Bracciali (Pd) all’attacco “ Ghinelli, adesso basta: si alla prudenza, no alla città della paura”

Dichiarazione di Matteo Bracciali, consigliere comunale Pd  Arezzo

 “La prudenza e il rispetto delle regole sono fondamentali in una comunità, soprattutto se permettono di vivere in sicurezza e garantiscono alle persone più deboli di vivere al meglio possibile.

Il tono a metà strada tra il paternalistico e l’autoritario del Sindaco non serve ad evitare gli assembramenti ma, al contrario, desertifica la città perché in un clima di paura non sono gli incoscienti che si fanno intimorire ma chi vuole tornare a vivere la sua città.

Ci sono operatori economici che hanno fatto una scelta non facile e cioè quella di riaprire. Lo hanno fatto per il loro futuro ma anche per il nostro. Chi si può permettere di tenere chiusa un’attività per mesi e mesi? Nessuno. Chi tenta di farlo rispettando le regole merita, a sua volta, rispetto. Quello che trova oggi è solo burocrazia a proprio carico ed un esempio è la richiesta di occupazione di nuovo suolo pubblico, i tavoli all’aperto per intenderci: invece di rendere semplice la richiesta, il Comune richiede una documentazione più onerosa, migliaia di euro per i progetti, dei ricavi attesi.

 

A soffrire, tra l’altro, non sono solo i commercianti perché i dati industriali della città stanno subendo colpo durissimi. La produzione orafa è ferma, la situazione drammatica ma non una parola ne’ una proposta di rilancio.

 

Per non parlare della socialità di cui i centri di aggregazione sociale sono uno dei motori: tutto chiuso perché e’ più facile che prendersi la responsabilità di trovare soluzione innovative  per quegli anziani che sono chiuso in casa da mesi.

 

Arezzo non ha bisogno di vivere nella paura, di guardare con sospetto chi cammina sui marciapiedi, chi si siede ad un tavolino.  Incoscienti a parte che devono essere puniti, tutti quelli che hanno deciso di riaprire le loro attività hanno bisogno di essere sostenuti.

Non vorrei una società con un apparato pubblico incombente e minaccioso. Avrei bisogno di un Sindaco che sostenesse e non minacciasse chi vuol ripartire.

 

Non trasformiamo gli appelli alle mascherine, alla distanza di sicurezza, ad evitare gli assembramenti in una minaccia per chi vuole uscire di casa, per chi vuol tornare a vivere in serenità. Non servono minacce ma la condivisione di comportamenti corretti e positivi che rappresentino una nuova deontologia sociale. Rispettiamola e poi cerchiamo di essere quello che siamo: una comunità che lavora per il suo futuro invece che inseguire le ordinanze della paura che lasciano in sospeso la vita della città”.