Riconquistiamo tutto – Opposizione in CGIL: “basta con la prosopopea patriottica. Non siamo tutti nella stessa barca”

Tristemente la catena dei morti si allunga all’interno di certe categorie. La pandemia dilaga non solo tra chi è in prima linea come il personale della sanità, o chi è costretto dalla protervia padronale ad andare in fabbrica e nei luoghi di lavoro non essenziali, ma anche tra quei ceti sociali più deboli e da sempre bistrattati come i pensionati.

Sicuramente i dati complessivi, sia a livello nazionale che territoriale, sottostimano i numeri reali di questo disastro sociale. Ma tutto questo non è casuale. Deriva da responsabilità precise ed evidenti. Questi morti devono essere iscritti nel bilancio di Confindustria e delle organizzazioni padronali. Organizzazioni “di classe” favorite da una politica succube e subalterna, la cui etica e la rappresentanza sociale sono state sacrificate sull’altare del profitto, tanto che da molti anni continua il taglio della spesa per la sanità pubblica a favore delle gestioni private e convenzionate, rendendo il bene comune della salute merce di scambio di proprietà privata.

Per questo, quando parliamo di operatori sanitari ci riferiamo anche a quei lavoratori che operano nel settore della sanità privata, laddove i ricatti delle proprietà e delle gestioni delle stesse, sia che siano convenzionate, sia quelle private, subiscono più pesantemente il ricatto padronale.

Abbiamo testimonianze di lavoratori e lavoratrici, soprattutto nelle RSA, dove i turni di lavoro massacranti e la mancanza dei minimi dispositivi di sicurezza portano spesso al contagio degli stessi lavoratori. E questi, come è noto, sono luoghi dove si sta manifestando un vero e proprio massacro degli anziani. Sono ormai decine le strutture di questo tipo dove, uno dietro l’altro, i più deboli muoiono spesso per l’insufficienza o la mancanza di cure adeguate, dei più elementari presidi sanitari e norme igieniche, per non parlare dei dispositivi di prevenzione.

Noi pensionati aderenti allo SPI nell’area Riconquistiamo tutto – Opposizione in CGIL, siamo con convinzione al fianco di tutti quei lavoratori e lavoratrici che si battono sul posto di lavoro e ovunque , per la tutela di tutti gli oppressi.

Lo diciamo chiaro: basta con la prosopopea patriottica. Non siamo tutti nella stessa barca. Noi non stiamo con coloro che non hanno chiuso le fabbriche e non stiamo con coloro che hanno svuotato la sanità pubblica. Non ci appartengono e non condividiamo le dichiarazioni ipocrite di chi oggi ci spiega con faccia tosta e consapevole omissione quanto sia importante e bella la nostra sanità!

Non dimentichiamo che solo negli ultimi 10 anni sono stati tagliati 37 miliardi e decine di migliaia di posti letto, oltre a tutto il settore socio-assistenziale progressivamente dato in gestione dai Comuni alle cooperative, ovviamente per risparmiare e non certo per migliorare il livello di prestazione sanitaria fornito alla cittadinanza. Così facendo, realizzando una forma di “dumping sociale“ nel mercato del lavoro in questo settore. Infatti le cooperative che erogano questi servizi nascono assolutamente solo per fare costare meno il lavoro, e lo sfruttamento della manodopera è il primo obiettivo perseguito.

Essere anziani non è una malattia da debellare. In questo momento dolorosamente difficile pensiamo che più che mai occorra essere vigili su tutto ciò che accade, informando il più possibile, attrezzandoci per un domani in cui la pandemia sarà sconfitta. Il costo economico del Covid19, come sempre cercheranno di farlo pagare a noi, e quindi la risposta dovrà essere all’altezza.

Per questo occorre essere espliciti nel dichiarare che le responsabilità stanno dalla parte dei padroni, i quali pretendono che le misure di sicurezza valgano per fare stare a casa le persone, comprimendo le libertà democratiche dei singoli individui, ma che le stesse misure restrittive non valgano affatto nei luoghi di produzione del profitto.

SPI nell’area “Riconquistiamo tutto” – Opposizione in CGIL