Tanti: “Un protocollo per permettere di stare vicino ai propri familiari in condizioni terminali a causa del Covid. D’accordo con la proposta della Regione. La solitudine del fine vita in questa pandemia è terrificante”

Lucia Tanti
Lucia Tanti

Dichiarazione del vicesindaco e assessore alla sanità e al sociale Lucia Tanti

“Come assessore alla sanità e al sociale del Comune di Arezzo sono pronta a dare il mio contributo al tavolo di lavoro che la Regione Toscana ha annunciato di volere istituire in seno alla Commissione regionale di bioetica e che dovrà occuparsi di un tema estremamente delicato ma che non possiamo sottacere: l’umanizzazione delle cure in piena pandemia e il desiderio delle famiglie di stare vicino ai loro cari, malati gravi di Covid, assistendoli nella fase finale della loro vita.

Il tema coinvolge aspetti che toccano le corde della sensibilità di tutti noi, cattolici e laici: per adesso l’organizzazione ospedaliera, giustamente, ha privilegiato aspetti legati alla tutela della salute pubblica e basti pensare ai percorsi e agli orari di visita, molto stringenti per gli stessi parenti, a prescindere dal reparto in cui si trova il ricoverato.

Questa idea del tavolo, totalmente condivisibile, lanciata peraltro da un’associazione e fatta propria dalla Regione, ci spinge a prendere in considerazione aspetti psicologici, che investono la formazione sociale, per usare un linguaggio costituzionale, più sacra: la famiglia. Il desiderio di un familiare sarà sempre quello di visitare il proprio caro, specialmente se la vita di quest’ultimo è a rischio e non possiamo trascurare il fatto che impedirglielo provoca disagio e dolore, sentimenti immateriali ma che possono avere conseguenze gravi per la stessa salute.

Credo che permettere una carezza a una mano o sulla testa di un proprio caro costretto in un letto di ospedale, sapendo che potrebbe essere una delle ultime volte che lo si fa, sia una scelta di umanità di cui la politica, con la P maiuscola, deve farsi carico, trovando il giusto contemperamento tra la necessaria sicurezza delle strutture sanitarie e questo gesto di amore che, non dimentichiamolo, è ‘curativo’ sia per chi lo riceve sia per chi lo compie. In questo percorso, Arezzo c’è.

Oltre al tavolo regionale per aprire un confronto su questo, chiedo a Regione Toscana di tenere in massima considerazione l’hospice della nostra città: un’eccellenza sanitaria e umana che, spesso, non ha trovato l’attenzione che merita. Bene quindi parlare del fine vita in tempo di Covid ma ciò non può che unirsi al necessario valore e riconoscimento di questa struttura”.