Il responsabile della Pneumologia: “non mi sarei mai aspettato di dover affrontare un’emergenza così grave”

Raffaele Scala
Raffaele Scala

“Come pneumologo non mi sarei mai aspettato di trovarmi a dover fronteggiare un’emergenza così grave, pandemica, come quella legata all’infezione da Cornavirus, che come ben sapete ha come organo bersaglio l’apparato respiratorio, potendo determinare delle polmoniti. Nella maggior parte dei casi sono delle polmoniti bilaterali, che determinano una grave difficoltà dell’apparato respiratorio a svolgere le proprie funzioni – spiega il dottor Raffaele Scala, responsabile Area Omogenea di Pneumologia.

Le armi che disponibili nel campo, al di là di farmaci che hanno ancora valore sperimentale, stanno nella necessità di supportare il respiro, così come facciamo per altre patologie, attraverso dispositivi di assistenza della respirazione di tipo non invasivo, cioè attraverso delle specifiche maschere, ma soprattutto mediante l’uso di caschi che permettono di migliorare l’ossigenazione di questi pazienti”.

“In una larga percentuale di casi – spiega ancora il dottor Scala – è possibile ottenere buoni risultati con questo dispositivo (il casco, ndr), all’interno del quale il paziente può parlare ed avere le proprie funzioni vitali. Sono trattamenti prolungati che hanno l’obiettivo di evitare un peggioramento ulteriore e quindi la necessità del trattamento invasivo, cioè l’intubazione e la ventilazione meccanica in rianimazione. Nel nostro ospedale tutto ciò è stato strutturato nella parte pneumologica che è integrata con quella degli infettivologi. Abbiamo la disponibilità di 40 posti letto in camere che hanno una sicurezza per gli operatori sanitari. L’altra parte è quella della rianimazione, dove vengono ricoverati i pazienti più gravi che hanno subito bisogno di essere intubati o non rispondono al trattamento non invasivo”.

“L’organizzazione prevede – conclude il dirigente sanitario – anche il mantenimento dell’assistenza di persone che non hanno infezione da Coronavirus per i quali è disponibile una zona sicura non Covid. Se si verificasse un incremento di casi da virus c’è comunque la disponibilità di ulteriori stanze e posti letto. Nonostante non si sia ancora arrivato il picco, e non sappiamo con certezza quando arriverà, abbiamo ancora margine di risposta”.