“Banca Intesa/UBI/Bper – ora cosa succede ad Arezzo?”

Dichiarazione di Fabio Faltoni, segretario provinciale coordinatore della FABI – Federazione Autonoma Bancari Italiani, il primo sindacato in Italia nel settore bancario; sindacalista in UBI Banca.
(Nell’ultima foto, Faltoni assieme al Segretario generale della FABI Lando Maria Sileoni)

Banca Intesa si è assicurata la maggioranza del capitale di UBI Banca, che nella nostra provincia e in gran parte della Toscana vuol dire la ex BancaEtruria e a Firenze la ex Banca Federico del Vecchio. Ha infatti avuto successo, con l’acquisizione di più dei due terzi del capitale UBI, l’Ops – Offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa nel febbraio scorso; un’iniziativa, questa, che coinvolge anche BPER-Banca Popolare dell’Emilia Romagna, dato che ad essa Intesa venderà 532 filiali di UBI, in gran parte nel nord Italia e nelle Marche, ma anche da noi.
Dopo tutti i passaggi normativi e tecnici ancora necessari, forse già entro fine anno nascerà un colosso da più di centomila dipendenti, la nuova Banca Intesa, e una nuova BPER, con quasi 1.800 filiali, più grande di UBI oggi, che prenderà appunto il posto di questa, come 3^/4^ banca italiana.
Così, come primo sindacato in Italia tra i dipendenti di banca, lasciamo ora da parte tutte le altre considerazioni per concentrarci sulle ricadute che questa grande operazione avrà sui dipendenti che lavorano nella nostra città e provincia e in Toscana, e sui clienti e nei nostri territori.
Innanzitutto, facciamo il quadro della situazione. In Toscana, Intesa ha circa 280 filiali, UBI 90 e BPER poco più di 30; nella provincia di Arezzo, su un totale di 180 agenzie, UBI ne ha 36 (ex Etruria + una IWBank), Intesa 34, BPER solo due (in città e a S. Giovanni Valdarno). Però, per quanto riguarda il Gruppo bancario UBI (UBI Banca e la società UBISS – Sistemi e Servizi), ad Arezzo ci sono anche gli uffici di via Calamandrei e di Corso Italia. In totale, il Gruppo UBI ha nella nostra provincia circa 600/650 dipendenti (la gran parte nel Comune); se a questi aggiungiamo i dipendenti di Intesa e anche di BPER, possiamo ben dire che questa operazione bancaria avrà un impatto – diretto e indiretto – su un migliaio di lavoratori della nostra provincia, cioè sulla metà circa del totale dei bancari presenti.
Per questo, per la preoccupazione e l’incertezza che aleggia fra i lavoratori, che dopo nemmeno tre anni dall’entrata in UBI si ritrovano in mezzo ad una nuova fusione, per questo, è lecito chiedere alle due banche coinvolte di scoprire le carte prima possibile, ad esempio: quante e quali filiali passeranno da UBI all’una o all’altra banca; se sono previste chiusure di sportelli; come BPER vorrà strutturarsi nel territorio aretino, se solo con filiali o anche con uffici e direzioni territoriali; cosa si dice del centro direzionale di via Calamandrei, della società UBISS (più di cento lavoratori ad Arezzo), dei vari uffici in città e di IwBank; che garanzie sulla mobilità dei lavoratori.
Insomma, è il momento per le banche di mettere le carte sul tavolo; i dipendenti, i clienti, i territori, Arezzo e la provincia meritano grande attenzione.
La FABI-Federazione Autonoma Bancari Italiani, il primo sindacato in Italia fra i dipendenti di banca, è pronta ad affrontare fin da subito tutte le questioni e le nuove sfide, per la tutela di tutte le lavoratrici e i lavoratori, però che nessuno pensi di fare il furbo.