristiche comuni a tutti gli esseri umani, le quali, come il verso conclusivo suggerisce, ancora sfuggono all’umanità perché il sole è eclissato dalla luna.

Da un recente sondaggio è risultato che The Dark Side Of The Moon è il più grande album rock di sempre.

Sono d’accordo.

Un disco che ho amato, posseduto, ascoltato fino allo sfinimento e consumato in ogni sua declinazione, vinilica, ottica o digitale.

Sperimentalismi, effetti cacofonici, digressioni psichedeliche ed una sinergia perfetta tra l’abilità compositiva di Roger Waters e lo spiccato senso estetico e tecnico di David Gilmour.

Un insieme che contribuisce alla formazione di quello che è diventato un vero e proprio album di culto capace, a distanza di più di oltre 45 anni anni dalla sua pubblicazione, di vendere ancora copie e copie, ultimamente incrementate dalla rinascita del vinile.

Alcuni numeri?

736 settimane nella classifica Billboard Top200.

In classifica generale 591 settimane consecutive tra il 1976 ed il 1988.

Quando l’eco sembra ormai sopita, in seguito all’uscita nel 2014 del nuovo della band, The Endless River, l’album rientra clamorosamente in classifica.

E come si sente alla fine dell’album in Eclipse, There is no dark side of the moon really. Matter of fact it’s all dark.

RUBRICA A CURA DI ROBERTO FIORINI