Inchiesta corruzione, Ralli all’attacco: “destra: silenzi politici e linguaggi d’affari. Ghinelli eviti di ricandidarsi”

Luciano Ralli
Luciano Ralli

In merito all’inchiesta sulla presunta corruzione affondo del capogruppo consiliare del Pd, Luciano Ralli. Attraverso una sua nota il Partito Democratico torna all’attacco:

“Tre giorni dalla notizia. Non una qualsiasi. Ma una che mette nel cono di luce del faro di scena la rappresentazione politica del centro destra. Dialoghi tra un sindaco, tre esponenti della destra che sono o sono stati presidenti di aziende controllate dal Comune e quindi dallo stesso sindaco, un consigliere comunale tra i più vivaci anche lui della destra.

Le trascrizioni pubblicate oggi possono essere esaminate nel dettaglio ma questo è un lavoro della Procura. Quello che politicamente emerge è che quattro autorevoli rappresentanti della destra aretina usano un linguaggio adatto più ad un comitato d’affari che ad un organismo politico. Figuriamoci istituzionale, visto i ruoli e il luogo. Con un pizzico di ironia: la fiducia reciproca è tale che uno registra la conversazione all’insaputa degli altri tre e conserva il file audio per anni.
Dopo 3 giorni di prime pagine sui quotidiani, di aperture dei tg locali, di servizi sui Tg regionali della Rai, di home page sui giornali on line, quali segnali dalla destra? Le dimissioni del presidente di Multiservizi: umanamente apprezzabile ma che politicamente non spiega e non aggiunge nulla. Per il resto il post di un assessore e niente di più. Silenzio, soprattutto, da parte del Sindaco Ghinelli che ha il diritto di non commentare gli atti della magistratura ma ha anche il dovere di spiegare ai cittadini le frasi che ha pronunciato e che sono state registrate.

Forse è il caso che si dimetta ma a pochi mesi dal voto, questo avrebbe scarsi riflessi. Un’altra cosa potrebbe fare Ghinelli: annunciare che non si ricandiderà. Le ombre politiche che si sono addensate sulla sua figura sono troppo scure e troppo inquietanti. Non solo. Le trascrizioni evidenziano la necessità che Arezzo avvii una profonda e non generica riflessione sui temi della legalità. Non solo sugli atti formali ma sul senso della politica e delle istituzioni. Penso che la prossima amministrazione, qualora come auspico sia di centro sinistra, possa attivare un vero e proprio assessorato alla legalità, inteso non come organismo di controllo (perché altri sono i soggetti deputati) ma come strumento per diffondere e affermare una rinnovata cultura della legalità”.