Coronavirus, a casa e in sicurezza: il braccialetto che tiene collegato l’isolato Covid con il medico

Massimo Mandò
Massimo Mandò

Apparentemente è solo un braccialetto. Ma in realtà è un collegamento, attivo 24 ore su 24, tra la persona positiva al Covid isolato a casa e i medici. Grazie allo smartphone, trasmette ogni 5 minuti alcuni parametri essenziali per monitorare la sua salute: ossigenazione, frequenza cardiaca, indice di qualità del segnale della saturimetria e temperatura corporea. Li trasmette al 118 e all’Usca di riferimento. Può essere inviato anche ad altri medici di riferimento del paziente. Il progetto del 118 di Arezzo è il primo in Italia e tra i primi in Europa e presto verrà diffuso anche alle altre aree provinciali dell’Asl Tse.

“E’ un sistema integrato perché unisce le competenze e le disponibilità del 118 e delle Usca – ricorda il Direttore generale della Asl Tse, Antonio D’Urso. In questa prima fase ne attiveremo 200. In questo modo garantiamo un ulteriore livello di sicurezza anche per pazienti che, pur positivi al Covid, non hanno necessità del ricovero ospedaliero. E’ una garanzia per la loro salute ma anche un aiuto a vivere, in minor solitudine, una malattia che, anche nel caso sia senza sintomi, genera ansia e angoscia”.

Il braccialetto è monouso, funziona per 10 giorni. “E’ destinato a  pazienti Covid positivi a domicilio che siano a rischio di aggravamento delle loro condizioni ma che ancora possono stare a casa in sicurezza – ricorda Giovanni Sbrana, referente del progetto e vice Direttore della UOC CO 118 Arezzo. Ad ogni paziente viene assegnato uno dei tre programmi di cura che abbiamo predisposto: quello standard, quello per chi ha più di 75 anni e quello per chi soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva”.

Ci sono soluzioni diversificate. “Si tratta di modelli che configurano domande diverse che il sistema fa al paziente ma soprattutto intervalli di riferimento per gli allarmi diversi – sottolinea Samuele Pacchi, coordinatore della UOC CO 118 Arezzo. Questo consente di comprendere meglio il paziente e di avere un monitoraggio, e quindi un intervento, più realistico ed aderente alle sue condizioni di base. Oltre al monitoraggio infatti il sistema fa domande al paziente attraverso lo smartphone ed elabora le risposte, allertando USCA e CO 118 in caso di anomalia. I medici USCA e quelli del 118 potranno così aver chiara la situazione del paziente ed intervenire in tempo in caso di problemi o programmare visite domiciliari solo in caso di reale bisogno”.

Al paziente viene chiesto di avere uno smartphone e di rispondere ad eventuali domande dei medici o rispondendo al telefono o mandando una messaggio whatsapp. Se per varie ragioni, le persona non fosse in grado di farlo, il 118 la cataloga tra quelle che non sono in grado di rispondere e quindi, in caso di problemi, non telefona ma manda il medico a casa.
Il monitoraggio è fatto in automatico dal sistema: nel momento in cui rileva un trend negativo, allerta la centrale che può così contattare il paziente e valutare la situazione. Inoltre somministra un questionario preimpostato al paziente, consentendo di rilevare situazioni di allarme (incapacità di alzarsi, malessere particolare, mancata assunzione di terapia.

Il braccialetto consentirà anche di alleggerire la pressione sul pronto soccorso: “nel mese di ottobre, il 70% dei ricoveri Covid del San Donato ha fatto accesso diretto dal territorio nei reparti di degenza Covid senza transitare dal Pronto Soccorso – ricorda Giovanni Ianelli, Direttore della UOC Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza di Arezzo. Il restante 30% era nella maggior parte dei casi una nuova diagnosi per la quale il tampone in Pronto soccorso era inevitabile. Il 118, con le nuove tecnologie di cui dispone, ha evitato accessi impropri in Pronto Soccorso consentendo al personale medico, infermieristico e socio sanitario di concentrarsi sui pazienti maggiormente critici”.

Il braccialetto viene applicato dall’ USCA o dai medici dell’Automedica e dei mezzi attrezzati del 118. Questa tecnologia consente al paziente, anche se visto solo a domicilio (in regime ordinario da USCA o in urgenza dal 118) e lasciato a domicilio senza accesso al pronto soccorso, di ricevere assistenza e presa in carico di ottimo livello. E questo grazie a ecografi, emogasanalizzatori, elettrocardiografi ed altre tecnologie presenti in automedica o durante l’accesso USCA. Il profilo del paziente da braccialetto è quello non talmente grave da essere portato al pronto soccorso ma nemmeno tale da rendere non necessario un monitoraggio. Viene quindi monitorato il possibile deterioramento per fattori di rischio anamnestici e clinici ma anche sociali (si pensi a chi vive solo). Inoltre deve essere rimesso nel programma giusto di cura, cioè in un profilo di monitoraggio che tenga conto della condizione di base e allarmi i sanitari solo quando le condizioni del momento si discostano pericolosamente da quelle basali del malato.

“Il  Covid è una patologia della solitudine – conclude  Massimo Mandò – Direttore della UOC CO 118 Arezzo.  Con questo progetto vogliamo essere più vicini al cittadino ammalato e garantirgli anche a casa un controllo a distanza e quindi una sicurezza. Pazienti più controllati e più “vicini” si sentiranno meno soli e aderiranno meglio alla cura. Si tratta di un sistema molto utile anche nei pazienti che vivono in zone isolate ed in quelli che chiamano perché magari hanno un saturimetro non certificato su cui vedono dati che non riescono ad interpretare. Monitorizzandoli con questo sistema gli daremo lo stesso standard di controllo che avrebbero in ospedale consentendogli di rimanere nella loro casa”.