Piantato il primo “seme” della Rete agricola di qualità

Insieme contro il caporalato in agricoltura. Insieme per sostenere il lavoro regolare e le imprese che fanno la scelta della legalità e del rispetto delle regole.

Sindacati e associazioni di categoria di Arezzo, Inps e Regione Toscana hanno “piantato” il primo seme della sezione territoriale della Rete del lavoro agricolo di qualità. E’ prevista dalla legge 199 del 2016 che contiene le “disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura“. E’ stata approvata per  contrastare il fenomeno criminale del caporalato e per introdurre nuove forme di supporto ai lavoratori stagionali in agricoltura.

Il lavoro avviato da sindacati, imprese e pubblica amministrazione interessa, nella provincia di Arezzo, 2.000 aziende ed oltre 3.000 addetti, il 20% dei quali sono extracomunitari.

La Rete è un registro nazionale dove vengono iscritte, su loro richiesta, le aziende agricole immuni da condanne per violazioni della normativa in materia di lavoro, legislazione sociale e fiscale. Si articola in sezioni territoriali che hanno il compito di mettere in campo azioni concrete per il contrasto allo sfruttamento lavorativo in base alle esigenze delle varie realtà, come ad esempio stipulare una convenzione con i soggetti autorizzati per provvedere al trasporto di lavoratori agricoli. L’attenzione anche delle aziende agricole è testimoniata dal fatto che già prima di questa riunione, 7 di esse si erano iscritte al Registro.

La legge 199/2016 prevede anche l’istituzione presso le sezioni territoriali di una lista dove i lavoratori agricoli in cerca di impiego possono iscriversi direttamente e in modo personale evitando qualsiasi forma di intermediazione e quindi di caporalato.

Il nostro obiettivo – affermano i sindacati provinciali di categoria Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uilè sostenere la piena applicazione della legge e quindi il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità. E’ questa la strada per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e per consentire la valorizzazione delle imprese che operano nel rispetto delle leggi e delle regole. Noi – concludono i sindacati – abbiamo anche chiesto alla Regione Toscana che all’interno del Piano di Sviluppo Rurale siano introdotti meccanismi di riconoscimento del valore delle imprese che hanno deciso o decideranno di iscriversi alla rete del lavoro agricolo di qualità“.