La figura di Bernardetto Minerbetti per il ciclo di conferenze “I Vescovi della Diocesi di Arezzo”

 

Prosegue con la figura di Bernardetto Minerbetti il ciclo di conferenze “I Vescovi della Diocesi di Arezzo”, organizzato dalla Società storica in collaborazione con la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e il patrocinio del Comune di Arezzo. L’incontro è in programma martedì 18febbraio, alle ore 17,30 all’auditorium Aldo Ducci di via Cesalpino, relatore Franco Cristelli.

Bernardetto Minerbetti, succeduto allo zio Francesco, fu vescovo dal 1537, ma entrò in diocesi solo nel 1543 perché impegnato da Cosimo dei Medici in continue missioni presso le Corti italiane e straniere. Ciò non significa che si disinteressasse della diocesi aretina, comedimostrano le visite pastorali fatte di persona e dai suoi vicari ed i cinque sinodi diocesani tenutisi. Il 1561, mentreera in Spagna, fu l’anno dell’istituzione della diocesi di Montepulciano e della distruzione del Duomo vecchio. Dal 1563 Minerbetti fu molto più presente in diocesi e prese ad attuare le decisioni tridentine, a cominciare da quella dell’obbligo di residenza dei vescovi cosa che dichiarò espressamente di voler fare. L’opera riformatrice cominciò col rendere più austera la clausura delle monache e ciò causò notevoli difficoltà. Frattanto nelle chiese si erigevano nuovi altari di famiglia (tra tutti, in Pieve, quello del Vasari oggi in Badia). In mezzo a tali lavori, nel 1570, fu trovata, sempre in Pieve, un’urna contenente le ossa di san Donato(secondo la scritta ivi incisa); ne sorse una questione che arrivò fino a Roma, finché fu deciso di portare le reliquie in Cattedrale. Nel 1571, nel giorno della festa di san Donato,arrivarono ad Arezzo dei trombetti viterbesi; un fatto che contribuì a far riscoprire l’antica amicizia fra le due città. Bernardetto morì il 16 settembre al 1574, anno della morte di Cosimo I e di Giorgio Vasari coi quali era stato in continuo contatto.

Franco Cristelli, aretino, già dirigente scolastico, è socio fondatore e vicepresidente della Società storica, fa parte di varie associazioni tra cui l’Accademia Petrarca. I suoi interessi si concentrano per lo più sulla storia civile, economica e religiosa di Arezzo e della Toscana nel periodo mediceo e lorenese, ma si è occupato anche di storia della massoneria, di Gabriele D’Annunzio, di vicende aretine del primo Novecento. È autore di scritti sui vescovi aretini, sull’assemblea degli arcivescovi e vescovi toscani del 1787, sul cappuccino Gregorio Boari e sul dibattito intorno alla prodigiosa manifestazione della Madonna del Conforto e sull’insorgenza del Viva Maria. Per conto della Società storica ha organizzato due convegni, curandone la pubblicazione degli atti.

L’intento dell’iniziativa, curata da Luca Berti e replicata per il terzo anno consecutivo, è quello di approfondire la conoscenza delle principali figure di vescovi alternatisi sulla cattedra di san Donato nell’arco di una storia quasi bimillenaria. Figure ecclesiastiche che hanno sempre avuto un forte peso nella vita religiosa e culturale della comunità e in alcuni periodi anche in quella sociale e politica.

Il ciclo di conferenze si protrarrà anche nel mese di marzo, approdando alla “Galleria dei ritratti episcopali” conservata nel palazzo dell’ex Seminario di Arezzo. La prossima conferenza del ciclo è in programma il 3 marzo, quando Giovanni Bianchini parlerà di Alessandro Strozzi, vescovo di Arezzo dal 1677 al 1682. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero, con dibattito finale aperto a tutti.

Nella foto. Il vescovo Bernardetto Minerbetti (Arezzo, Archivi Diocesani).