The sound of silence di Simon & Garfunkel

NEW YORK - OCTOBER 29: Art Garfunkel and Paul Simon perform onstage at the 25th Anniversary Rock & Roll Hall of Fame Concert at Madison Square Garden on October 29, 2009 in New York City. (Photo by Stephen Lovekin/Getty Images)

LA MUSICA CHE GIRA INTORNO

Paesaggi Musicali Settimanali a cura di Roberto Fiorini

 

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Forse è uno degli intro più famosi della storia della musica.

Un arpeggio di chitarra e due voci che si intrecciano in una frase scolpita nel cuore di tutti: “hello darkness my old friend”.

The Sound Of Silence di Simon & Garfunkel è senza dubbio una tra le ballate più belle mai scritte e arrangiate.

Per gran parte del pubblico questa canzone è legata al film Il Laureato diretto da Mike Nichols nel 1967 e che impose Dustin Hoffman come star internazionale.

In realtà la storia di questo grande classico della musica pop inizia alcuni anni prima, nel 1964.

La sua prima registrazione è completamente acustica e appare nell’album di esordio di Simon & Garfunkel dal titolo Wednesday Morning, 3 AM, uscito nel 1965, che vende appena 2000 copie, un numero insignificante per il mercato americano.

Scoraggiati per il deludente risultato, Simon e Garfunkel si separano.

Quello che non immaginano è che la loro casa discografica ha per loro piani diversi.

Cercando di approfittare del nascente movimento folk-rock – sono gli anni dell’ascesa di Bob Dylan – la Columbia Records chiede al produttore Tom Wilson di aggiungere alla traccia acustica originale parti di chitarra elettrica, basso e batteria.

La canzone, dopo l’opera di riarrangiamento di Wilson, viene pubblicata come singolo e il giorno di Capodanno del 1966 raggiunge il primo posto della classifica americana, il terzo in Austria e Australia, il quinto in Irlanda e il nono in Germania e Regno Unito.

Nel 1968 il brano arriva primo per due settimane anche in Giappone.

Se Tom Wilson non avesse rielaborato la canzone a loro insaputa, probabilmente la musica pop non avrebbe conosciuto gran parte dei capolavori di Simon e Garfunkel.

Simon & Garfunkel

Quando la canzone raggiunge il primo posto negli Stati Uniti, l’ignaro Paul Simon è in Inghilterra e Art Garfunkel al college.

Ha dichiarato Paul Simon in una recente intervista “Penso che in una canzone non è tanto quello che dicono le parole, ma quello che dice la melodia e il sound complessivo. Sono convinto che se non hai la melodia giusta, non importa quello che hai da dire, la gente non la ascolterà. La chiave di The sound of silence è la semplicità della melodia, e solo dopo le parole che parlano di alienazione giovanile”. 

C’è chi si prende e non si lascia mai, come Mick Jagger e Keith Richards con i Rolling Stones.

C’è chi si ama e poi si detesta, magari per conflittualità di ego, come capitò a Paul McCartney e John Lennon.

C’è chi si nutre di odio già in famiglia e quell’odio lo trasferisce in pubblico, come è successo a Liam e Noel Gallagher che a causa dell’insano rapporto si sono vicendevolmente costretti a mettere il sigillo alla fabbrica di hit Oasis.

E poi nel rock, come in amore, ci sono quelli che si prendono e si lasciano a ripetizione, e ogni volta che si illudono che la storia sia chiusa per sempre, e che sia possibile rifarsi una vita indipendente, si ritrovano abbracciati un’altra volta, più uniti di prima, senza ormai neanche la forza di domandarsi perché.

Come Paul Simon e Art Garfunkel.

Simon & Garfunkel

E’ arrivato il momento di ascoltare la canzone nella sua versione da oltre 35 milioni di visualizzazioni tratta dal concerto al Central Park: 

https://www.youtube.com/watch?v=NAEppFUWLfc

Nonostante Simon e Garfunkel abbiano fornito entrambi interpretazioni lontane da riferimenti politici, all’epoca in molti lessero nel testo un chiaro riferimento al trauma provocato dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.

Una lettura fatta propria da Emilio Estevez, che l’ha usata nella colonna sonora di Bobby, il film dedicato alla morte di Robert Kennedy e da Zack Snyder, che invece l’ha scelta per Watchmen, trasposizione del graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, per la sequenza dei funerali del Comico, il personaggio che nel film uccide John Kennedy.

Il grande valore simbolico della canzone è comunque emerso quando Paul Simon, da solo con la chitarra, l’ha cantata al Ground Zero Memorial in occasione del decennale della strage dell’11 settembre.

Sta di fatto che il significato della canzone, che paragona il silenzio a un cancro, calza alla perfezione al film di Mike Nichols: se i personaggi fossero stati onesti e non avessero avuto timore di parlare con onestà tutti i problemi non avrebbero avuto luogo.

La canzone racchiude in pochi minuti moltissime emozioni, speranze, paure, tragedie, nubi e vertigini.

La canzone racchiude anche l’intenzione di spiegare al mondo intero l’incapacità dell’uomo di esprimersi liberamente e consapevolmente.

Un ossimoro dentro l’ossimoro.

Il rumore del silenzio diventa il voler comunicare l’incapacità di comunicare.

Il brano è stato ripreso da innumerevoli artisti e in varie lingue.

La più curiosa è senz’altro la versione in sardo, dal titolo Deo ti gheria Maria, scaturita dalla collaborazione tra il chitarrista Al di Meola e Andrea Parodi, fondatore e cantante dei Tazenda.

Simon & Garfunkel