Senzatetto, c’è chi non vuole abbandonare la strada. Ma al dormitorio crescono le presenze

Erano in quattro. Adesso sono rimasti in due. Uno anziano, barba bianca, un cappello calato sulla testa e quasi sugli occhi. Gli abiti logori. Si alza di rado, reggendosi su un bastone. Ma non demorde. Come l’altro. Giovane, forse non arriva a quarant’ anni.
Ancora non hanno accettato di andare a trascorrere le notti al dormitorio di San Domenico.

I senzatetto ad Arezzo hanno un rifugio caldo ad attenderli, gestito da Comune e Caritas, in cui tanti volontari mettono a disposizione il proprio tempo e il proprio cuore. Ma qualcuno di questi clochard vuole rimanere per strada, nonostante il freddo pungente, soprattutto di notte. L’uomo dalla barba lunga e bianca, intorno alle 6 del pomeriggio, si sistema sulle grate che costeggiano il supermercato, lungo il muro dell’ex Standa. Mette a terra coperte e teli, costruendo il suo giaciglio di fortuna. Accanto a lui, il più giovane, che lo raggiunge poco dopo.

Gli altri pare che siano andati al dormitorio, ma non è certo. Infatti, a San Domenico le presenze sono aumentate negli ultimi giorni e da quattro senzatetto che dormivano sulle grate nei pressi di Campo di Marte ne sono rimasti solo due. Però la loro identità non è nota, quindi è difficile far quadrare se si tratti proprio delle stesse persone. Probabilmente è stato efficace l’intervento delle Unità di strada, come della Polizia Locale, che si è presa a cuore la situazione, intervenendo più volte per convincerli a sistemarsi al dormitorio.

L’assistenza c’è e chi ne ha bisogno ne può usufruire, basta volerlo. Ed è proprio questo il passaggio più difficile per gli operatori di strada, convincere chi non è abituato ad avere un tetto, chi non è forse solito vedersi tendere una mano a capire che qualcuno che si prenda cura di loro c’è. Il numero di clochard che dormivano nel centro cittadino è diminuito, il servizio a San Domenico è stato prolungato. Le Unità di strada sono attive, i volontari pure. Non si può e non si deve morire all’agghiaccio, anche se si considera la strada la propria casa.