All’Università di Bologna nasce il gruppo di dipendenti no pass. E diffida il rettore

"Lavoro e Studio Diritti di Tutti-Unibo" è formato da un centinaio di persone, docenti e non, e ha dato all'Ateneo un termine massimo di sette giorni perché "venga disapplicata l'illegittima normativa"

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BOLOGNA – Nasce in seno all’Alma Mater di Bologna il gruppo dei dipendenti contro il green pass, formato da docenti e personale tecnico-amministrativo. Sarebbero “oltre un centinaio“, riferisce lo stesso comitato, i lavoratori che hanno aderito e come primo atto hanno inviato una diffida al rettore uscente, Francesco Ubertinie al direttore generale dell’Ateneo perché “prendano posizione contro l’obbligo del green pass e tuteli i propri dipendenti”. Il gruppo, che si è costituito ieri in concomitanza con lo sciopero generale dei sindacati di base, si chiama “Lavoro e Studio Diritti di Tutti-Unibo” e si definisce “apartitico e indipendente”.

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Nella diffida, presentata tramite l’avvocato Angela Kuntner, il comitato sostiene come la norma sul green pass crei “una forte e sproporzionata discriminazione in danno di quei lavoratori che, in modo del tutto legittimo, non si sono sottoposti al vaccino anti-Covid costringendoli, per accedere al luogo di lavoro, a eseguire a proprie spese un tampone ogni 48 ore”. Il gruppo segnala inoltre “il verificarsi di episodi gravi di lesione dell’integrità morale e della dignità dei dipendenti sottoposti al controllo del green pass”. Tutto questo è “in contrasto con norme di rango comunitario, internazionale, costituzionale e nazionale che impongono al datore di lavoro di tutelare i lavoratori garantendone la sicurezza, la dignità, la privacy e vietando ogni discriminazione”.

Il gruppo dei no green pass d’Ateneo avverte dunque l’Alma Mater del fatto che “dovrà rispondere per le sue violazioni e parimenti dovranno rispondere i dipendenti chiamati ad eseguire tali norme, in quanto esecutori di un ordine illegittimo”. Il gruppo, che si dice disponibile a un confronto di persona col rettore e il direttore generale, concede “un termine massimo di sette giorni” all’Ateneo per rispondere e perchè “venga disapplicata l’illegittima normativa sul green pass”.

In alternativa, se l’Università di Bologna decidesse “di perseverare nei controlli illegittimi”, avvertono i no pass, si chiede di “sottoporre a tamponi anche i colleghi vaccinati, essendo ormai accertato il rischio che anche questi ultimi possano contagiare altri ed essere a loro volta contagiati”. Si chiede inoltre di “fornire gratuitamente i dispositivi di protezione (tamponi rapidi anche salivari) necessari per il rilascio del covid pass”, di limitare i controlli “al solo momento dell’accesso al posto di lavoro e non a qualsiasi ora, e con modalità tali da tutelare la dignità e la riservatezza dei singoli lavoratori”.

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