La Musica che gira intorno – Like a rolling stone di Bob Dylan

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Se mi chiedi quale fu il punto di svolta per me, direi Like a Rolling Stone. Mi ritrovai a scrivere questa canzone, questa storia, questo pezzo di vomito lungo circa venti pagine, dal quale estrassi la canzone. Quando era lunga dieci pagine non poteva essere definita in alcun modo, se non qualcosa di molto ritmico nella quale il mio odio veniva diretto verso un qualche punto”.

Nel 1966 Bob Dylan parla così di Like a Rolling Stone, una canzone che ha segnato profondamente la storia della musica e la carriera del cantautore americano.

C’è un prima e c’è un dopo Like a Rolling Stone.

Il brano rappresenta la trasformazione definitiva di Bob Dylan da profeta del folk e delle canzoni di protesta a star del rock.

Viene registrata tra il 15 e il 16 giugno del 1965, negli studi della Columbia sulla settima strada di New York.

Lunga sei minuti e sei secondi, esce anche come 45 giri, su due facciate, e a luglio è già ai primi posti delle classifiche di vendita.

L’ispirazione arriva al cantautore nel corso di un tour in Inghilterra nell’aprile del 1965.

In una stanza dell’Hotel Savoy di Londra, in un momento di riposo, Dylan e Joan Baez, la regina della musica folk, provano alcune canzoni.

Una di queste è una vecchia ballata country resa famosa alla fine degli anni ’40 da Hank Williams.

Sono un sasso che rotola via, sono solo e perduto, ho pagato il prezzo di una vita di peccato. Ascolta il mio consiglio, maledirai il giorno che hai preso l’autostrada della perdizione”, è uno dei versi che ispira Dylan.

Dylan ci mostra la strada” racconterà poi John Lennon in un’intervista nel 1965.

Da allora i Beatles inizieranno a scrivere testi più impegnati.

Dylan, viceversa, comprende dai Beatles, e dai Rolling Stones, che la svolta per la sua carriera può essere il rock, l’elettricità, e suonare con una band alle spalle.

Scrive Like a Rolling Stone quasi per caso.

Era come nuotare nella lava. Vedi la tua vittima che nuota nella lava. Vedi qualcuno immerso nel dolore al quale prima o poi è destinato. L’ho scritta. Non ho sbagliato. E’ andata dritta al suo scopo” spiega Dylan.

Ascoltiamo adesso il brano nella suo versione originale da 11 milioni di visualizzazioni:

https://www.youtube.com/watch?v=IwOfCgkyEj0

La canzone non parla di battaglie sociali.

Non parla di diritti civili, ma di Miss Solitaria, una ragazza ricca caduta in disgrazia.

Una vera e propria ode al fallimento.
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Come ci si sente? A essere tutta sola, senza nessuna meta, una perfetta sconosciuta, come una pietra che rotola”, canta Dylan nel ritornello.

Quattro giorni dopo l’uscita di Like a Rolling Stone, Dylan si presenta al Newport Folk Festival, il tempio del folk.

E lo fa con una band e una chitarra elettrica.

Uno shock per tutto il pubblico che si aspetta di ascoltare canzoni di protesta suonate con chitarra e armonica.

E invece vede Dylan sul palco con un giubbotto di pelle e gli occhiali scuri e affiancato da una vera band canta la sua nuova canzone, Like a Rolling stone.

Il pubblico fischia.

Il passaggio dal folk al rock elettrico rappresenta un inaccettabile tradimento.

Dylan ha preferito il materialismo, la fama e la ricchezza, l’egoismo del capitalismo moderno rispetto all’impegno politico” scrivono dopo il concerto al Newport Folk Festival.

Nel tour del 1965 in Inghilterra, ancora fischi.

A Manchester qualcuno dal pubblico gli urla traditore.

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A più di cinquant’anni dalla pubblicazione, Like a Rolling Stone è ancora una delle canzoni più importanti della storia della musica.

La rivista musicale Rolling Stone l’ha inserita al primo posto nella classifica delle 500 canzoni più belle di sempre.

Al secondo posto c’è Imagine di John Lennon.

Quando Bob Dylan compone Like a Rolling Stone non può certo immaginare che si appresta a incidere quella che sarebbe stata definita la più grande canzone di tutti i tempi.

E’ consapevole invece di aver impresso una svolta radicale alla propria carriera, abbandonando le liturgie e il rigore della musica acustica per approdare a nuove sonorità elettriche.

Ha intuito che i tempi sono maturi per gettare un ponte tra due regni.

Tra la nicchia impegnata del folk e il vasto quanto effimero universo della canzone pop.

Non si sottrae perciò al suo ruolo di predestinato – artista di genio ed esploratore di sentieri semiotici – fungendo da antenna e segnale allo stesso tempo nel captare e diffondere quelle onde che, potentissime, irradiavano gli anni ’60.

Come un’invettiva – sublime e universale, capace di incrociare il malcontento di ognuno – il testo di Like a rolling stone è uno sfogo prolungato pieno di sarcasmo e surrealità.

Un’invettiva che comincia come una favola – Once upon a time you dressed so fine – e come ogni favola mette in mostra allegorie e personaggi stravaganti.

Pagliacci e giocolieri da circo, vagabondi misteriosi, un diplomatico con il gatto siamese sulla spalla, una principessa sulla torre, figure vestite con stracci alla Napoleone.

Più che una canzone, Like a Rolling Stone è un umore, con una stratificazione interminabile di significati calati in un cruciale momento della nostra storia recente.

È un inno generazionale che esalta la ricerca di libertà fuori da percorsi sociali prestabiliti.

È l’esperienza esistenziale di chi è costretto a perdere sé stesso per ritrovarsi, in un percorso di caduta e redenzione in cui il fallimento viene vissuto come momento rivelatorio.

Nel brano c’è molto dello spirito della beat generation, con il suo anelito romantico per una vita libera e autentica.

C’è anche la provocazione con versi fuori dalle regole della logica.

Una ventata di avanguardia che all’improvviso viene catapultata in un brano di musica popolare.

È solo rock’n’roll” pensano quelli che decidono di non fischiare al Newport Folk Festival.

Like a rolling stone trasforma il rock in un linguaggio innovativo di riconosciuta dignità artistica.

Da quel momento in poi le cose non saranno più le stesse né per Dylan – consapevole di poter parlare al mondo intero solo attraverso il rock e l’elettricità – né per i Beatles e l’élite del rock in generale.

La prima volta che ho sentito Bob Dylan stavo in macchina con mia madre a sentire YMCA, e poi arrivò quel colpo di rullante che risuonò come se qualcuno avesse sfondato a calci la porta della tua mente” ha ricordato Bruce Springsteen in una intervista nel 1989.
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Una canzone nata in due giorni.

ll lavoro di registrazione inizia non appena è possibile, e la canzone prende corpo in nemmeno due giorni, nonostante Dylan abbia in mente poco più che la melodia del ritornello.

Ma in questa incertezza, nasce uno dei sound più celebri e rivoluzionari di sempre.

Prende vita l’innovativo organo suonato da Al Kooper, con uno stile mai sentito prima.

Altro uomo chiave nella sessione di registrazione è Mike Bloomfield, splendido chitarrista che riesce a dare vita ai toni grotteschi e fraseggi sorprendenti tipici della canzone.

È proprio da questa registrazione, inizieranno il loro viaggio una serie infinita di band che ispirandosi a questo capolavoro daranno vita al vero e proprio rock, così come lo intendiamo oggi.
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RUBRICA A CURA DI ROBERTO FIORINI