Nuovi allestimenti delle sale Severini a Cortona

Sale dedicate al genio di Gino Severini al piano superiore del MAEC di Cortona con una ricca mostra permanente che riunisce numerose opere del maestro

Benvenuti a casa di Gino Severini. Sabato 9 ottobre alle ore 17, al Maec di Cortona, sarà presentata la nuova sezione dedicata al maestro del Futurismo. Un lavoro che arricchisce ulteriormente l’offerta del Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, che così potrà proporre ai visitatori un’esperienza a stretto contatto con le opere e con la vita dell’artista. La sezione è composta da tre sale, ciascuna con un focus: la famiglia, il museo immaginario e le opere religiose.

Prima sala: Cortona, la famiglia Dedicata ai rapporti che l’artista ha avuto con la sua città natale e con la famiglia d’origine. Vi sono esposti, oltre alle due celebri opere Maternità e La Bohémienne, anche dipinti e disegni, soprattutto ritratti dei suoi familiari e poi della moglie e dei figli. Severini lasciò Cortona da giovane, per tornarvi nel 1935 con la moglie francese, alla quale desiderava mostrare la sua terra di origine; poi, negli anni della vecchiaia era solito trascorrervi lunghi periodi estivi. Correda il contenuto della sala un video con immagini legate alla biografia del maestro.

Seconda Sala: Il museo immaginario Vi troviamo esposta una serie di xilografie, litografie e disegni che riassumono i suoi temi preferiti (figure di danzatrici futuriste e neofuturiste, nature morte cubiste, maschere della Commedia dell’Arte) mentre su grandi schermi è allestita una videoproiezione con immagini dei suoi capolavori dal 1903 al 1960, quel museo ideale di opere che nessuna istituzione al mondo potrà mai possedere. Un’ampia vetrina mostra i costumi di Arlecchino e Pulcinella realizzati da Jeanne Severini su disegni del marito per i suoi spettacoli teatrali.

Terza sala: L’atelier, le opere religiose Divisa in due parti, presenta a tutta parete la ricostruzione dell’atelier dell’artista, con quadri, cavalletti, stoffe, la sua tavolozza e molti oggetti che gli sono appartenuti e che è possibile riconoscere nelle sue celebri nature morte degli anni ’50 e ‘60; la presenza in macrofotografia dell’artista con la moglie completa questo allestimento dal carattere immersivo. Autore della celebre Via Crucis cortonese (1945-1946) lungo via Santa Margherita, conclusa con il mosaico di San Marco – che apre idealmente l’accesso alla città – Severini ha reinventato l’iconografia sacra proiettandola nel Novecento. In questa sala un video mostra cartoni e immagini dei pannelli a mosaico (fotografie di Fotoclub Etruria), accompagnati dai disegni preparatori, mentre di fronte litografie e video ricostruiscono il suo ampio lavoro in pittura e mosaico per le chiese della Svizzera romanda. A fine percorso i grandi “Collage in ferro” che col Giano segnano la sua ultima stagione creativa.

Nella sala Medicea sarà sempre visibile il documentario di Lia Polizzotti e Irene Pantaleo “Gino Severini. Bisogna far cantare i colori”, che ripercorre la vita e le opere dell’artista attraverso la testimonianza e il contributo scientifico delle curatrici e i filmati di repertorio storico.

“Il Comune di Cortona prosegue nella valorizzazione e nella promozione culturale – dichiara il sindaco Luciano Meoni -. Ringraziamo Romana Severini e tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto che innesca una svolta per il nostro museo”.

“Con questo passo Cortona valorizza la sua proposta riguardo l’arte del Novecento – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesco Attesti -. Crediamo che la sezione Gino Severini possa costituire un altro grande elemento di attrazione per il pubblico e che possa dialogare con le opere del Novecento italiano recentemente cedute all’Amministrazione comunale con l’obiettivo di realizzare nuove esposizioni”.

Nicola Caldarone, Presidente del comitato tecnico del MAEC, afferma: “Con la inaugurazione delle nuove sale riservate al pittore Gino Severini, la città di Cortona ha voluto, oltre che porre in maggiore evidenza e rigore espositivo  le sue opere, ha inteso rendere  un significativa testimonianza di affetto all’arte  di chi ha saputo coniugare  le espressioni artistiche, conosciute e apprezzate in tutto il mondo,  con l’amore verso la citta natale. Un amore che oggi viene testimoniato dalla presenza della figlia Romana che ha seguito e collaborato alla felice realizzazione  dell’evento artistico”.

Racconta la figlia Romana Severini, co-curatrice dell’allestimento e donatrice di gran parte delle opere: “Troviamo qui le cose più intime del lavoro di mio padre e della vita, trascorsa fra Cortona,  Roma e Parigi. ‘Devo far cantare i colori’ era il suo motto, l’espressione del suo sentimento. Vita e lavoro sono in lui intensamente fusi: solo due volte ha avuto  lo studio e la casa separati. L’ultimo studio di Parigi aveva un soppalco; in una celebre una foto i miei genitori appoggiati al grande tavolo da lavoro guardano in su, verso di me, che dormivo sul soppalco. Mio padre amava raccontarsi e Picasso gli diceva: ‘Non spiegare così tanto!’.

Aggiunge Daniela Fonti, co-curatrice: “Di tutti i firmatari del manifesto della pittura futurista solo Severini ha un museo dedicato. Il percorso di opere pittoriche, incisioni, disegni e litografie, sempre integrato dai video,  che vi abbiamo allestito riesce a raccontare le linee fondamentali della sua storia d’artista non trascurando alcuno dei grandi temi che caratterizzano la sua pittura. Ovviamente i suoi capolavori futuristi si ammirano nei grandi musei: è l’artista italiano più rappresentato al mondo”.

Il nuovo allestimento è stato progettato dall’Arch. Andrea Mandara con Claudia Pescatori; la grafica da Francesca Pavese; le realizzazioni sono di ArticolArte s.r.l.