Strade vuote, portoni chiusi, saracinesche abbassate. Il sindaco in un’Arezzo deserta: “con la speranza di rivedere presto la nostra città viva”

Piazza Grande
Piazza Grande

Stavolta sono le strade, i palazzi storici, le chiese, i negozi con le saracinesche abbassate, i portoni chiusi a parlare di noi, a parlare di Arezzo, a parlare per noi.

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Noi stiamo a casa, per il nostro bene, ma anche per quello degli altri.

Il sindaco, Alessandro Ghinelli, cammina, con la mascherina a coprirgli parte del volto, in Corso Italia, in via Madonna del Prato, sotto alle Logge Vasari. E si vedono i portici di via Roma, piazza Sant’Agostino, piazza della Libertà, il Duomo, il viale di ingresso alla Fortezza, Palazzo Cavallo, la Pieve che svetta, e tanti scorci della città. Una città immobile, avvolta dal silenzio.

Un’immagine che forse, perdonateci il gioco di parole, non ci saremmo forse mai immaginati di vedere. E che vediamo dai mezzi di comunicazione, dai social. Di cui abbiamo una percezione, talvolta, e basta.

Ma tanto è che sta capitando. Sta capitando proprio qui e a noi.

Un nemico invisibile ha colto di sorpresa gli uomini del nuovo millennio. Li ha messi in quarantena. Li ha mostrati ancora fragili, vulnerabili. Ma non privi della voglia di lottare, di vincere, di farcela. E se l’arma migliore è quella di starsene a casa, Arezzo, la città di Guido Monaco, di Petrarca, di Vasari …. risponde presente.

Lo dimostrano queste immagini girare dall’assessore Marcello Comanducci. Non sappiamo quando tutto questo finirà, ma il messaggio che lancia Ghinelli è forse quello che in molti hanno in testa: “con la speranza di rivedere presto la nostra città viva”. La speranza non muore mai e gli aretini, come gli Italiani, ce la stanno mettendo tutta.